I mercati sono scettici sulla reale tenuta dell’euro e temono il fallimento
07 Aprile 2012
Con la chiusura di venerdì, il principale indice della Borsa milanese azzera il recupero messo a segno da inizio 2012. Nel resto d’Europa, Madrid e Lisbona hanno ceduto rispettivamente l’11% e il 3% da fine 2011. Londra segna ancora un saldo positivo con +1,6% così come Parigi (+4%) e Zurigo (+3,4%). La migliore in questa prima parte dell’anno resta Francoforte salita del 13,8%.
Il mese di marzo era iniziato all’insegna dell’euforia. Euforia durata fino alla metà del mese e che ha coinvolto tutti gli indici azionari: l’Eurostoxx superava di slancio i 2600 punti, lo Standard & Poors 500 tornava sopra i 1400 punti e il Nikkei raggiungeva i 10 mila punti, ma quando si è iniziato a parlare di grande rialzo i mercati si sono fermati.
Appare quasi come una battaglia che gli scettici stanno vincendo con un pensiero molto semplice: l’euro e l’Europa sono al capolinea travolti dall’«inevitabile» fallimento di Portogallo e Spagna e da quello "quasi certo" dell’Italia. La Spagna è in condizioni assai preoccupanti non tanto per il peso del debito, quanto per la crescita che non c’è.
L’Italia è alla canna del gas nonostante un riforma importante del mondo del lavoro, ma che opposizione e sindacati potrebbero rendere vana e addirittura portare a rivolte popolari simili a quelle accadute in Grecia. Facendo una analisi un po’ più approfondita scopriamo che gli scettici sono, ma non solo, analisti e guru anglosassoni sistematicamente avversi all’Euro e all’Europa ritenuta una “accozzaglia di Stati”. In settimana i Btp, ma anche i Bonos, hanno sofferto.
Le Piazze europee hanno perso e i titoli bancari –soprattutto quelli italiani– sono crollati sotto il peso di diffusi sell. Aprile è iniziato all’insegna dell’ incertezza e di notizie macroeconomiche che hanno minato la corsa al rialzo. La realtà, forse, è che non andava così bene e non va così male. La normalità non è mai stata così vicina, ma non è lontana.
