I militari sequestrano persino i biscotti

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

I militari sequestrano persino i biscotti

22 Maggio 2008

Il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon è arrivato oggi in Myanmar, da tre giorni in lutto, per riuscire nella difficile impresa di convincere il regime ad accettare gli aiuti umanitari stranieri e aprire senza difficoltà i confini del Paese ai soccorsi internazionali. Ban Ki-moon, accolto all’aeroporto di Rangoon dal ministro degli Esteri birmano Nyan Win, incontrerà il leader del governo, generale Than Shwe, e le agenzie di aiuti internazionali. Subito dopo si recherà in elicottero a visitare le zone più colpite dal ciclone “Nargis”, quelle vicino il delta dell’Irrawaddy. La visita di Ban Ki-moon arriva a distanza di 44 anni, l’ultima di un segretario generale dell’ONU, infatti, è stata – nel 1964 – quella di U Thant, anch’ egli birmano. 

Intanto i militari si stanno preoccupando di far sgomberare le scuole, dove tanti sopravvissuti hanno trovato ricovero nelle ultime settimane, poiché è “urgente” allestire i seggi elettorali per consentire il voto referendario per la nuova costituzione in quelle regioni nelle quali, a causa del ciclone, la consultazione del 10 maggio scorso è stata rinviata. Una consultazione che non avrà comunque alcun effetto, visto che i dati ufficiali parlano di una vittoria del 92,4% (su 22 milioni di abitanti) per il fronte del “sì”. 

Sul piano umanitario, invece, il regime rifiuta ancora gli aiuti degli USA e le quattro navi della Marina statunitense continuano a rimanere in zona, nella speranza che, dopo l’incontro con il massimo rappresentante dell’ONU, qualcosa sul piano diplomatico si sblocchi. Gli Stati Uniti hanno mandato ai primi di maggio, subito dopo la catastrofe, 40 voli carichi di aiuti, ma la giunta al governo non ha autorizzato il personale militare americano a rimanere nel Paese per la distribuzione. Nel frattempo, però, ieri, i militari al potere hanno autorizzato il PAM (il Programma Alimentare Mondiale) a usare gli elicotteri per distribuire gli aiuti più urgenti nelle aree maggiormente devastate da “Nargis”. Il primo carico è giunto stamattina e finalmente poche ore fa la giunta ha dato l’autorizzazione alla distribuzione dei colli contrassegnati dal marchio delle Nazioni Unite. 

Dai campi profughi, invece, giungono notizie sempre più inquietanti: l’agenzia “France Press”, denuncia l’appropriazione indebita di carichi umanitari da parte dell’esercito. Un residente a Rangoon vicino ai militari dichiara che il cibo di buona qualità, come i biscotti energetici distribuiti dal “World Food Programme”, è scambiato con biscotti di scarsa qualità prodotti dal ministero dell’Industria. “Gli alimenti buoni – secondo sempre l’agenzia transalpina – vengono probabilmente rivenduti al mercato nero o consumati direttamente dall’esercito”. 

I superstiti – racconta “Asianews” – non hanno vestiti, “così si vede gente togliere gli abiti ai cadaveri che ancora si incontrano per strada; ci sono numerosissimi bambini feriti gravemente e che hanno bisogno di essere curati con urgenza”. Sempre secondo l’agenzia cattolica, “bande di trafficanti di esseri umani si stanno dirigendo verso i campi dove si ammassano gli sfollati del ciclone per reclutarvi soldati bambini o rapire bambine da vendere. L’allarme è lanciato dagli attivisti della Lega nazionale per la democrazia, (Lnd), il partito d’“opposizione” alla giunta militare, che cita “fonti attendibili”. 

Anche MSF – Medici Senza Frontiere – lancia un appello al governo dell’ex Birmania, affinché garantisca un accesso immediato e incondizionato agli operatori umanitari. I soccorsi sono ostacolati dalle restrizioni imposte dal governo sugli operatori internazionali che lavorano nella regione del delta dell’Irrawaddy. L’Ong, ad esempio, fa sapere che, “nonostante ad alcuni esperti di acqua e igiene di MSF siano stati concessi i visti d’ingresso per il Myanmar, non è stato loro permesso di raggiungere le zone colpite dal disastro”. 

Cresce, inoltre, l’allarme per alcune scorte di riso avariate, che potrebbero ulteriormente aggravare le condizioni di salute dei sopravvissuti, mentre rimane alto il rischio del propagarsi di un’incontrollabile epidemia di colera.