I musulmani francesi frequentano le scuole cattoliche e trovano il paradiso
01 Ottobre 2008
Almeno 200.000 giovani musulmani frequentano una delle 8847 scuole cattoliche francesi: è almeno il 10% degli studenti di questi istituti, proporzione che in alcune banlieu di Marsiglia e in alcune città industriali del Nord arriva al 50%. A Saint-Mauront, appunto parte dell’Arrondissement di Marsiglia, c’è una scuola dove arrivano addirittura all’80%. Le stime sul numero dei musulmani presenti in Francia variano da un minimo di 2 milioni scarsi a un massimale di quasi 6 milioni e mezzo, col ministero dell’Interno che decide salomonicamente a metà tra i due estremi: 4 milioni abbondanti. Significa dunque che i musulmani che frequentano scuole cattoliche rappresentano ormai tra il 3 e il 10% di tutta la popolazione islamica francese. Sicuramente, è una proporzione superiore a quella della stessa popolazione cattolica.
Le ragioni del boom? Dopo la Legge sulla Laicità del 2004, nelle scuole cattoliche c’è maggior spazio per le diversità “culturali” dei musulmani che non nelle scuole pubbliche. Non solo in termini di velo, ma anche ad esempio nel poter esentare le ragazze dagli sport in abiti troppo “succinti”, nell’avere cibo halal in mensa o nel poter usufruire di ferie nei giorni comandanti dalla propria fede. Come ha spiegato lo stesso ex-Gran Muftì di Marsiglia Soheib Bencheikh nell’iscrivere a una scuola cattolica la propria stessa figlia, “la laicità è diventata la religione di Stato e la scuola repubblicana il suo tempio. Può sembrare ironico, ma oggi rispetto all’Islam è la Chiesa Cattolica a essere più tollerante e più comprensiva dello Stato”. In teoria, gli islamici potrebbero costituire anche loro scuole confessionali. Ma qui c’è di mezzo il problema che la Chiesa Cattolica, ammaestrata dalla necessità di sopravvivere alle leggi anticlericali del 1905, ha da tempo acquisito un habitus mentale di flessibilità maggiore non solo rispetto allo Stato, ma anche agli stessi islamici. A differenza che in Italia, dove la Costituzione riconosce il Concordato ma poi nega i finanziamenti statali alle scuole private, la Francia dice sì di “non riconoscere” alcuna religione, ma alle scuole private anche religiose offre lo stipendio degli insegnanti e un tanto per ogni iscritto: a patto, però, che l’istituto sia aperto ad allievi di tutte le fedi, e che segua quel programma unico nazionale in cui l’insegnamento del “catechismo” è possibile solo su base volontaria. Le scuole cattoliche hanno accettato lo scambio, e dunque in esse gli islamici possono godere dei vantaggi della laicità senza doverne pagare gli scotti.
Al contrario, i musulmani non sembrano essere in grado di venire a nessun compromesso, se si pensa che solo una scuola islamica è riuscita a ottenere il finanziamento pubblico: la Averroès di Lilla, che è riuscita ad adempiere ai requisiti malgrado sistemata in una moschea. Altre tre scuole islamiche funzionano, però potendo contare solo sulle rette. Si tratta di un ammontare almeno triplo, rispetto ai 1400 euro all’anno che chiede una scuola media privata sovvenzionata, o ai 1800 di una scuola superiore. I musulmani, che appartengono per lo più agli strati più poveri della popolazione, non ce la fanno.
Le frizioni però non mancano, malgrado le scuole cattoliche siano tolleranti al punto che in una scuola cattolica di Digione si sono perfino ammesse le preghiere islamiche nella cappella. Ad esempio, capita che gli studenti islamici chiedano una classe per farci le preghiere in comune durante il Ramadan e poi chiedano di togliervi il crocifisso. O che l’insegnante di teologia sia contestato mentre insegna la teoria dell’evoluzione. O che le classi si agitino durante le spiegazioni delle Crociate o del conflitto arabo-israeliano. L’11 settembre del 2001 vi furono perfino manifestazioni di esultanza che gelarono gli insegnanti. Questi comunque spiegano: “meglio da noi, che nella madrasse”. Anzi, per evitare che qualcuno andasse a fare qualche ora supplementare di studio in moschea in molti casi si è addirittura introdotto qualche corso aggiuntivo di lingua araba.
