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Il rebus Libia

I ribelli alla conquista di Bani Walid, ma Gheddafi (non si sa da dove) non molla

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Tanta carne al fuoco, forse troppa, sul fronte Libia negli ultimi giorni. Perdersi nel mare magnum della miriade di notizie provenienti dal Paese nordafricano è piuttosto semplice. Tra Gheddafi in versione "Chi l'ha visto?" e la caccia dei ribelli agli ultimi avamposti delle forze pro-Colonnello, può tornare utile fare un po' di chiarezza. Mentre il premier ad interim Mahmoud Jibril ha dichiarato che la Libia avrà un nuovo governo di transizione nell’arco di “una settimana-dieci giorni”, è tornato a farsi sentire l’ex raìs Muammar Gheddafi, seppur solo attraverso un messaggio scritto, in cui ha esortato i suoi a combattere “fino alla vittoria e al rovesciamento di questo colpo di Stato”. Le parole del colonnello sono state lette in televisione dal proprietario dell’emittente siriana al-Rai, Mishan Jabouri, che ha rivelato come in programma ci fosse un videomessaggio dello stesso Gheddafi, prima che le ragioni di sicurezza ne sconsigliassero la messa in onda. Non è un mistero, d’altronde, che il luogo dove si trova Gheddafi in questo momento sia - scusate il gioco di parole – un “mistero”, la classica "domanda da un millione di dollari". A tal riguardo, il portavoce della Nato, Roland Lavoie, professa sincerità quando afferma che “non abbiamo nessuna informazione sicura su dove si trovi” e “se sia fuggito dal Paese”.

Chi, invece, è fuggito con certezza è Saadi, terzogenito dell’ex numero uno libico, che ha trovato rifugio in Niger. “Famoso” in Italia per le sue sparute apparizioni nella massima serie del campionato di calcio (tra le fila di Perugia, Udinese e Sampdoria), è stato lo stesso Saadi Gheddafi – in un’intervista rilasciata alla Cnn – a confermare la propria presenza nel Paese africano. Il 38enne figlio dell’ex raìs ha però sottolineato di non essere fuggito, bensì di trovarsi lì “in missione umanitaria”, allo scopo di verificare le condizioni dei suoi concittadini che si sono rifugiati in Niger a causa della guerra civile. Tra questi, non mancano ex esponenti del regime, fuggiti da Tripoli soprattutto dopo che i ribelli, lo scorso 23 agosto, si sono impossessati della capitale libica.

Le truppe lealiste di Gheddafi, in ogni caso, sembrano decisamente intenzionate a vendere cara la pelle, sospinte dai proclami belligeranti del loro Colonnello. Come sottolinea il già citato portavoce della Nato – intervenuto ieri a una conferenza stampa nella base di Bagnoli (in provincia di Napoli) –, “Gheddafi continua a incitare i suoi seguaci a continuare la loro lotta insensata”, tanto che non si può affermare con certezza “in che percentuale la Libia sia in mano ai ribelli o alle forze pro Gheddafi”; in particolare, queste ultime sono state avvistate recentemente “nel triangolo ideale che va da Bani Walid a Sirte, con Sebha estremo inferiore”, che corrisponde all’area centrale della Libia.

Proprio dalla cittadina di Bani Walid giunge la notizia dell’ultimatum posto dalle truppe ribelli agli abitanti della località che si trova a 180 km a Sud-Est della capitale. Secondo quanto riportato dall’agenzia tedesca Reuters, le forze del Cnt – il Consiglio nazionale di transizione – stanno incontrando più problemi del previsto nel tentativo di prendere possesso della cittadina libica, in cui si sono arroccati numerosi lealisti. Dopo un combattimento che si protraeva ormai da cinque giorni, ieri i ribelli hanno comunicato di voler concedere due soli giorni per permettere ai civili di abbandonare quella che, in sostanza, è una delle ultime roccaforti in mano alle truppe di Gheddafi. Se il termine non venisse rispettato, la conseguenza sarebbe quella di un attacco totale. Le ultime notizie battute dalle agenzie di stampa riferiscono che almeno metà della popolazione è già uscita dalla città. Il portavoce militare del Cnt, Ahmed Bani, ha spiegato così alla stampa la situazione: “Quando le nostre forze sono entrate a Bani Walid, hanno scoperto che le brigate di Gheddafi utilizzavano cittadini come scudi umani”, provvedendo inoltre a piazzare lanciamissili sui tetti delle case, così da rendere difficoltosi i raid aerei delle forze Cnt e della Nato.

Nei giorni scorsi si era già provveduto alla liberazione di un migliaio di abitanti, dopo che le milizie pro-Gheddafi si erano ritirate da alcuni avamposti in periferia. A tal proposito, le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per i pericoli a cui sono esposti gli abitanti civili non solo di Bani Walid, ma anche – e soprattutto – di Sirte, la città sul golfo omonimo che diede i natali a Gheddafi. Ieri, inoltre, Amnesty International ha diffuso un rapporto sulle violazioni dei diritti umani durante il conflitto libico: l'organizzazione non governativa segnala di aver ricontrato prove di crimini di guerra commessi dalle milizie lealiste – che potrebbero configurarsi anche come crimini contro l'umanità –, ma anche di aver documentato "brutali regolamenti di conti" ad opera di alcune fazioni ribelli ai danni dei soldati pro-Gheddafi fatti prigionieri.

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