I talebani hanno rivendicato la strage di italiani con un laconico sms

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I talebani hanno rivendicato la strage di italiani con un laconico sms

17 Settembre 2009

Le carcasse rovesciate dei Lince erano ancora fumanti quando per sms è arrivata la rivendicazione di Zabiullah Mujahid – uno dei portavoce del Consiglio Talebano guidato dall’ubiquo mullah Omar. La rivendicazione dell’attentato è stata amplificata dai media arabi. La televisione satellitare Zeina Khodr riferisce che per i Talebani l’attacco è servito a dimostrare come “nessuno è al sicuro in Afghanistan”.

Puoi girare armato fino ai denti nelle strade di Kabul per dare agli afghani l’impressione che le forze della Coalizione sono presenti sul territorio, ma non puoi evitare che un’auto kamikaze imbottita di tritolo s’incunei nella tua colonna esplodendo, uccidendo 6 dei nostri militari e un grappolo di civili innocenti. Mujahid ha ripetuto spesso nei suoi video diffusi su Internet da giornalisti compiacenti che la popolazione deve mantenersi a distanza dai “Crociati” se non vuole finire a brandelli sul selciato di una strada.

Nel caso dell’attacco alla colonna italiana, il megafono dei Talebani è andato oltre spiegando: “le vittime civili non sono una nostra responsabilità, ma dei militari della Nato che hanno cominciato a sparare all’impazzata dopo l’attacco”. Lo stesso Mujahid, in un’intervista del 2008, ammetteva che “Il nostro compito non è riprendere il controllo dei territori conquistati dai Crociati ma di infliggergli quanti più morti possibili”.

E l’Italia, da questo punto di vista, sta pagando. Come hanno pagato la Francia, la Germania, la Spagna. Peggio è andata alla piccola Olanda. Molto peggio ai canadesi e agli inglesi, che dall’inizio del conflitto hanno perso rispettivamente 130 e 216 uomini. Per non parlare degli americani, 836 morti, più della metà del totale di tutta la coalizione. Mujahid sa come spettacolarizzare questo genere di cifre – l’offensiva pre-elettorale con i razzi che piombavano sul palazzo di Karzai e l’autobomba esplosa davanti al quartier generale dell’Isaf.

Di Mujahid non abbiamo mai visto il volto ma chi l’ha incontrato – come Nic Robertson, un giornalista della CNN che è andato a scovarlo lo scorso maggio – lo descrive come un giovane studente trentenne barbuto e "bendisposto" verso la sua gente. E’ il portavoce di quella galassia criminale che il mullah Omar ha da poco rimesso in riga, chiedendo maggiore coordinazione nello sforzo comune di rafforzare la Sharia per ristabilire un governo islamico in Afghanistan. A sentirlo sembra davvero che i Talebani stiano combattendo per liberare il Paese contro "le forze occupanti". E i civili morti? Le carneficine insensate? “Sono giustificate dall’Islam e dal suo profeta Maometto”. 

Mujahid svolge il suo mestiere anche in modo propositivo: “crediamo nella guerra ma anche nella negoziazione… chiediamo alle forze occupanti di lasciare il Paese, siamo pronti a discuterne… gli Usa non devono interferire nei nostri affari, devono ritirarsi e il popolo afghano dovrà fare quello che sente, come dar vita a un governo islamico da cui gli stessi afghani vogliono essere guidati”. Sono le argomentazioni del resistente, del partigiano che si batte contro l’invasore – mentre invece è il primo affossatore del suo popolo, come dimostrato dall’emirato talebano ai tempi dell’alleanza con Bin Laden.

“Non siamo sotto il controllo di Al Qaeda: c’è gente che ci raggiunge per combattere al nostro fianco e noi gli diciamo benvenuti”. Prova grande nostalgia del passato: “Prima che i Crociati venissero qui l’Afghanistan era governato da un sistema islamico, il Paese era al sicuro, e i problemi e le crisi che viviamo oggi erano inesistenti”. La televisione e la musica erano bandite, e le donne venivano segregate o lapidate, ma “i Crociati ci hanno invaso e adesso siamo costretti a combatterli. La nostra è una guerra difensiva”. Proprio com’è accaduto ieri mattina ai soldati italiani.

Quando Obama dice che in Afghanistan bisogna cambiare strategia significa che occorre una massiccia campagna demistificatoria, spinta dai media occidentali e arabi, che dipinga gli studenti islamici per quello che sono – una banda di assassini travestiti da fanatici religiosi. Conviene ricordare a tutti cos’era l’Afghanistan prima dell’11 Settembre e perché divenne la meta di Al Qaeda. Tutto questo appassiona sempre meno le opinioni pubbliche occidentali e gli afghani che per andare a votare ci hanno rimesso le dita (mozzate). Si parla già di exit strategy e sottobanco dialoghiamo con i “Talebani moderati”, pronti a cedere il passo a tipi scaltri come Mujahid.