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Crescita per modo di dire

I “timidi segnali” di ripresa li vede solo Renzi!

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“Ci sono timidi segnali di ripresa che vanno incoraggiati”. Indovinate un po’ chi parla? Ovviamente Matteo Renzi che, nell'intervista di ieri su Radio24, ha rispolverato il vecchio ritornello della “crescita economica” sostenendo che “se le imprese vedono con più fiducia il futuro questo è un fatto che deve fare contenti tutti”. Tuttavia, l’ex premier, come al solito si è dimenticato di fornire indicazioni su quali siano concretamente tali “timidi segnali”.

Anche perché, di per sé, è difficile trovarli, questi segnali di ripresa, dato che gli ultimi dati Istat dicono l’esatto contrario, soprattutto per quanto riguarda le imprese. Nel mese di gennaio 2017, ordini e fatturato dell'industria sono tornati a scendere: i primi sono calati del 2,9% rispetto al mese precedente, mentre il secondo ha registrato una contrazione del 3,5%. Dato che, se si somma a quello della produzione industriale che, sempre nel mese di gennaio, ha fatto registrare un calo del 2,3%, mai così in basso da 5 anni, mostra come il settore sia tutt’altro che in ripresa.

Le famiglie non se la passano meglio. Sempre secondo l’Istat, resta stabilmente sopra quota un milione il numero dei nuclei familiari senza redditi da lavoro. Rispetto allo scorso anno, infatti, non è cambiato pressoché nulla: siamo passati da 1 milione 92 mila a 1 milione 85 mila persone disoccupate. Dunque, i numeri parlano chiaro: seguendo la politica economica di Renzi, la "Renzinomics", l’Italia non è riuscita ad agguantare quel minimo di ripresa e condizioni macroeconomiche favorevoli.

Renzi questo lo sa bene. Ed ecco perché continua a fare pressioni su Padoan e Gentiloni affinché nella manovrina “salva-procedura Ue” non vengano inserite misure impopolari, come accise o aumento dell’Iva, in quanto queste certificherebbero di fatto agli occhi di tutti che la responsabilità di questa situazione è sua e della “renzinomics”, macchiando così la campagna per le primarie Pd e infliggendo un duro colpo alla sua “politica dei proclami”. In quest’ottica 'precauzionale', va letto anche l’inserimento nella manovra aggiuntiva delle misure pro-terremoto - tra l’altro non pienamente concordate con l’Ue – proprio al fine di dare un’immagine della stessa “non depressiva” e addirittura di “sostegno alla crescita”, come ha sottolineato il premier Gentiloni.

E non è un caso che l’ex segretario Dem abbia attaccato via e-news – senza mai nominarlo - proprio quell’Enrico Letta che qualche giorno ha osato sfidarlo dichiarando che “a forza di raccontare la storia che era cambiata l'Italia, il governo non ha fatto tutte le scelte che doveva e ora si trova davanti ad una manovra che è quella da cui noi uscimmo all'inizio della legislatura". Tradotto: Matteo non ce la raccontare più, la responsabilità della manovra è tua. Insomma, l’obiettivo renziano è chiaro: difendere l’indifendibile per “salvare il salvabile” ed evitare così di azzerare ciò che resta del consenso di un tempo. Alla luce di ciò, “i timidi segnali di ripresa” di cui parla l’ex premier altro non sono se non una sfumata riedizione del classico mantra renziano: “cresciamo poco ma cresciamo”. Belle parole che vanno nella direzione opposta a quella descritta da Istat.

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1 COMMENT

  1. Questo continua a raccontare
    Questo continua a raccontare balle. Possibile che nessuno dei suoi “consiglieri” gli dica e gli riesca afarglielo capire che forse sarebbe meglio per lui raccontare la situazione reale. Forse riuscirebbe a recuperare qualche consenso, forse. Tanti giovani si sono imbufaliti a sentir dire che cresciamo, che c’è la ripresa etc. di fronte alla realtà della mancanza di lavoro.eP loro naturalmente, mentre per gli elettori del PD, ormai tutti del settore pubblico, la crisi è solo telefonata.

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