Il 2008 è stato l’anno di Bazoli e Profumo. Ma col 2009 tutto è cambiato
07 Gennaio 2009
Solo un anno fa i due grandi protagonisti della finanza italiana, e in particolare del nord, erano Giovanni Bazoli e Alessandro Profumo. Il primo aveva costruito con la fusione tra San Paolo di Torino e Intesa, il più grande istituto di credito italiano. Il suo potere era condizionato da un amministratore delegato particolarmente vivace, Corrado Passera, dotato di un suo ampio sistema di relazioni. Ma il “vivace” era limitato da un presidente del consiglio di gestione, Enrico Salza in grande sintonia con Bazoli, da un direttore come Pietro Modiano legato all’avvocato bresciano (nonché sostenuto da un comune coté politico), da un Giuseppe Guzzetti in grande spolvero, rappresentante di uno dei primi azionisti, la Fondazione Cariplo, della nuova megabanca. Per non parlare del legame speciale che c’era tra Romano Prodi e Bazoli, un legame che per esempio su Telecom Italia aveva bloccato Passera quando questi si era messo in testa di prendere iniziative con Mediaset e Roberto Colaninno.
L’altro “gigante” era Profumo il primo banchiere italiano a fare un vero passo sulla via di una profonda internazionalizzazione, il cucinatore della fusione con Capitalia, che dava un formidabile peso nazionale all’istituto di piazza Cordusio, il tecnico per antonomasia (ma dalla sensibile anima “democratica” e compassionevole).
Certo, c’era anche un altro grande vecchio Antoine Bernheim, presidente delle Generali, piazzato in un luogo strategico tra Intesa San Paolo e Unicredit, le Generali, ma pur nella sua grandezza non era all’altezza dell’influenza dei due altri protagonisti. Chi, invece, veniva dato per definitivamente scomparso dalle prime linee era Cesare Geronzi, spericolato e geniale protagonista del decennio precedente, prima con, poi contro Antonio Fazio. La sua collocazione a Mediobanca pareva quasi onorifica, per non parlare dei tentativi degli ambienti della Repubblica (d’intesa anche con settori di Bankitalia?) per escluderlo definitivamente dalla scena della finanza italiana per un suo qualche infortunio giudiziario. Nel gennaio 2008 questo era lo scenario.
E’ cambiato tutto. Bazoli è stato colpito, credo in modo irrimediabile, dalla vicenda Zaleski. L’avvocato bresciano si è chiesto in modo molto nervoso sul Sole 24 ore perché il suo nome debba essere associato a quello del finanziere franco-polacco Romain Zaleski, persona ben gelosa della sua indipendenza e capace di assumersi le proprie responsabilità. Però il fatto che il “geloso” sia sempre intervenuto nelle partite care a Bazoli, che sia uno dei primi azionisti di Intesa San Paolo, che la stessa banca (di cui era socio) fosse esposta con lui per qualche centinaio di milioni di euro, che il bresciano e il franco-polacco fossero ben insediati insieme nella finanziaria Mittel usata da Bazoli per i suoi giochi di potere finanziario, sono tutti fatti che hanno spinto gli osservatori più maliziosi a trarre qualche malevola conclusione. E’ possibile che siano solo casi fortuiti quelli che hanno tirato di mezzo san Bazoli.
Comunque sia, la comunità finanziaria si è fatta un’opinione che è risultata disastrosa per il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo. E siccome le disgrazie non vengono mai sole, si è assistito anche al ritorno alla grande del mondo Ifi-Ifil che ha piazzato alla testa del primo socio di San Paolo Intesa, la Compagnia San Paolo, un uomo del Lingotto come Angelo Benessia, invece del candidato di Bazoli e Salza, Gustavo Zagrebeski. Mentre c’è chi vaticina per Guzzetti, che per altro ha 84 anni, un futuro fragile in una Fondazione Cariplo nella quale nel 2009 il centrosinistra probabilmente perderà il peso della Provincia di Milano. Né va scordato il nuovo feeling tra Passera e il governo Berlusconi.
Anche a Profumo è andato male tutto quello che poteva andare male. Non c’è un grande “casino” internazionale dove Unicredit non abbia lasciato un pezzettino del suo patrimonio: dai subprime, a derivarti vari, a Lehman Brothers al caso Maddof. Il crollo di Wall Street è cascato sulla testa di piazza Cordusio e il suo amministratore delegato, che pure alla fine in qualche modo se l’è cavata, ha dato qualche segno di panico (con tanto di improbabili appelli televisivi).
Risultato, in molti danno Profumo in partenza, dopo firmato il bilancio, e si affollano i nomi dei possibili sostituti: da Alberto Nagel a Claudio Costamagna a Giampiero Auletta Armenise.
E chi è oggi il nuovo protagonista? Con scorno della Repubblica questo è ruolo è sempre più dell’intramontabile Geronzi. Con un Bernheim, però, che lo cura, preoccupato di assicurarsi un futuro dopo i suoi 84 anni. Anche lui è un govinetto come Guzzetti.
