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Odio il primo dell'anno

Il 2008 è stato pieno di soddisfazioni ma è ora di alzarsi dalla riva del fiume

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Nel 2008 uno di centrodestra – uno di quelli che nel 1994 ha creduto che da Berlusconi potesse passare la modernizzazione in senso liberale del Paese – seduto sulla riva del fiume, si è preso le sue belle soddisfazioni. Non solo ha visto passare il dossettismo, l’unica compiuta ipotesi alternativa alla sua di governo dell’Italia post prima repubblica. Ma, soprattutto, lo spettacolo è stato ancor più significativo nell’ambito in cui per quindici anni si è cercato di screditare e distruggere il centrodestra: quello dei rapporti tra politica e giustizia.

Lo scontro tra le Procure di Catanzaro e Salerno, con le recriminazioni e le incriminazioni incrociate, ha definitivamente chiarito dove può portare una concezione della giustizia come lotta per il potere e non già come amministrazione di uno dei beni più sensibili di una comunità civile. Le inchieste a raffica contro gli amministratori locali del Pd hanno fatto poi svanire anche il ricordo dei tempi nei quali a sinistra ci si sentiva eticamente superiori e, di conseguenza, hanno portato una classe politica sull’orlo di una crisi di nervi. Abbiamo così assistito all’incatenamento di sindaci à la page di fronte ai giornali di riferimento, rei di essere parte di quel circuito mediatico-giudiziario che un tempo si osannava. Abbiamo visto un paladino dei magistrati come Massimo Brutti contestare atti giudiziari cercando di spiegare che lo faceva per il bene della categoria. E, infine, abbiamo persino visto Antonio Di Pietro, colpito da fuoco amico negli affetti più cari, utilizzare le stesse argomentazioni che solo pochi mesi fa contestava a Mastella.

Tutte belle soddisfazioni! Ora, però, è necessario alzarsi dalla sponda del fiume. Il 2009 sarà un anno difficile sotto molti aspetti. Ma sarà anche quello nel quale si capirà se l’ipotesi di modernizzazione incarnata dal centrodestra fin dal 1994 avrà le risorse e le capacità per consolidarsi. In tal senso i terreni di sfida saranno molteplici. Ma tra questi la riforma del sistema giudiziario ha una indiscutibile centralità. Non si tratta infatti di una riforma come le altre, ma della riforma dalla quale potrà derivare la stabilizzazione del sistema politico italiano. Quel che è accaduto nel 2008 ha dimostrato che questa stabilizzazione non può venire né dai teoremi dei magistrati né dalla gara di purezza tra i politici, ma solo da un cambiamento delle regole. E’ su questo terreno, dunque, che si misureranno la nostra capacità di governo e i nostri rapporti con gli alleati. Alziamoci dalla sponda del fiume, dunque, e mettiamoci al lavoro.

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