Home News Il caso Ruby dimostra quanto in Italia sia necessario riformare la giustizia

Berlusconi in aula (di tribunale) tutti i lunedì

Il caso Ruby dimostra quanto in Italia sia necessario riformare la giustizia

2
7

La decisione di Berlusconi di dedicare il lunedì alla presenza in Tribunale è un atto che tutti saranno costretti a dichiarare di apprezzare, ben sapendo che renderà evidente l’asimmetricità di una situazione istituzionale per evitare la quale il costituente del 1948 aveva introdotto l’immunità. La Corte Costituzionale per bocca del suo Presidente richiama il Parlamento a non legiferare contro la Costituzione ma non si pronuncia sulle ripetute violazioni della separazione dei poteri dello Stato. 

Si lancia invece nell’affermazione che la Costituzione fornisce legittimazione alla sovranità popolare del Parlamento (e non viceversa), donde - sembra doversi dedurre - se il Parlamento emana una legge incostituzionale la Corte deve intervenire oltre che a tutela della Costituzione a tutela della sovranità popolare. Un’interpretazione progrediente del dettato costituzionale che vuole la Corte organo politicamente neutro e comunque tecnico.

Le riflessioni del presidente della Corte Costituzionale seguono di poco le parole, altrettanto innovative, del Capo dello Stato sulla necessità di sciogliere le Camere in caso di eccessiva tensione istituzionale, il che alimenterà l’eccitazione della Sinistra e i sospetti della Destra. In questo contesto non stupisce che crei tensione la decisione di sollevare il conflitto di attribuzione fra Parlamento e Ordine giudiziario sul rifiuto della magistratura di trasferire il processo contro Berlusconi al giudice naturale (il Tribunale dei Ministri).

Ancorché non c’è dubbio che il Parlamento abbia piena legittimazione di contestare lo sconfinamento di qualunque tribunale nel territorio del potere legislativo. Sulla tripartizione dei poteri dello Stato e sul divieto assoluto di ciascun potere a sottrarsi alle decisioni dell’altro (separazione e sovranità dei poteri) sono state scritte centinaia di migliaia di pagine. Ma sono passati due, no, tre secoli senza che nessuno abbia avuto il coraggio di riflettere sulla scoperta della Democrazia che quei poteri dello Stato non possono più dirsi equivalenti ancorchè neppure gerarchizzati.

L’universalizzazione del diritto di voto e l’esaltazione della partecipazione politica costringono infatti oggi a qualificare la legittimazione delle istituzioni anche in ragione della rappresentatività più o meno diretta rispetto al Corpo elettorale. La retrospettività della posizione interpretativa classica sarebbe peraltro sopportabile se una strategia politica, ideata dalla Sinistra ma coltivata dall’Ordine Giudiziario, non la utilizzasse per impedire il reset del sistema cancellando l’attuale asimmetria fra potere legislativo ed esecutivo da un lato e giurisdizionale dall’altro.

Il monopolio ermeneutico sull’ampiezza dei principi "la legge è uguale per tutt"i e "la giustizia è esercitata in nome del Popolo italiano" condiziona infatti l’indipendenza del Governo e del Parlamento perché l’attività dei loro esponenti è esposta alla insindacabile valutazione del potere giurisdizionale. Mentre l’assenza di responsabilità per gli atti d’esercizio del potere giudiziario e la qualità domestica dell’Organo di disciplina collocano i magistrati in una condizione sconosciuta anche ai parlamentari della Prima Repubblica.

L’asimmetria in atto è tale che neppure il conflitto di attribuzione può risolverla. Ammesso infatti che questo abbia esito favorevole (come dovrebbe essere) a decidere chi deve giudicare il presidente Berlusconi per il caso Ruby sarà comunque la Cassazione, la quale - questo l’unico vantaggio - dovrebbe pronunciarsi subito anziché…. chissà quando. La Procura e il GIP di Milano sanno bene che il reato contestato a Berlusconi è ministeriale ma l’inesistenza di sanzioni gli hanno consentito di chiedere e decidere che a giudicarlo sia il giudice scelto dalla Procura ancorché non coincidente con quello fissato dalla legge.

Si rallegrino gli italiani: in questo caso il Presidente del Consiglio è stato trattato come gli imputati comuni perché il suo caso rientra nei nove su dieci per i quali il giudice si afferma competente ancorché le norme dicano altro. Va così da cinquantanni e andrà così fin tanto che pubblici ministeri e giudici parteciperanno dello stesso status e della possibilità di trasferirsi dall’ufficio dell’accusa all’ufficio giudicante e viceversa.

  •  
  •  

2 COMMENTS

  1. Indovinello
    Nel più completo disinteresse dei media italiani,si aprirà domani a Parigi il processo all’ex Presidente della Repubblica Jacques Chirac.L’ancien president è accusato di appropriazione indebita,in quanto fece assumere dal comune di Parigi,quando era sindaco, dei funzionari che in realtà lavoravano per il suo partito.Il suddetto rischia fino a 11 anni di carcere per un reato che riguarda la sua attività pubblica e non fatti di natura privata.Il confronto con l’Italia è immediato:per tutta la durata del suo mandato presidenziale(due legislature)il presidente ha svolto la sua attività senza che alcun magistrato potesse permettersi di sottoporlo a procedimento.Non solo ma la vicenda veniva anche “dimenticata”dai media.Domanda:fra Italia e Francia qual’è il paese serio e dignitoso, in cui tutte le istituzioni si fanno carico dell’ interesse nazionale?

  2. Riforme solo minacciate
    Da più di 15 anni si minaccia la riforma del sistema poliziesco – giudiziario, ma i pochi interventi fatti hanno causato solo danni. Così la legge contro le mutilazioni genitali femminili ha legittimato quelle contro indifesi bambini maschi, gli interventi sulla continuazione dei reati e sulla prescrizione hanno favorito i farabutti, le norme sulla responsabilità dei magistrati sono affogate nel ridicolo e così via. Intercettazioni? Due righe due per rendere obbligatoria la comunicazione all’intercettato dell’avvenuta inutile intercettazione e delle cause (calunnia, abuso d’ufficio ecc.), no, vero?! Archiviazioni? una riga una per rendere sempre obbligatoria la comunicazione al denunciante/querelante e, ancor prima, rendere obbligatoria l’audizione dello stesso da parte del pm, prima delle sue definitive richieste, no, vero? Un osservatorio permanente – commissione parlamentare – sulle interpretazioni dalle conseguenze devastanti, no, vero? Esempi? Se un prepotente ti impedisce di uscire dal garage/parcheggio è reato, se ti impedisce di entrare, no! Se il vicino provoca rumori da pazzia, non fa nulla, se rende la vita impossibile ad un solo altro vicino (o se gli altri sono d’accordo per sloggiarlo!); e il diritto costituzionale alla salute? Le firme false si possono mettere, se in ipotesi astratta colui che le subisca non dimostri il danno; nel codice penale il bene tutelato è un altro e la parola danno nell’articolo 485 non c’è di proposito. Ancora, sulla libertà (mero arbitrio) di interpretazione delle leggi; basterebbe dire che dopo una sentenza di cassazione, non si possa mai più modificare l’orientamento, se non con legge formale. Credo che siamo vicini a 100.000 sentenze di cassazione all’anno, tutte in contrasto tra loro, follia del sistema! Eliminare qualsiasi possibilità di rivalutare i fatti in cassazione, dove l’esame deve essere limitato alle sole questioni di stretto diritto, fermi i fatti come valutati ed accertati dalle corti di merito. Perché non attribuire la competenza alle corti di assise (da riformare in giurie popolari)per tutti i reati di qualsiasi tipo commessi da pubblici impiegati ed incaricati di pubblico servizio, di ogni ordine e grado? Ma questi sono solo sogni di un paese democratico, mentre noi viviamo in un paese confessionale ed ipocrita, in cui i cittadini sono vittime quotidiane degli arbitri dell’apparato dello stato. E così resterà.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here