Il “cerimoniere inclusivo” del Cav. conquista An
27 Marzo 2009
Sta andando come va a finire tra innamorati: dopo 15 anni di fidanzamento ufficiale è arrivato il matrimonio e Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno dato il via al congresso che porterà, domenica, alla nascita del Pdl. Tra delegati ed esponenti di alto profilo di An, non c’era malumore né rassegnazione ieri alla nuova Fiera di Roma, segno che i maldipancia degli ultimi tempi sono acqua passata. Ma neppure c’era l’entusiasmo di chi compie un atto grandioso. L’arco temporale tra i due eventi, il congresso di An e quello che si apre oggi, ha sicuramente giocato la sua parte: le due kermesse si sono svolte a distanza di solo una settimana l’una dall’altra e l’impressione iniziale, davanti agli aennini, era di avere di fronte chi non sapeva più cosa dire perché aveva già detto tutto pochi giorni prima mettendo in garage una macchina ancora funzionante (nonostante l’emorragia di voti che un anno fa ha portato Alleanza Nazionale alle elezioni politiche decisamente indebolita). L’impressione (a qualche ora dall’inizio della kermesse) era quasi di partecipare al congresso di Forza Italia, non a quello del Pdl, con i forzisti a 3000, pronti a gridare al successo, e gli aennini più dimessi e ancorati alla realtà.
Fino a una settimana fa s’è continuato a credere che il partito di Fini stesse mascherando in decollo un atterraggio d’emergenza. E per certi versi era così. Poi, fatto il Congresso, tutti hanno capito che era giunta l’ora di guardare oltre e oggi è arrivata la conferma. Nessuna contaminazione, niente risucchiamento o rancore. Solo unità d’intenti per traghettare la politica italiana verso il bipartitismo (“continuare a parlare del rischio che An venga inglobata da Forza Italia nel nuovo partito del Popolo della libertà è cretino ed esprime la frustrazione della sinistra”, dice Gasparri). “Ho visto molti esponenti di Forza Italia contenti di ‘contagiarci’ su certi temi e di essere ‘contagiati’ su altri” tuona il ministro della Difesa e futuro coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, che insiste: “Un tema sui quali vogliamo contagiare e non essere contagiati è la maggior presenza e il maggior radicamento sul territorio”. Alleanza Nazionale, secondo La Russa, porterà nel nuovo partito i valori dei popoli europei, del Ppe, “non a caso nella valigetta di ogni delegato è inserita la carta dei valori del partito dei popoli europei, valori confermati sia da An sia da Fi in 15 anni di vita “. Due partiti, quelli guidati da Berlusconi e da Fini, che la Russa chiama “gemelli diversi”.
Alle 17 e 46 comincia il discorso di Berlusconi che a un certo punto diventa una sorta di “cerimoniere inclusivo”. Non manca una frecciatina a Fini quando il Presidente del Consiglio ribadisce la necessità di avviare le riforme istituzionali (compresa quella dei regolamenti parlamentari) ma conquista applausi su applausi dopo l’omaggio a Tatarella e il ringraziamento proprio a Fini. Pinuccio Tatarella viene ricordato da Silvio Berlusconi come "uno dei primi a condividere l’ispirazione di un grande partito dei moderati, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra" e la platea gli dedica un lungo applauso. Poi è la volta di Gianfranco Fini, definito quasi l’uomo del coraggio, colui che “ha saputo traghettare la destra del Msi in Alleanza nazionale e, quindi, nel Pdl. Allora – racconta il premier – parlarono di ‘sdoganamento’, ma è riduttivo e inaccettabile" perché è un termine che "non si applica alle idee ". Quindi un "affettuoso ringraziamento" perché "anteponendo l’interesse del Paese a quello personale ha contribuito a scrivere una grande pagina di storia". Il premier ricorda le nascite di Forza Italia e Alleanza nazionale, il congresso di Fiuggi che "ha rappresentato una vera e propria rifondazione della destra". Poi spiega il legame tra i partiti di via dell’Umiltà e di via della Scrofa: "Le nostre erano e sono vincenti, Fi e An hanno sempre avuto la disposizione a rappresentare gli interessi del Paese".
Quando Berlusconi finisce di parlare e parte la musica, gli animi sono distesi e alla Fiera di Roma si respira finalmente aria di festa. “Il Popolo della libertà nasce ricco di passioni e di partecipazione. Credo sia un momento storico nella vita democratica italiana. Tutto questo a sinistra non c’è”, dichiara un entusiasta capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. E’ solo il primo. Uno a uno, i toni degli esponenti di An da distaccati o stanchi (come erano all’inizio della kermesse) si fanno elettrici e più consapevoli: da domenica c’è una nuova pagina di storia da scrivere.
