Il Cile ha due Presidenti per risollevare il Paese dopo il terremoto
02 Marzo 2010
Ad Haiti il terremoto ha colpito un Paese che si è ritrovato senza più governi: collassato quello del presidente René Préval, e collassata anche la Missione Onu a guida brasiliana. In Cile, invece, il sisma si è abbattuto su un Paese che di governi ne aveva due. Michelle Bachelet si è infatti mobilitata con una notevole energia, quando però mancavano appena 11 giorni all’insediamento del nuovo Presidente Sebastián Piñera, in agenda per l’11 marzo. Il clima di cogestione delle responsabilità era già tanto avanzato che infatti alla cerimonia di insediamento del nuovo Presidente uruguayano Pepe Mujica, in agenda per il primo marzo, avrebbero dovuto recarsi tutti e due. Ovviamente, il viaggio è saltato.
Mentre la Bachelet parlava in tv e spediva ministri e sottosegretari nelle varie zone disastrate, però, anche Piñera si metteva a parlare in tv, a fare visite a sua volta, a convocare i suoi ministri designati, ed a parlare esplicitamente della necessità di stabilire un coordinamento tra ministri uscenti e ministri entranti. “È un duro colpo all’infrastruttura del nostro Paese, e voglio impegnare il futuro Gabinetto al fianco del governo della Bachelet chiedendo loro che continuino a collaborare anche oltre l’11 marzo. Il Cile deve unirsi per le vittime”.
I due si sono anche incontrati alla Moneda. Curiosamente, in questo discorso bipartisan c’è però una sorta di inversione. Michelle Bachelet, la presidentessa di sinistra, ha dovuto infatti mostrare i muscoli in nome del Law and Order: mandando i soldati a ristabilire l’ordine a Concepción, dove la situazione era ormai scappata di mano ai Carabeneros e all’atterrita sindachessa Jacqueline van Rysselberghe. Al contrario, Sebastian Piñera, il leader della destra, una volta passato l’allarme di queste ore si troverà a dover svolgere un ruolo abbastanza di sinistra, e a compiere l’importante investimento pubblico della campagna che ha già ribattezzato Levantemos Chile, per rimettere in piedi ospedali, scuole, abitazioni, strade e ponti. “Al governo della Bachelet toccherà l’emergenza”, ha detto lo stesso Piñera nello spiegare la sua richiesta di “unità nazionale”, “a noi toccherà la ricostruzione”.
Un altro particolare curioso è che, presumibilmente, entrambi i presidenti, l’uscente e l’entrante, potranno trarre vantaggio politico da questi eventi. La Bachelet, cui la Costituzione interdiceva una immediata ricandidatura, ha infatti dato una prova di energia che dovrebbe accrescere la sua già alta popolarità. Dunque, si troverà in posizione eccellente tra quattro anni, quando lei potrà ripresentarsi, e ad aspettare un turno dovrà essere invece Piñera. Piñera, a sua volta, ha già un’eccellente scusa pronta, se non riuscirà a mantenere le molte promesse della sua campagna elettorale. “La grandezza e l’impatto di questo terremoto è molto più profonda, dannosa e grave di quanto si fosse pensati”, ha già messo le mani avanti. “Il terremoto non stava nel nostro programma di governo e dunque dovremo modificarlo”. Cercherà comunque di continuare a qualificare la sua proposta liberista, col fare appello in particolare al settore privato.
