Il decreto nucleare al varo del Consiglio dei Ministri
09 Febbraio 2010
Non ci sarà solo la giustizia, al centro del Consiglio dei ministri di oggi. Il Cdm è pronto infatti a varare il decreto, già esaminato il 22 dicembre a palazzo Chigi, attraverso il quale verranno definite le regole di localizzazione, ovvero il percorso per individuare i siti delle nuove centrali. ”Da quel momento si avvierà il percorso per la scelta delle aree idonee da parte delle imprese. Quando le aziende avranno individuato i territori più conformi, credo che nel giro di due anni potremo iniziare i percorsi autorizzativi”, ha aggiunto il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola.
Insomma, serve un mix di componenti energetiche che comprenda anche il nucleare per affrontare il futuro e il Governo spinge sull’acceleratore, anche se per entrare nella fase operativa della costruzione delle prime centrali si dovranno aspettare almeno due anni. Quella di oggi sarà anche l’occasione per cercare di appianare le tensioni delle ultime settimane con le regioni e più in generale con le comunità locali assicurando incentivi economici diretti alle famiglie sotto forma di sgravi sulla spesa energetica ma anche sulle imposte.
Sono state le commissioni Ambiente e Lavori e Pubblici e Attività produttive della Camera, ieri a dare il via libera alla bozza di decreto. Il documento è stato approvato a maggioranza con il voto favorevole anche dell’Udc ma prevede alcune osservazioni. Anche dal Consiglio di Stato è arrivato il parere positivo al decreto del Governo. Sia pure con alcune precisazioni. A partire dalle misure compensative per le aree in cui sorgeranno le centrali. Misure che – si legge nel parere – sono "di difficile interpretazione". Le disposizioni sui bonus economici, insomma, andrebbero "riformulate in maniera più chiara e coordinata". Sullo stesso punto le commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera chiedono di intervenire per assicurare le misure compensative ai Comuni fino a 40 chilometri di distanza dal perimetro degli impianti di produzione elettrica e fino a 20 nel caso di impianti per la produzione di combustibile nucleare. Per il Consiglio di Stato, inoltre, i Comuni vanno anche coinvolti di più nei processi decisionali: i municipi potrebbero essere "almeno sentiti", assieme alle Regioni interessate, sui siti che verranno certificati per il nucleare. Il Consiglio di Stato punta anche l’accento sull’eccessivo utilizzo di acronimi e parole straniere come ‘target’, che rende di difficile interpretazione il testo normativo.
Il via libera al decreto è arrivato anche dalla commissione Ambiente del Senato, che chiede di prevedere spazi nel palinsesto Rai per una campagna di informazione sull’energia atomica.
Altro passaggio atteso nei prossimi giorni è quello relativo allo statuto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare: si attende la firma del ministero dell’Economia, che affiancherà quella del ministro Claudio Scajola, per poi procedere nell’iter che porterà alla nomina dei vertici della nuova Autorità di controllo.
Sulle misure per il nucleare pendono alcuni ricorsi ‘incrociati’ alla Consulta: undici Regioni hanno impugnato il ddl Sviluppo, mentre il Governo (su proposta del ministro Scajola d’intesa con Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali) ha portato davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che escludono la possibilità di centrali sul loro territorio. Per il governo, le tre leggi sono ritenute lesive della competenza esclusiva attribuita allo Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Uno strappo importante, nonostante da tempo il ministro delle attività produttive vada ripetendo che in ogni caso ”la scelta dei siti sarà condivisa con il territorio, in quanto le popolazioni saranno informate e potranno partecipare a ogni fase del processo autorizzativo". Come avviene in Francia.
