Il fascino indiscreto di Susan Sontag

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Il fascino indiscreto di Susan Sontag

13 Aprile 2008

Susan Sontag, scomparsa nella
Grande Mela nel 2004, ha riempito di sé le cronache culturali, politiche, ma
anche mondane. Insomma è stata un personaggio, e perdipiù di respiro
internazionale. Così la celebre polemista, la femminista impegnata ne hanno spesso
offuscato il suo talento genuinamente umanistico e letterario. Ora Mondatori
pubblica una raccolta di testi (Nello
stesso tempo
, pagine 200, euro 17,00), tutti abbastanza recenti, su
“letteratura e politica”. Leggerli, ci consente di rifarci bocca e palato. La
Sontag è stata, in effetti, una rara figura di “lettrice militante”. Solida e
dal gusto preciso. Netto e, a tratti, tagliente. A modo suo una lettrice
anticonformista e libertaria. In grado, all’occorrenza, di scombinare gerarchie
di valore consolidate. E’ questo il caso del profilo, forse il saggio più
intenso del volume, dedicato alla figura di Victor Serge.  Cosmopolita, rivoluzionario, amico dei
bolscevichi e in seguito  perseguitato da
Stalin: arrestato perché denunciava quanto di terribile stava accadendo nella
patria del socialismo e liberato un via straordinaria grazie in  una massiccia campagna di mobilitazione
“straniera”. Ad aiutarlo nella fattispecie il fatto di essere un russo in
Belgio (figlio di emigrati oppositori dello zar) e quindi “considerato
straniero”.

E ancora sodale di Trockij ma poi
messo in croce, denunciato “come cripto-anarchico”, dal celebre dissidente,
Serge è qui tratteggiato in tutto il suo coraggio, nella sua profonda onestà
intellettuale, nella sua capacità di vedere lontano, di aver ragione in largo
anticipo sui tempi.

Serge era però anche uno
scrittore. Per Susan Sontag, uno scrittore di valore assoluto. Tanto per
capirci, a proposito dell’antistalinista Il
caso Tulaev
, uno dei suoi testi migliori, è da preferire (perché “molto
meno convenzionale”) al celeberrimo Buio
a mezzogiorno
o all’orwelliano 1984. “Il romanzo
polifonico di Serge”, afferma l’autrice, “con le sue molteplici traiettorie,
offre una visione molto più complessa dei personaggi, dell’intreccio fra politica
e vita privata, e delle terribili procedure adottate dall’inquisizione
staliniana”. Uno scrittore dal destino segnatamente difficile e dall’esistenza
sin troppo in prima linea.  Con quel
tanto di sovraesposizione (seppe scegliersi i “giusti nemici” ma ne “ebbe
troppi”) che non ha giovato certo alle sue fortune letterarie anche postume.
Eppure il busillis resta. Ovvero come spiegare “l’oscurità in cui resta uno dei
più affascinanti eroi dell’etica e della letteratura novecentesca” che fa il
paio con il “disinteresse per Il caso
Tulaev
, un romanzo meraviglioso che continua a essere riscoperto, e poi di
nuovo dimenticato, sin dalla sua pubblicazione, a un anno dalla morte
dell’autore avvenuta nel 1947”.

Non dissimili gli altri
contributi letterari. Lo sguardo di chi scrive è spesso puntato su personalità
laterali che però hanno saputo fare i conti con le proprie fantasie in maniera
talora sorprendente. Così per il capolavoro di Anna Banti: Artemisia. Un libro dalla gestazione avventurosa, dopo lo smarrimento
della prima versione durante la battaglia di Firenze dell’agosto 1944 riscritto
in toto, in cui la moglie del critico Roberto Longhi ha saputo dar forma a una
figura di protagonista, nella realtà storica una pittrice vissuta nel XVII
secolo, di rara potenza e complessità. Una figura soprattutto sfaccettata con
cui ingaggiare un sorta di corpo a corpo dagli esiti non prevedibili. A
cominciare da certe “risonanze femministe” non volute e, comunque costantemente
negate, dall’autrice .

Susan Sontag, Nello stesso tempo, Mondadori, pagine
200, euro 17,00.