Il giorno che Karamanlis doveva morire a causa del gas russo

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Il giorno che Karamanlis doveva morire a causa del gas russo

23 Giugno 2011

La Grecia è al centro dell’attenzione delle cronache internazionali soprattutto per via della disastrosa situazione economica e finanziaria. Il cambio di governo di due anni fa, con la consueta alternanza tra conservatori e socialisti, non ha portato miglioramenti; al Pasok di Papandreou , fresco di rimpasto nell’esecutivo, non riescono i miracoli, cosi’ come avvenne con Nuova Democrazia.

 Sul leader di questa formazione, nonchè ex primo ministro, Kostas Karamanlis è uscita una storia che getta ulteriore benzina su uno scenario già fin troppo infuocato.

A quanto narra il settimanale Epikera, infatti, l’esponente principale del centrodestra ellenico sarebbe scampato nel 2008 a un attentato alla sua vita organizzato da un non precisato "Paese alleato di Atene". Un provvidenziale intervento del controspionaggio russo, segnalato da un report riservato dei servizi segreti greci, avrebbe salvato l’allora capo del governo da un piano diabolico studiato a tavolino- con l’evocativo nome di Pizia- per lunghi mesi in chissà quale stanza del potere occidentale.

Il movente del tentato assassinio, stando al periodico, consisteva in una serie di importanti accordi energetici tra la Grecia e la Russia. L’intelligence agli ordini di Putin si è schierata in campo sentendo puzza di bruciato nello scoprire che le telefonate tra " zar Vladimir" e Karamanlis erano sistematicamente intercettate da spie straniere, di cui almeno due britanniche. Tra il 20 e il 25 aprile di quell’anno gli agenti dell’Fsb entrarono in azione per bloccare l’ordito, mentre l’ignaro primo ministro greco visitava una zona a nord della capitale. Gli 007 moscoviti ebbero un vivace faccia a faccia con colleghi che parlavano perfettamente la lingua indigena e, visto l’intervento a sorpresa della controparte, si dettero alla fuga a bordo di una motocicletta senza targa.

Non manca nessun ingrediente per una perfetta spy story, se non qualche dettaglio in più sulla matrice del complotto (e per quello confidiamo in aggiornamenti a breve).

Nel frattempo, il governo di Atene prosegue a lavorare, con Russia e Bulgaria, alla costruzione di una pipeline che consentirà di aggirare gli stretti turchi; quel progetto dell’oleodotto Burgas-Alexandroupolis che rappresenta il percorso petrolifero alternativo rispetto al Baku-Tblisi-Ceyahn, sponsorizzato dall’Occidente.

Dopo le ultime rivelazioni, Papandreou penserà di rinforzare la scorta.