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Il governo è vicino ai lavoratori di Fincantieri e farà di tutto per tutelarli

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Scene di guerriglia, il municipio devastato, il sindaco sequestrato: questo il bilancio della realtà che sta vivendo in queste ore la città di Castellammare di Stabia. I lavoratori della Fincantieri, molti dei quali già in cassa integrazione da un anno e mezzo, stanno dando libero sfogo alla loro protesta, dopo la presentazione da parte dei vertici aziendali, nei giorni scorsi, del piano industriale che prevede, insieme a 2.551 esuberi e al ridimensionamento di Riva Trigoso, anche la chiusura dei cantieri di Sestri Ponente e, appunto, di Castellammare di Stabia.

Monta la protesta e il clima, come è inevitabile, si esaspera; bloccati anche i binari della circumvesuviana, con conseguente disagio per i pendolari che quotidianamente devono recarsi, per lavoro, nel capoluogo campano. Si susseguono vertici e tavoli di concertazione, ieri con il governatore della Campania, Stefano Caldoro, il 3 giugno azienda e sindacati sono già convocati al Ministero dello Sviluppo Economico per discutere della situazione con il ministro Paolo Romani; intanto, il sindaco Luigi Bobbio sembra intenzionato a richiedere l’intervento dell’esercito per placare una protesta che rischia di degenerare, come hanno messo in guardia anche alcuni onorevoli del Pdl, che temono possibili infiltrazioni camorristiche tra le maglie della contestazione. Insomma, la questione, come era prevedibile, ha aperto il caos: ma è proprio in questi casi che le Istituzioni hanno il dovere di riprendere in mano le redini, controllando e facendo rientrare la situazione nell’alveo della legalità.

Da parte sua, il governo ha assicurato di voler controllare la situazione in maniera diretta, come si apprende dalle parole dello stesso ministro Romani, che è stato lapidario: “fino a quando non saranno attuati impegni concreti e condivisi di riconversione delle strutture interessate maggiormente dalla crisi, non ci sarà da parte nostra alcun avallo a licenziamenti o tagli dell'occupazione”. Parole che avrebbero dovuto tranquillizzare i lavoratori, ma che non sono bastate a placare gli animi. La situazione resta incandescente e l'Unione italiana dei lavoratori metalmeccanici (Uilm) afferma di non sentirsi rassicurata dall’incontro avuto con il presidente Caldoro.

Una vicenda complessa e annosa quella di Fincantieri, come emerge anche dalle dichiarazioni rilasciate dal ministro Romani in due diverse interviste, al Mattino e al Secolo XIX. Parole, quelle del ministro, che fanno riflettere: “quella in atto a Castellammare - spiega - è una crisi di ordini, non di qualità o di scarsa affidabilità dei lavoratori. Di fronte ad una crisi di queste proporzioni, iniziata due anni fa, ma esplosa quest'anno con il crollo dell'85% degli ordini bisogna ragionare. A Castellammare c'è un indotto straordinario di alta qualità, fatto da decine e decine di aziende meccaniche che hanno contribuito a garantire gli ordini del settore.”

E allora? La crisi di Castellammare, a giudicare le parole del Ministro, sembra una crisi annunciata; oggi si parla di riconversione industriale, ma perché in tutti questi anni non è stato previsto un serio piano di rilancio dell’intera area da parte della Regione? La bomba che è scoppiata oggi ha una miccia molto, ma molto lunga; potremmo dire che i veri problemi economici che oggi affliggono la Campania non sono altro che il risultato di una serie di interventi improduttivi, di cui oggi se ne pagano le conseguenze. Sono anni che si sente parlare di rilancio industriale, di Bagnoli, di cantieri, di termovalorizzatori, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora che fare? Ancora una volta viene chiesto aiuto al governo, che per l’ennesima volta dovrà risolvere l'emergenza, tanto che il Presidente Caldoro ha già chiesto un impegno formale per realizzare a Castellammare il tanto sospirato bacino di costruzione per traghetti di ultima generazione, in maniera tale da assicurare nuove commesse. Da questo punto passa il futuro dei cantieri stabiesi e le parole di Antonio Bassolino su Twitter, che definisce una“follia la chiusura dei cantieri” dimenticandosi di non aver mai fatto nulla di concreto per scongiurare questa ipotesi, suonano quasi come uno sfottò. La vera follia, caro ex-presidente, è non averci pensato prima.

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