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Voragine nei conti

Il Governo gira al Campidoglio 500 mln con la norma “salva-Roma”

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Che parole userà, Alemanno, per dire ai romani che la Roma del “modello Roma” era semplicemente un virtuosismo linguistico che nasconde una voragine nei conti pari a 9,2 miliardi di euro? La verità vera è che per il Comune di Roma è piena emergenza conti  (ai 7 miliardi di buco certificati dall'ultimo bilancio approvato dalla giunta Veltroni si aggiunge uno scompenso di altri 2,2 miliardi di euro). Ma non è solo il livello di indebitamento che preoccupa (molti analisti in queste ore sottolineano come il buco possa oscillare componendo o scomponendo a piacere il debito del Comune con quello delle società controllate).

Anni di gestione targata centrosinistra hanno portato uno squilibrio tale da rendere difficilissima la ricapitalizzazione di alcune società controllate direttamente dal Comune. Pesa il macigno di rosso ereditato dagli anni Ottanta, certo, ma Veltroni non ha sicuramente risanato.

Le preoccupazioni di Gianni Alemanno, fino a ieri sera erano dettate da più esigenze. Soprattutto, il neosindaco di Roma doveva scongiurare lo slittamento  nella concessione del prestito ponte  compreso tra i 500 e i 600 milioni di euro a favore delle casse del Campidoglio. E ieri fortunatamente  sono stati sbloccati 500 milioni euro (presto, ha detto il neosindaco uscendo da Palazzo Chigi, ne arriveranno degli altri). Gianni Alemanno ne aveva chiesti 600  ma la Lega si è opposta  e alla fine, mediando tra An e Carroccio, si è arrivati a 500. Non solo. Alemanno è stato anche nominato "commissario straordinario per il deficit":  entro il 30 dicembre dovrà presentare un piano di risanamento per affrontare il dissesto finanziario. E' questa la norma "salva-Roma" contenuta nel decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, un provvedimento segna precedenti per consentire al neosindaco  di attuare un piano di rientro del debito pregresso.

Del resto, bisogna ancora trovare una soluzione al nodo-Municipalizzate perché c’è da evitare il fallimento di Ama e Trambus (anche Atac ha un forte indebitamento). Si tratta delle due controllate del Campidoglio in “profondo rosso”. Insieme contano 18 mila dipendenti e per entrambe  le perdite superano i rispettivi capitali sociali. Entro il 30 giugno ci sarà l’assemblea degli azionisti ed entro quella data il Campidoglio dovrà aver trovato i soldi per ripianare le perdite: 70 milioni per Ama e 114 per Trambus. Pena, la liquidazione.  Che nel caso di Ama significherebbe  scaricare sul Comune  il miliardo di euro accumulati, di cui 720 milioni verso le banche e 300 verso i fornitori. 

Eppure per sette lunghi anni si è parlato di una città in salute capace di competere con qualsiasi capitale europea. In pochi, fino a poche settimane fa, sapevano  che la holding-Campidoglio (il Comune ha partecipazioni azionarie in 81 società) deve fronteggiare  i creditori che ora battono cassa. Nessuno era al corrente, fino al “blitz” del ministro Brunetta, che per gestire il Comune Veltroni si è avvalso di consulenze megagalattiche (pubblicate sul sito del Ministero della Funzione Pubblica e Innovazione) che solo nel 2006 hanno toccato quota 62,7 milioni di euro. Non ha mai detto, Veltroni che nel 2001, dopo sette anni di gestione Rutelli, il debito segnava quota 5 miliardi e 500 milioni di lire e ora è schizzato fino agli oltre 9 miliardi certificati dal Tesoro. Nonostante questo,  il silenzio dei media-amici della sinistra sul bilancio in rosso del Campidoglio è assordante (ieri il Tg3 nell’edizione delle 20 s’è guardato bene dall’entrare nel dettaglio dell’incontro tenutosi a Palazzo Chigi tra il sindaco Alemanno, il ministro dell’economia e dell’Interno Tremonti e Maroni, quello delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio  Gianni Letta).

Inutile dire che in mancanza di dati certi, soprattutto se si tratta di bilanci dei Comuni, bisogna andarci con i piedi di piombo. Certamente però ci troviamo davanti alle prime tracce di una bolla che potrebbe esplodere da un momento all’altro.

E pensare che Milano ha chiuso l'anno 2007 con 150 milioni di attivo... Che ne sarà stato del boom di turisti e di nuove attività locali che contribuivano a una robusta crescita del tessuto imprenditoriale locale regalando l’immagine di una capitale in salute? E’ lecito, ora che la verità sui conti incombe, pensare che tutti quei dati resi noti da Veltroni in conferenze stampa a cadenza quasi settimanale,  fossero quantomeno gonfiati. Eppure Roma, per come ce l’ha “venduta” il leader del Pd in tutti questi anni avrebbe dovuto almeno trovare un posto nella classifica delle prime 20 città del mondo più vivibili/attive/effervescenti ecc ecc,  stilata dalla rivista  “Monocle”  (una delle più chic, trendy e cool d’Europa). Invece niente.

Tornando ai conti, le cause del declino di Roma, oltre che strutturali, possono essere  ricercate anche nei mutui folli accesi in questi anni e legati alla finanza derivata, nelle irregolarità di rilevanza penale che riguarderebbero l'emissione di bond e nelle maxi-cifre pagate ai superconsulenti di Veltroni. Ma c’è anche la questione relativa all’alienazione degli immobili che a differenza delle previsioni, ha prodotto un gettito ridicolo. Era stata la giunta Rutelli, attraverso Risorse per Roma (che oggi dichiara 20 milioni di credito esigibili)  a dare il via alla svendita di appartamenti di pregio. Veltroni ha continuato. Oltre 1000 appartamenti  sono stati venduti  ma non sono stati considerati immobili di pregio pur stando in pieno centro storico. Come sottolinea Benedetto Marcucci nel suo libro “Modello Roma. Il grande bluff”, per stabilirne il prezzo si è applicata la riduzione del 20% del valore catastale che altrimenti poteva essere evitata. A quella riduzione si è aggiunto uno sconto del 30% per gli inquilini che acquistavano e un ulteriore 15% per coloro che acquistavano associandosi in un gruppo: sono stati così acquistati di 100 metri quadri a Piazza Navona  68 a 250mila euro:  valore di mercato due milioni di euro. Non solo: con il ricavato si sono poi comprate “abitazioni idonee a una residenzialità popolare”. Risultato: il comune ha venduto a 2000-2500 euro al metro quadro a Piazza Navona e comprato a 4000-4500 a Pomezia.

E pensare che Veltroni , appena eletto segretario del Pd, disse di voler dare uno shock al debito pubblico alienando gli immobili…..

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2 COMMENTS

  1. lo sapevamo
    Buongiorno.
    Noi romani lo sapevamo, lo vedevamo, lo vivevamo questo sfacelo annunciato.
    Non foss’altro che per la solita scappatoia comunista del dare addosso agli altri per nascondere le proprie magagne (ricorda, ad esempio, l’aggressione verbal-mediatico-giudiziaria a Storace con la faccenda dei 500 milioni di debiti della sanità regionale? Ora sembra siano 2.5 miliardi, sotto il brav’uomo Marrazzo…).
    Qui in città abbiamo visto gente che si rimboccava le maniche, cittadini a spazzarsi le strade, scuole a pulire giardini, e nel contempo vedevamo (e vediamo, ho anche fatto un esposto su questo) 7 vigili tutti insieme in un bar per 4 ore, vedevamo (e vediamo) frotte di netturbini parcheggiati in vie di scarso passaggio, vedevamo (e vediamo) strisce blu ovunque, salvo poi l’annullamento da parte del T.A.R.
    Insomma, noi sapevamo, vedevamo, eppure frotte di romani – oserei dire da bravi imbecilli – continuavano a credere alle favole veltroniane.
    In città ora si spera nel meglio, c’è sicuramente ottimismo dalle nostre parti e attendismo positivo dalle parti dei ‘compagni’.
    Ma certo è che il guaio più grosso l’Italia l’ha evitato, perchè se Veltroni – esportando il fantomatico ‘modello Roma’ – diventava premier….

  2. La magistratura accerti le responsabilità
    Al Comune di Taranto, sindaco ed amministratori sono finiti sotto processo per una presunta gestione allegra delle finanze e per aver nascosto la dimesnione del debito. Vorremmo, a questo punto, che la magistratura assicurasse i cittadini italiani sulla correttezza della gestione finanziaria del Comune di Roma. Vorremmo, in caso di accertamento di responsabilità, che fosse richiesta ai responsabili il risarcimento dei danni. Si vorrebbe, per di più, che la gestione di un ente sia nell’interesse dei cittadini più che nell’interesse di una parte politica di emergere ed apparire. Non vorremmo, infatti, che il “modello Roma” di Veltroni, spacciato come esempio di virtù e di correttezza amministrativa, divenisse un modello da imitare per altri. Siamo un po’ stufi del ritorno dei “cattivi maestri”, come è già successo con Prodi.

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