Il governo ritiri la controriforma del pubblico impiego

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Il governo ritiri la controriforma del pubblico impiego

10 Maggio 2012

“La logica della riforma, o meglio controriforma, del pubblico impiego a opera del ministro Filippo Patroni Griffi è incomprensibile. Si attendevano passi avanti rispetto alla riforma Brunetta, non passi indietro. Il disegno di legge di Elsa Fornero prevede la possibilità di licenziamenti con consistenti indennità, sia per motivi economici che per motivi disciplinari. Anche se un’applicazione automatica delle nuove regole ai dipendenti delle amministrazioni centrali e locali urta contro la diversa natura del rapporto di lavoro, tuttavia appare sbagliato non adottare qualcosa di analogo per loro.

Ciò in particolare per i comportamenti di palese di indisciplina, come l’assenteismo ripetuto o lo svolgimento di attività private nell’ufficio pubblico: due piaghe delle nostre burocrazie statali, regionali e locali. Invece il progetto Patroni Griffi, con gli obblighi di continua consultazione dei sindacati per le decisioni sul personale, introduce nuovi elementi di rigidità in questa materia.

Esso adotta il principio per cui, per la valutazione dei dipendenti statali e per i premi di produttività, non si fa più riferimento ai singoli lavoratori, divisi in tre fasce in base alla loro produttività come nella riforma Brunetta, e ci si affida soprattutto al costo/risultato del dirigente per la sua unità operativa.

Nessun manuale di project management, la tecnica di gestione del budget aziendale, accoglie simile criterio. Se il management non può graduare gli incentivi alla condotta dei singoli addetti, non può gestire con efficienza. Ciò va impedito, mentre il governo deve piuttosto concentrarsi sulle spese abnormi delle regioni e degli enti collegati. La spending review deve iniziare da lì”.

Si tratta di un editoriale del Prof. Francesco Forte – già ministro delle Finanze e professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma – apparso sulle colonne de Il Foglio di martedì 8 Maggio scorso.

Contattato dalla redazione, Forte ha tenuto a ribadire: “La riforma Patroni Griffi è contro i lavoratori del pubblico impiego. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori ‘sfortunati’, costretti a lavorare in condizioni sfavorevoli o anche, addirittura, al posto di colleghi nullafacenti. Rappresenta un sacro interesse del cittadino usufruire di un efficiente ed evoluto comparto pubblico. La gente è infuriata dal ‘più tasse e meno spesa’, non vede alcun corrispettivo e si augurerebbe ‘almeno’ dei servizi migliori. Sarebbe auspicabile, pertanto, proseguire a distinguere tra chi lavora bene e chi lavora male. La proposta Patroni Griffi, indubbiamente, non va in questa direzione”.

Per questi motivi, L’Occidentale si appella all’esecutivo affinché non traduca in disegno di legge delega la bozza di accordo raggiunta venerdì scorso tra il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi, le Regioni, le Province, i Comuni e i sindacati tesa al riordino della disciplina del pubblico impiego.