Home News Il Governo rompe le acque: è scontro duro con l’opposizione

Oggi il voto sulla Fiducia al decreto Ronchi

Il Governo rompe le acque: è scontro duro con l’opposizione

5
112

 

Il governo pone alla Camera la questione di fiducia, la numero 26 della legislatura, sul disegno di legge salva-infrazioni comunitarie che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali. Compresa l'acqua. La Fiducia al cosiddetto Decreto Ronchi verrà votata oggi alle 16: si va dalla riforma dei servizi pubblici locali, all'interno della quale si trova la liberalizzazione dell'Oro blu, agli spot telefonici alle norme sulla Tirrenia. Le norme sono quindi diverse ma è sull'acqua che è scattata la mobilitazione, con l'Italia dei Valori che prepara la sua battaglia e il Wwf che parla di "legge pasticcio da stralciare" nonostante nel testo sia precisato che la proprietà pubblica del bene acqua dovrà essere garantita. Nel provvedimento viene infatti data la possibilità di cedere a operatori privati la gestione degli acquedotti, delle fognature e della depurazione ma si conferma la natura pubblica del bene acqua.

La legge che privatizza l’acqua chiama in causa anche regioni ed enti locali per il ruolo che svolgono nella gestione dei servizi idrici. L’articolo 15 cambia le regole del gioco per le società che operano nel settore, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano e le gare ad evidenza pubblica diventano la regola per l'affidamento dei servizi da parte delle amministrazioni (non rientrano nella riforma la disciplina della distribuzione del gas naturale e dell'energia elettrica, il trasporto ferroviario regionale e le farmacie comunali).

Le società partecipate possono mantenere contratti stipulati senza gara formale fino alla scadenza nel caso in cui le amministrazioni cedano loro almeno il 40% del capitale. Diverso il discorso per quanto riguarda le società quotate, che hanno tre anni in più per adeguarsi a patto che abbiano almeno il 40% di quota di partecipazione pubblica al 30 giugno 2013, quota che scende al 30% al 2015. Una novità che da una parte fa gola a molte utility, interessate ad allargare il proprio business nel settore del cosiddetto oro blu, dall'altra pone interrogativi agli enti pubblici che detengono quote nelle società.

In Italia in media, il 30% delle acque immesse nelle condutture va perso o viene rubato. Ma secondo alcuni  i 330mila chilometri di tubature perdono addirittura il 37% del liquido che captano dalla sorgente. Un valore ben superiore a quello degli altri stati "avanzati", dove la percentuale è compresa tra un minimo di 15 e un massimo del 20%. Come dire, il sistema idrico fa acqua da tutte le parti, soprattutto nel Mezzogiorno, caratterizzato da un sistema di bassissimo livello. Certo, molto dipenderà da come saranno fatte le gare, se sarà data priorità a investimenti, manutenzione e qualità ma di certo l'industrializzazione del servizio idrico e l'apertura del mercato a gestori privati è una grande sfida di modernizzazione. E sarà l'occasione (se gestita nel modo più corretto) per accorciare il divario tra Nord e Sud.

Poi c'è il capitolo "costi". L’Italia ha le tariffe dell’acqua tra le più basse del mondo. Stando ai dati forniti da Federutility e contenuti nel Blue Book 2009, sintesi della situazione dei servizi idrici nel Paese, quest’anno la tariffa media è risultata pari a 1,29 euro al metro cubo.

Una famiglia di tre componenti, residente a Roma, paga un importo complessivo di 177 euro per un consumo medio annuo di 200 mc di acqua. A Tokyo per la stessa quantità di paga il corrispettivo di circa 280 euro, a San Francisco poco più di 400; 430 euro a Helsinki, 560 a Bruxelles, 740 euro a Parigi, 800 a Zurigo e poco meno di 970 euro a Berlino. La città tedesca è in cima alla classifica per costi. Qui per il solo servizio di acquedotto vengono addebitati, ogni anno, 428 euro per famiglia, contro i 63 euro pagati a Roma. Invece, per la quota fissa e per fognatura e depurazione, a Berlino si pagano 510 euro annui, contro i 98 di Roma.

Nella classifica di città presa in considerazione dal Blue Book, solo a Buenos Aires (37 euro l’anno), Hong Kong (102) e Miami (169), hanno tariffe più basse di Roma.

 

  •  
  •  

5 COMMENTS

  1. spiace dirlo, è dura da digerire
    Ho sempre votato per il centrodestra, sin da prima della discesa in campo di Berlusconi.
    Mi è davvero difficile ammetterlo, ma mai come in questi ultimi due anni il Governo di centrodestra mi ha deluso fortemente.
    L’ultima chicca, quella della privatizzazione dei servizi di distribuzione dell’acqua ad uso domestico è davvero troppo da digerire.
    Già è stato commesso un errore simile durante la privatizzazione delle ferrovie, poi l’apertura al mercato dell’energia e della telefonia: bastava costituire una public company che gestisse in proprio le ‘reti’ lasciando i ‘terminali’ alla concorrenza del mercato e invece no, ora questo pasticcio dell’acqua.
    Ho accettato, storcendo il muso di brutto, lo scudo fiscale, ho accettato altre situazioni poco chiare ed altre le ho apprezzate sinceramente.
    Ma stavolta non posso accettare il misfatto.
    La sinistra non avrà mai il mio voto ma è dura votare ancora centrodestra.
    Saluti

  2. beh, la privatizzazione
    beh, la privatizzazione dell'”acqua” o in altre parole dei servizi che la riguardano mi sembra propio una porcata.
    e chi la gestirà? i francesi, gli amichetti di sarko?
    insieme all’altra porcata delle centrali nucleari era uno dei temi discussi durante l’ultimo incontro con silvio?
    laudato si o mi signore per sor acqua …

  3. Intesa con l’opposizione
    ENTENTE CORDIALE
    Che maggioranza ed opposizione trovino un modus vivendi per governare il paese senza inutili diatribe, è cosa buona ed auspicabile, ma non è prescritto in alcun articolo della Costituzione che ciò debba avvenire necessariamente; e non è previsto nemmeno che le riforme istituzionali, là dove fosse necessario riformarle, debbano avvenire previo accordo fra maggioranza ed opposizione.
    Si governa secondo necessità e i propri ideali politici e non è ipotizzabile una governance della cosa pubblica di comune accordo fra gli opposti schieramenti politici. In democrazia, Il voto dei cittadini, delega e legittima una certa parte maggioritaria del Parlamento a legiferare secondo indirizzi e programmi stabiliti dall’ideale che il partito vincente ha già progettato ed esposto offrendolo agli elettori perché scegliessero per il meglio.

    Nel momento che l’intesa fra maggioranza ed opposizione non si raggiunge, per ovvi motivi, resta integro e legittimo il diritto-dovere della maggioranza a legiferare secondo criteri che non disattendano le norme costituzionali; e qualora accadesse che delle leggi fossero legiferate in contrasto con le norme costituzionali, la Corte Costituzionale, vagliatele, le dichiarerebbe vane e caducate.

    Nulla di eccezionale. Sono norme del vivere sociale che la democrazia e il buonsenso suggeriscono per consentire ad una società moderna pace e sviluppo garantito: e non occorre essere maestri di politologia per intuire che questo modo d’intendere la democrazia è l’unico che garantisca i veri interessi del cittadino. Ogni fraintendimento o forzatura interpretativa della Costituzione, che metta in discussione i momenti che hanno legittimato la maggioranza a governare, è un abuso fedifrago che inficia il dettato costituzionale e le attese del popolo sovrano.
    CF

  4. FUOCO ALLA MICCIA
    LA FIDUCIA PER SPEGNERE IL FUOCO

    I fuochi di Montecitorio si sono riattizzati a grande falò, legna da ardere ce n’è sempre e i fuochisti non si lasciano pregare per mantenerlo incandescente. “La questione di fiducia”, 26° di questa legislatura, è stata posta dal ministro Vito a nome del governo: cosa che manda su tutte le furie i signori dell’opposizione che avrebbero voluto traccheggiare sul maxiemendamento per farlo scadere nei termini previsti dalla Costituzione: 60 giorni.
    Una manfrina rituale che si ripete ogni volta che, quale che sia il governo al potere, le opposizioni sceneggiano per darsi un’aria da martiri della democrazia. Non uno che non senta il pudore di trattenersi dalle ridicole blaterazioni e sempre il solito casino che accompagna la votazione che replicherà, per l’ennesima volta, la fiducia al governo.
    Del resto, la procedura è codificata dalla Costituzione e c’è poco da sbraitare: dura lex, sed lex.
    Ciò non toglie che proprio sulla “fiducia” naufragò il governo Prodi speronato da Mastella che gli votò contro. Son cose che capitano, la democrazia è bella proprio perché il certo della sera diviene l’incerto del mattino e il naufragio del pomeriggio: Spes ultima dea.
    Nel mentre da Via del Corso 10.000 lavoratori (così dice un deputato Ds trafelato), vengono caricati dalla polizia che frena l’escandescenze dei dimostranti.
    Casini a casini, ma la nave va e la Ue si compiace dei conti attivi dell’Italia a guida berlusconiana.
    Che dire? Mai stati così bene: basta sapersi contentare.
    CF

  5. ACQUA-E’ LA VITA-
    Questo Governo é una grossa delusione, già gli altri Governi hanno creato questa situazione e gli ATO “ENTI INUTILI”.
    Contesto con forza le affermazioni della FEDERUTILITY in quanto sono di parte e palesemente false. Ricevo nel mio lavoro le fatture di diversi gestori in moponolio ed il costo dell’Acqua con tutti i balzelli costa Euro 3,00 al metro cubo, quando la gestione era affidata ai Comuni il costo era di circa 0,32 al metro cubo.
    La spesa a carico degli utenti si è moltiplicata a ritmi vertiginosi stante che, ogni unità abitativa, per il medesimo consumo di acqua riceve un aggravio di spesa superiore di ben 50 volte la somma pagata precedentemente durante tutta la gestione affidata ai Comuni.
    Vi ricordo che, questa grave carenza da parte degli organi di controllo hanno la conseguenza logica di far arricchire …. arricchire … esclusivamente tutte le società che, in monopolio “senza concorrenza alcuna” gestiscono il servizio di un bene primario necessario per la sacralità della vita a spese degli ignari Cittadini.
    I Presidenti degli ATO sono d’accordo con i gestori, le quote fisse inserite illegittimamente nelle fatture gli aumenti a ritmi vertiginosi attuate da tutte le società che gestiscono il servizio idrico “in monopolio”, non rispettano la Legge e la Sentenza del TAR del Lazio n°406/2006 che recita …” non è infatti possibile che l’ammontare della quota fissa superi gli importi del vecchio nolo contatore se non nella misura di un triplo” …..
    La spesa per un nuovo contatore anmmonta ad Euro 800,00 per un metro di tubo mentre quando la gestione era affidata ai Comuni la spesa era di Euro 150,00. Esiste un’altro balzello relativo alle manichette d’acqua al costo di Euro 50,00 per ogni punto di utilizzo “un vero e proprio furto” prima quando era gestita dai Comuni il costo era di Euro 5,00.
    Il vero costo dell’ACQUA a partire dal pozzo fino al rubinetto di casa ammonta ad Euro 0,08 al metro cubo la domanda sorge spontanea? dove finisce tutto il restante denaro?
    Vi ricordo ancora che i Citadini non sono limoni da spremere.
    Da quando ci sono queste società in monopolio l’acqua esce di colore giallo i panni lavati in lavatrice cambiano colore ed ovviamente non é potabile, questa é la vera realtà di questa situazione.
    La Francia ha capito l’errore della privatizzazione ed é ritornata alla gestione riaffidandola ai Comuni.
    Dopo quanto sopra Vi chiedo di abolire gli ATO “enti inutili” e riportare la gestione dell’Acqua ai Comuni che pur con le loro carenze era l’unico servizio pubblico che funzioinava in modo egregio.
    Cordiali saluti.
    Geom. Luigi CANALDI

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here