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Il Governo tratta Mastrogiacomo libero

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“Ringrazio tutti, sapevo che non mi avevate abbandonato, e questo mi ha dato coraggio nei momenti bui”. Sono le prime parole di Daniele Mastrogiacomo, dopo quindici giorni di prigionia nel sud dell’Afghanistan. La liberazione è stata annunciata alle 17:10 (ora locale) da un messaggio audio del comandante dei talebani Dadullah all'agenzia afgana Pajhwok. Alle 15 (ora italiana) anche il quotidiano Peacereporter pubblica la notizia e alle 15:15 la Farnesina conferma ufficialmente la liberazione dell’inviato di Repubblica. Con lui è stata liberata anche la guida afgana Adijmal Naskhbandi. “Ero sempre legato mani e piedi. Anche se non ho mai perso la speranza ho temuto di morire”, ha spiegato il giornalista dall’ospedale di Emergency.

Intanto, passano meno di cinque minuti dalla notizia ufficiale da parte del Ministero degli Esteri e il premier Prodi – dopo aver comunicato al ministro degli Esteri Massimo D’Alema, in volo per Washington, la notizia della liberazione – dalla sala stampa fa sapere che «Mastrogiacomo è all'ospedale di Emergency, in buona salute, io spero che in pochi giorni si possa abbracciarlo. Siamo soddisfatti e vicini alla famiglia, alla moglie, al fratello e ai figli che hanno molto sofferto in questi giorni e al direttore di Repubblica che è stato molto vicino per un'operazione non semplice di cui daremo i dettagli più avanti». Il riferimento di Prodi riguarda la contropartita chiesta dai talebani, che ha comportato la scarcerazione non di due (o tre come sembrava ieri) ma ben 5 uomini detenuti nelle carceri afgane. Si tratterebbe di Ustad Yasir (il capo di una corrente culturale talebana), del mufti Latifullah Hakimi (ex portavoce dei talebani), di Mansoor Ahmad (fratello del capo talebano Dadullah che ha sequestrato Mastrogiacomo) e di due comandanti talebani, Hamdullah and Abdul Ghaffar.

“Non volevano soldi – ha assicurato Emergency, che ha fatto da intermediazione ai fini della liberazione del giornalista – fin da subito ci hanno detto che non volevano soldi. Forse, volevano far sapere che erano organizzati, che erano capaci di azioni di questo tipo, che erano in grado di fare trattative''. Intanto, il mondo politico si stringe attorno alla famiglia di Mastrogiacomo esprimendo grande sollievo e soddisfazione per la liberazione di Daniele. “Tutta Forza Italia esulta per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo e ringrazia il governo afgano per l'amicizia e la sensibilità dimostrate nei confronti dell'Italia”. Così il coordinatore di Fi Sandro Bondi, che precisa: “Sento però il dovere di condannare con fermezza l'inaudita proposta, avanzata da Fassino, di invitare alla eventuale e irrealistica conferenza di pace in Afghanistan anche i terroristi talebani. Spero non si trattasse di una proposta seria, perchè altrimenti significherebbe che il maggior partito di governo, pur di assicurarsi i voti dell'estrema sinistra al Senato, è ormai disposto anche a rinnegare la guerra al terrorismo. Conferire ai terroristi talebani lo status di controparte e la legittimazione di sedersi al tavolo negoziale equivarrebbe ad aprire una trattativa diretta con Al-Qaeda, che nel regime talebano trovò collaborazione e sostegno per iniziare la propria guerra  all'Occidente”.

A parlare di costo politico dell’operazione è Alfredo Mantovano (An): “La trattativa per ottenere che un italiano torni libero ha come contropartita il rilascio di terroristi. Non ci sono precedenti noti in missioni militari italiani”. Per Mantovano, un conto è “pagare il riscatto sottobanco, un conto è riconoscere pubblicamente la controparte come belligerante, nel momento in cui si procede alla liberazione di quanti in tal modo vengono fatti somigliare più a prigionieri che a terroristi. Ora che Matrosgiacomo è stato liberato – ha concluso – il costo politico dell’operazione, i cui termini l’attuale esecutivo è tenuto a esporre al più presto in Parlamento”.

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