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Il governo trema in attesa di nuove intercettazioni

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Ogni giorno, uno o due dei rari giornalisti parlamentari che lavorano sui documenti, sale agli uffici della Commissione per le Autorizzazioni a Procedere presieduta da Carlo Giovanardi e chiede: “Sono arrivate?”. La notizia, a oggi, è che non sono ancora arrivate. Ma la bomba è che è certo che arriveranno. Molte delle cose che stanno accadendo in questi giorni –l’ha segnalato malignamente Peppino Caldarola- si comprenderanno solo quando “saranno arrivate”. In particolare gli allarmi sulla “questione morale”.

Stiamo parlando, fuori dal gergo, delle richieste alle Camere che il Gip Clementina Forleo presenterà di qui a giorni, per ottenere l’autorizzazione a utilizzare in sede giudiziaria  alcune intercettazioni di parlamentari perché “penalmente rilevanti”. Intercettazioni sul caso Unipol-Bnl, che a quanto si sussurra, potrebbero essere –secondo molti, saranno certamente- esplosive e metteranno in non poco imbarazzo il governo. A scanso di equivoci, non metterebbero in imbarazzo Massimo D’Alema o Piero Fassino, già così incautamente esposto col suo “abbiamo una banca!- ma riguarderebbero alcuni stretti loro  collaboratori, e non sarebbe questione da poco.

 Atmosfere mefitiche come questa si respirano regolarmente a Montecitorio da una quindicina d’anni in qua. L’estate scorsa, ad esempio, giravano boatos che davano per certo l’arresto di Tronchetti Provera e furono troncati solo dalla sua decisione di cedere a Giorgio Rossi la poltrona di amministratore delegato di Telecom. Questa volta, però, si incrociano con un clima diverso. Non quello del paese, non quello dello sdegno per i costi della politica, non quello della distanza tra politica e popolo, non quello avvertito da D’Alema con la sua intervista al Corriere. No, il clima è diverso perché il governo che può essere scosso da queste intercettazioni non crede in sé stesso. Perché sono state anticipate –è un caso?- dalla pubblicazione delle dichiarazioni del comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale contro Visco e si è capito che questo esecutivo non è in grado neanche di risolvere una questione intollerabile come questa: un responsabile delle Finanze e un comandante della Gdf che da mesi avanzano accuse feroci l’uno contro l’altro, ma continuano a convivere .

 E’ il clima del governo, la sua tenuta ondivago ed ebbra, il suo navigare a vista, a trasformare queste ariette malefiche in una cappa di scirocco palermitano.

Non sappiamo cosa c’è scritto in queste trascrizioni, sappiamo i nomi degli interessati (ovviamente non li possiamo fare), ma siamo pronti a scommettere che nessuna conterrà elementi sbalorditivi. Evidenzieranno, con tutta probabilità, un pesante, pesantissimo gioco di condizionamento politico nel risiko bancario. Ma questo già è noto. Metteranno alla luce una incredibile decadimento nella gestione di banche e assicurazioni da parte di esponenti dei Ds. Ma la condanna per aggiotaggio dei vertici di Unipol e Mps dei giorni scorsi l’aveva già messo a nudo. I magistrati di Milano hanno infatti già appurato che Unipol e Mps hanno finanziato la ricapitalizzazione di Unipol stessa drenando con l’inganno – Unipol, con l’accordo di Mps, comprava proprie azioni per farle salire e venderle a prezzo superiore al valore di mercato) -  i  risparmi dei correntisti Mps e gli investimenti degli azionisti Unipol e Mps. Ma siamo in Italia e quando queste cose avvengono a sinistra, nessuno vi fa caso.

 Quando però “arriveranno”, possiamo scommettere che si alzerà una buriana, perché sarà chiaro a tutti che ormai a sinistra il centrocampo è saldamente in mano ai “furbetti del partitino”.

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