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Il grande bluff dell’Ici sulla prima casa

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Negli ultimi tempi è diventato un coro quasi unanime: l’ICI sulla prima casa va abolita o quanto meno drasticamente ridotta. Del resto tutti i sondaggi concordano nel senso che l’ICI è sicuramente la più odiata dagli italiani. Persino il Governo Visco-Prodi, che ha portato la pressione fiscale ai massimi storici, ha preso l’impegno solenne di intervenire in questa direzione sin dalla prossima legge finanziaria.

Evviva! Per un autentico liberale si tratta di una gran bella notizia. E non solo perché qualunque riduzione fiscale è sempre e comunque ben accetta da un liberale, ma anche perché l’ICI è un’imposta che colpisce il patrimonio. E le imposte patrimoniali, fra tutte, sono sicuramente quelle più illiberali. Le imposte patrimoniali infatti sono strutturalmente ingiuste, perché si tratta sempre di casi di imposizione doppia, discriminatoria e antieconomica.

Imposizione doppia nel senso che le patrimoniali colpiscono i beni acquistati mediante i risparmi accumulati negli anni. Risparmi i quali sono stati a loro volta già tassati al momento della percezione del reddito. Imposizione discriminatoria, poiché colpisce solo coloro che hanno messo da parte una parte del proprio reddito e non anche coloro, che a parità di reddito, hanno preferito consumarlo tutto. Imposizione antieconomica, perché finisce per disincentivare il risparmio che svolge viceversa una funzione insostituibile nei processi di crescita economica.

Tutto bene dunque? Non esattamente! In realtà la proposta di abolire o di abbattere l’ICI solo sulla prima casa si fonda su premesse ideologiche non condivisibili e su alcuni equivoci dal punto di vista tecnico. Le ragioni economiche e politiche contrarie all’imposizione patrimoniale riguardano indistintamente le prime come le seconde (terze, quarte … ) case. Escludere solo il prelievo sulle prime case appare quindi arbitrario. Certo prevediamo la replica: chi possiede più di una casa ha sicuramente una situazione economica migliore e quindi non ha motivo di lamentarsi. Replica inconferente: la giustizia fiscale è un valore assolto che deve essere rispettato anche nei confronti dei ricchi. La progressività del sistema fiscale deve essere perseguita attraverso gli strumenti a ciò destinati (no tax area, scaglioni e aliquote, detrazioni e deduzioni) e non attraverso norme fiscali a casaccio.

Ma accanto a questo profilo di carattere generale (che peraltro è essenziale, poiché un sistema fiscale efficace postula un elevato grado di coerenza interna) vi sono specifiche ragioni tecniche relative al generale regime tributario delle case e dei relativi redditi. Attualmente ai fini dell’imposta sui redditi, la proprietà della casa di abitazione è del tutto irrilevante: cioè due contribuenti con il medesimo reddito lordo pagano la stessa IRPEF anche se uno e proprietario della casa di abitazione mentre l’altro è in affitto. E questo è iniquo ove si consideri che la disponibilità di una casa in proprietà ha una notevole incidenza nella valutazione della capacità contributiva dei soggetti alla quale (Costituzione alla mano) dovrebbe essere commisurata la pretesa fiscale. Basti pensare al caso di chi, proprietario di una casa, decida di non abitarla ma, semmai per ragioni di lavoro, di prenderne un’altra in affitto. Ebbene questo nostro amico pagherà l’IRPEF (ad aliquota marginale) sulla rendita catastale della propria casa o sul canone di affitto percepito (qualora deciderà di darla in locazione) mentre il canone di affitto da lui pagato sarà sostanzialmente indeducibile.

E l’ingiustizia è destinata a crescere se, come spesso accade, la casa sarà stata acquista mediante accensione di un mutuo ipotecario: in questo caso il proprietario potrà anche fruire di un notevole sconto di imposta a fronte degli interessi passivi pagati.

Totalmente diverso è invece il trattamento fiscale delle seconde case. Queste sono soggette ad imposta patrimoniale e contemporaneamente  concorrono alla determinazione del reddito ai fini IRPEF. Anche in questo caso con un aggravante: mentre i redditi derivanti da patrimoni immobiliari sono tassati ad aliquota marginale, i redditi derivanti da patrimoni finanziari sono tassati ad una ben più conveniente aliquota fissa (19% o 29% a seconda dei casi).

Vi è poi un’ultima considerazione. Oggi l’ICI rappresenta lo strumento più importante dell’autonomia impositiva dei comuni. L’imposta è stata istituita con legge dello Stato ma i comuni possono manovrare l’aliquota (entro un certo intervallo), le esenzioni e le agevolazioni. Ebbene, nel momento in cui stiamo cercando di far decollare il federalismo, che o è (anche) fiscale o non è, un intervento sull’ICI (che rappresenta circa il 22% delle entrate complessive dei comuni), dovrebbe essere attentamente compensato da un altro meccanismo di autonomia impositiva e non dal semplice aumento dei trasferimenti statali. Meccanismo che, presumibilmente, non potrà che prevedere, come avviene nella gran parte dei sistemi federali, una forma di tassazione della casa (bene legato al territorio per eccellenza).

In ogni caso, un intervento di alleggerimento dell’ICI limitato alla prima casa appare logicamente irragionevole. Se si vuole finalmente abolire un’odiosa imposta patrimoniale occorre farlo per le prime come per le seconde case. Se si vuole finalmente alleggerire il carico fiscale delle famiglie occorre partire dalla situazione dei nuclei familiari in affitto (ad es. giovani coppie, precari, famiglie monoreddito)  che sono i più penalizzati dal nostro sistema.

L’idea di intervenire solo sull’ICI sulla prima casa (condivisa a destra come a sinistra), è purtroppo l’ennesimo capitolo di quella politica demagogica, che sotto la retorica pauperista e l’odio razziale contro i ricchi, tutela chi è già tutelato, anche a costo di lasciare completamente nel dimenticatoio le necessità dei più poveri%2C di perseguitare i più ricchi e, soprattutto, di introdurre gravi fattori di disturbo nel funzionamento del sistema economico.

 

P.S. Personalmente possiedo una sola casa e pago un’ICI non indifferente. Spero quindi che questo mio intervento resti del tutto inascoltato! Ed in fondo ne sono assolutamente certo!

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1 COMMENT

  1. Il grande bluff dell’Ici sulla prima casa
    Quasi perfetto.
    Tranne quando dici che una eventuale abolizione dell’ICI deve essere compensata da altre tasse per finanziare il federalismo.
    L’abolizione dell’ICI ed il federalismo vanno finanziate riducendo drasticamente la tassazione centrale e solo allora permettendo ai comuni di aumentare il prelievo per compensare la perdita dell’ICI.
    Viceversa, lo Stato centrale può tranquillamente sopperire all’ICI distribuendo parte delle enormi tasse che ci estorce annualmente e giornalmente.
    DEVONO DIMINUIRE LA SPESA
    Non spostare e compensare.
    Non voglio non pagare l’ICI e dopo pagare un’altra idiozia che mi toglie ugualmente 400 euro l’anno.
    Non mi cambia nulla.
    Le tasse devono sparire quasi del tutto.
    E quelle sulla proprietà prima delle altre.
    Anche se anche il reddito è una proprietà….

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