Il Guardian vuole l’Italia fuori dal G8. Resta da capire il perché
07 Luglio 2009
L’Italia fuori dal prossimo G8, dentro la Spagna. A lanciare l’anatema è il solito quotidiano inglese, stavolta The Guardian, secondo cui gli italiani nell’organizzazione del summit sarebbero stati terribili.
“Non ci sono né metodi, né programmi – si legge nell’articolo – Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è propagandare un’ agenda molto sintetica per nascondere il fatto che non hanno realmente un’agenda " e in assenza di iniziative concrete “negli ultimi giorni gli Usa hanno preso il controllo della situazione, organizzando una teleconferenza tra gli sherpa, in un ultimo disperato tentativo di inserire degli obiettivi nel summit". Eppure l’Italia fino a ora ha ospitato diversi “G” tra cui quello dell’Energia e Ambiente (Siracusa), dell’Università (Torino), degli Esteri (Trieste), dell’Economia (Lecce), dell’Agricoltura (Treviso). E nessuno, in qualcuna di queste occasioni, ha avuto nulla di ridire.
In realtà da domani e fino a venerdì i grandi della Terra avranno sul tavolo diversi dossier aperti. L’agenda è fitta e tocca i temi più caldi del momento. Quello economico prima di tutti. Berlusconi intende porre come punto principale del summit la ridiscussione delle regole economiche internazionali. L’Italia con il ministro Tremonti ha pensato (ed elaborato a Lecce) nuovi standard etici e giuridici comuni e nuove regole di trasparenza, correttezza e integrità delle attività economiche e finanziarie internazionali, che dovrebbero facilitare l’uscita dalla crisi e l’evitare del ripetersi di una ad essa analoga. La questione del legal standard sarà uno degli elementi più importanti di discussione.
Altri temi fondamentali che verranno affrontati saranno lo sviluppo del continente africano e l’impegno internazionale concernente le questioni ambientali. Se in questo G8 sta emergendo la convinzione che occorre battere una via diversa che passi per le politiche di sviluppo basate sul mercato, sulla tecnologia, sul capitale umano piuttosto che sull’assistenzialismo e gli aiuti a pioggia, il merito è nostro. Nostro è il programma di sicurezza alimentare, intitolato Aquila Security Program (12 miliardi di dollari), a cui Berlusconi aveva cominciato a lavorare già a giugno, che punterà sullo sviluppo dell’agricoltura dei paesi del mondo sottosviluppato e che verrà presentato in questa tre giorni abruzzese. Non è infatti un mistero (o forse lo è per il Guardian) come uno degli obiettivi della Presidenza italiana sia di rafforzare la sicurezza alimentare attraverso la collaborazione strutturata tra produttori, consumatori e privati, in modo da stimolare gli investimenti e rendere più efficienti e coordinati gli aiuti.
Immaginare un G8 senza l’Italia vuol dire fare una politica non mediterranea. Dalla Sardegna, dalla Sicilia, dalla Calabria e da parte della Puglia si vede l’Africa (e soprattutto i Balcani) e senza il nostro Paese qualsiasi politica per l’Africa avrebbe un esito diverso (anche perché gli italiani sono ben visti ovunque, ora anche in Libia, mentre spagnolo è ancora sinonimo di colonialista).
Poi, l’Iran. In coordinamento con la politica della “mano tesa” di Obama verso il regime iraniano, il governo italiano si è fatto inizialmente promotore di un’azione diplomatica volta a ottenere la collaborazione di Teheran a partire dal dossier afghano. A tal fine, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva invitato il suo omologo iraniano Mottaki a partecipare alla ministeriale del G8 prevista a Trieste il 24 e il 25 giugno ma le speranze sono state disattese e l’Italia ha dovuto fare i conti con la volontà dell’Iran di non dialogare con l’Occidente. Il rifiuto iraniano di partecipare al summit, la cruenta repressione della protesta, con la crescita del consenso internazionale verso un cambio di regime in Iran, e l’ulteriore arroccamento diplomatico del regime khomeinista, hanno spinto Berlusconi ad annunciare l’intenzione di imporre nuove e più dure sanzioni internazionali contro l’Iran di cui discutere al G8 dell’Aquila, per quanto la Russia abbia già opposto la sua contrarietà.
Lotta ai cambiamenti climatici (già discussa a Siracusa nell’ambito del G8 Ambiente lo scorso aprile): anche questa è una delle priorità del Governo italiano affinché si possa definire una risposta globale in cui alla leadership e all’impegno dei Paesi industrializzati si affianchi il contributo attivo dei Paesi emergenti e in via di sviluppo secondo una condivisione equilibrata delle responsabilità.
Il Guardian prevede di sostituire l’Italia con la Spagna che ha – parole testuali – un più alto reddito pro-capite. Ma cosa c’entra il reddito pro-capite di un Paese con la partecipazione al G8? E’ il reddito totale quello che conta. Se la teoria economica del Guardian avesse un benché minimo fondamento paesi chiave come la Russia o la Cina, il cui reddito pro-capite è bassissimo, verrebbero esclusi dal summit. Al contrario, immaginando un ipotetico sostituto dell’Italia, sarebbe più realistico pensare a paesi come la Svizzera o il Lussemburgo piuttosto che alla Spagna, messa in ginocchio dalla crisi e da un tasso di disoccupazione al 18%.
