Alta tensione

Il Lazio promuove l’efficienza e le energie verdi con misure a costo zero

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Mentre le commissioni parlamentari sono impegnate nell’esame del decreto rinnovabili, la cui adozione è prevista da un delega contenuta nella legge comunitaria del 2009, per il recepimento della direttiva 2009/28, che doveva essere attuata entro il 5 dicembre scorso, alla Regione Lazio c’è chi non ha intenzione di attendere. Questa settimana, infatti, Andrea Bernaudo, consigliere della Regione Lazio della Lista Polverini, ha depositato una proposta di legge volta a semplificare l'iter di autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.

"Le misure che proponiamo" commenta Andrea Bernaudo, "sono misure a costo zero; rappresentano una soluzione liberale alla questione delle energie verdi. Alle rinnovabili non servono più incentivi, – continua il consigliere - ma regole e tempi più certi per l'autorizzazione degli impianti di dimensione più contenuta, delle opere connesse, che non siano localizzati in aree boschive di particolare pregio. Solo così il Lazio potrà recuperare il gap con le altre regioni sul fronte delle rinnovabili e dare il contributo che sarà richiesto a livello nazionale con l'attuazione del burden sharing per il raggiungimento degli obiettivi comunitari 20-20-20".

E in effetti il Lazio non rappresenta certo una delle mete preferite dei produttori delle rinnovabili. La regione, che già presenta un bilancio elettrico in deficit (produce meno della metà dell’energia che consuma) genera elettricità da impianti alimentati da fonti rinnovabili per una quota di appena il 7,2% (dati Terna 2009). Il modo peggiore per far fronte agli obblighi che il Lazio dovrà assumere per contribuire al raggiungimento a livello nazionale degli obiettivi 20-20-20 è quello che mette mano alla borsa. Con un bilancio da anni in bilico, il Lazio non deve e non può certo permetterselo.
Meglio a questo punto volgere lo sguardo ad alcune schizofrenie dell’impianto normativo italiano. L’Italia è il paese che offre tra le più alte tariffe incentivanti, ma anche il paese che, ai fini amministrativi (leggi burocratici) equipara un impianto fotovoltaico con una potenza installata di 1 MW a una centrale termoelettriche da 50MW.

La proposta di legge cerca di correggere, nei limiti consentiti dalla legge statale, queste distorsioni; ad esempio elevando del 30% la soglia di potenza per la sottoposizione a VIA dei nuovi impianti. Una misura che, stando alla prassi, non ha impatti negativi sull’ambiente, dato che esclude particolari casi (esempio gli impianti localizzati nelle aree boscose di particolare pregio) e prevede semplificazioni solo per quei progetti che già nella prassi conoscono, dopo mesi di attesa, un esito positivo.

La proposta anticipa poi il legislatore nazionale prevedendo procedure semplificate per gli impianti fino a 1MW. Lo prevede la legge comunitaria 2009, ma per entrare in vigore occorrerà attendere l’adozione da parte del Governo del decreto rinnovabili.

La stessa strada è già stata battuta dalla regione Calabria, che però rischia di veder dichiarata l’incostituzionalità della norma, in quanto non subordina l’efficacia della misura semplificativa all’entrata in vigore delle norme statali la consentono.

Ma il disegno di legge presentato in Consiglio regionale reca anche regole più certe per la valutazione ambientale degli interventi sulle centrali elettriche, in modo da promuovere l'efficienza e le tecnologie più pulite. Oggi, infatti, la nebulosità della normativa, prospettando comunque tempi incerti per la conclusione dei procedimenti di autorizzazione, ha come effetto quello di disincentivare anche la proposizione di progetti che, migliorando l’efficienza degli impianti, produrrebbero effetti positivi per l’ambiente.

La strada che la regione Lazio potrebbe intraprendere con l’approvazione della proposta di legge depositata questa settimana potrebbe diventare presto una strada obbligata per le altre regioni. Dopotutto gli uffici romani hanno finora evaso le istanze dei produttori in tempi ragionevoli. Altrove, dove amministrazioni meno efficienti sono invasi da numeri esorbitanti di domande di autorizzazione, ricalibrare le leve della promozione delle fonti rinnovabili (semplificazione vs sussidi) pare l’unica soluzione percorribile.
 

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