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Il mio impegno per l’Abruzzo. Quattro problemi concreti che vorrei contribuire a risolvere

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Cari Elettori abruzzesi,

per la prima volta sono candidato nella vostra regione per il Senato della Repubblica, capolista del PdL dopo Silvio Berlusconi. Non sono nato in Abruzzo ma non credo di aver bisogno di alcun paracadute: per restare nella metafora, si è trattato di un saltello da un muretto non più alto di un metro.

L’Abruzzo, infatti, per me è stato un destino. Sono arrivato nella vostra terra a 28 anni, quando ho vinto un concorso di ricercatore di Storia Contemporanea all’Università de L’Aquila. Lì ho abitato per più di otto anni, in una piccola ma bellissima casa con vista su San Bernardino. Sono poi tornato in Abruzzo, come commissario inviato dal partito, nel 2009, alla vigilia delle ultime elezioni regionali. Credo di aver dato una mano per rendere possibile la riconquista della regione e, a seguire, la vittoria in tutte le provincie e i capoluoghi con eccezione de L’Aquila.

Negli anni abruzzesi ho percorso a piedi gran parte delle montagne: dal “Sentiero del Centenario” al Velino, dal Sirente fino ai colli Benedettini. Da lì, idealmente, sono arrivato fino all’Adriatico selvaggio “che verde è come i pascoli dei monti”.

Gambe in spalla ho compreso che il paesaggio è una metafora che permette di scoprire le potenzialità di questa incredibile regione. La montagna, la pianura, il mare: un piccolo fazzoletto di terra abitato da poco più di un milione di persone racchiude squarci di mondo bellissimi e contraddittori: contraddittori come le caratteristiche delle persone che li vivono.

La contraddizione può portare conflitto, dispersione di risorse, sciupio. Dalla contraddizione, però, può anche sprigionarsi vitalità, sviluppo, ricchezza.

Trasferiamo tutto questo in politica. Solo così si può capire come sia stato possibile che, nel secolo che ci siamo lasciati alle spalle, una piccola regione come l’Abruzzo abbia dato i natali a un grande esponente del cattolicesimo liberale come Giuseppe Spataro, a Benedetto Croce maestro di liberalismo, al vate del pensiero nazionale Gabriele D’Annunzio e al più grande interprete del socialismo umanitario, Ignazio Silone: il meglio delle culture rimaste immuni dalla contaminazione con il totalitarismo. Nessun’altra regione può vantare un tale primato.

Se voi vorrete, io sarò orgoglioso di rappresentare nelle istituzioni parlamentari questa tradizione. Il lavoro in Senato porta a spendere molte energie sui temi nazionali e poi c’è da impegnarsi – e non poco – nel Pdl: un partito che può e deve essere migliorato ma è il migliore strumento a disposizione di chi vuole dedicarsi al bene comune dalla parte del centro-destra.

Non per questo, però, mi disinteresserò dei problemi del territorio. Mi dedicherò ad essi ricercando sinergia e collaborazione con gli amministratori che operano a livello regionale, provinciale, comunale e nelle diverse realtà locali, che in pochi anni hanno trasformato una regione, un tempo ingenerosamente annoverata fra quelle “canaglia” a causa del suo debito pubblico, in un modello da seguire perché in grado di tagliare le spese, ridurre le tasse, proporsi come esempio virtuoso di contenimento dei costi della politica.

Non voglio assumere impegni generici. Preferisco riportarvi il lavoro che ho svolto per approfondire quattro dossier: quattro problemi concreti che vorrei contribuire a risolvere. Potrete voi stessi constatare il grado di maturazione del mio approfondimento e magari darmi una mano per andare oltre e aiutarmi così a fare qualcosa di buono per questa terra generosa.

Grazie di cuore.

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