Home News Il “miracolo” del governo Monti non è figlio della Trilaterale (almeno sembra)

La prova è il "pizzino" di Enrico Letta

Il “miracolo” del governo Monti non è figlio della Trilaterale (almeno sembra)

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Capita di subire il fascino delle teorie del complotto. In fondo, danno l’indubbio vantaggio di offrire spiegazioni razionali e complete del caos planetario. L’idea che esista un disegno intelligente, seppur malefico, dietro ai rivolgimenti della storia, è molto rassicurante. Tutto si spiega, il capro espiatorio è in bella vista, la semplificazione è servita. Ecco perché il complottismo ha già un bel passato alle sue spalle, oltre che una buona dose di responsabilità per qualche tragedia del secolo scorso.

L’esordio della letteratura complottista è infatti il classico “I protocolli dei Savi di Sion”, documento palesemente falso prodotto dai servizi segreti zaristi, che pretendeva di svelare i sordidi piani di conquista del mondo da parte degli ebrei. Altro testo fondamentale per la destra complottista  è “La guerra occulta” di Emmanuel Malynski, uscito nella metà degli anni ’30. Pressappoco vi si raccontava la stessa storia dei Protocolli, anche se con maggiore talento romanzesco: era in corso un gigantesco complotto ebraico e massonico con lo scopo di distruggere la civiltà cristiana e tradizionale per mezzo delle rivoluzioni liberali e nazionaliste dell’800, quella italiana compresa, e poi del bolscevismo mondiale. Il barone Julius Evola curò e diffuse il volumetto in Italia, e ancora nel secondo dopoguerra ne consigliava la lettura a Pino Rauti e agli altri suoi giovani allievi di Ordine Nuovo.

La Pax americana istaurata dopo il 1945 aveva dato nuovo alimento agli affezionati della teoria del complotto: bastava tirare in ballo la Cia dietro tutte le vicende meno chiare. Dopo il crollo del Muro di Berlino il genere sembrava destinato a diventare di nicchia, ma l’11 settembre 2001 ha ridato fiato. In tanti si sono improvvisati esperti di pilotaggio aereo o di demolizione di edifici per dimostrare che gli Usa hanno inscenato tutto per rinforzare il dominio sull’intero globo (a partire dai quattro sassi dell’Afghanistan che li circondano da anni).

Presso il grande pubblico italico, la teoria del complotto non aveva mai conosciuto un seguito di massa (non è che Evola avesse proprio tanti estimatori…) ma da quando Mario Monti è stato nominato Presidente del Consiglio, tutti ci sentiamo un po’ complottisti. L’ultima incarnazione del complotto plutomassonico, che oggi si chiama “mondialismo” è la famigerata Commisione Trilaterale, il think tank che vede Monti occupare un posto di non poco rilievo.

La Trilaterale venne fondata nel 1973 per iniziativa del banchiere e finanziere David Rockefeller, ultimo rampollo della famiglia più plutocrate d’America, Henry Kissinger (non solo Segretario di Stato degli Usa negli anni di Nixon e Ford ma, ricordiamolo, ebreo tedesco fuggito alle persecuzioni naziste) e Zbigniew Brzezinski, il polacco americanizzato che ebbe la non troppo lungimirante idea (vedendola con gli occhi del 2001) di finanziare e sostenere i mujaheddin afgani contro l’Urss. Insomma, tre nomi che sono una garanzia di scelleratezza, a sentire i loro nemici.

Scopo della Commissione era, ed è tutt’ora, quello di promuovere la cooperazione fra Europa, Giappone e America. Più di duecento uomini d’affari, politici ed intellettuali, nipponici e del vecchio e nuovo continente, si incontrano periodicamente a New York per elaborare strategie di azione comune. Per conquistare il mondo, ci sussurra all’orecchio il complottista; come minimo per impedire che lo conquisti qualcun altro, rispondiamo noi.

Scherzi a parte, veniamo ai fatti di casa nostra. Che Monti sia chairman dell’Europa in Trilaterale pare indizio poco trascurabile del fatto che il nostro nuovo governo sia stato caldamente suggerito dalle élite mondialiste. Stesso sospetto sarebbe sorto se altri noti membri italiani delle Trilaterale (John Elkann, Pier Francesco Guarguaglini di Finmeccanica, Marco Tronchetti Provera, Enrico Letta) fossero finiti a Palazzo Chigi. A proposito di Letta: la scorsa settimana uno zoom fotografico ha decifrato un bigliettino nella mano di Monti, firmato proprio Enrico. Esordiva così: “Mario, quando vuoi dimmi forme e modi in cui posso esserti utile”.

Ora, se veramente la Trilaterale avesse ordito da tempo un cambio di governo e un insediamento di Monti, forse Letta non avrebbe avuto bisogno di scrivere un biglietto come si fa alle scuole medie. Avrebbero potuto benissimo parlarne a quatt’occhi sotto lo sguardo benevolo del plutocrate Rockefeller. “Per ora mi sembra tutto un miracolo”, continuava il vicepresidente del Pd. E ci pare ovvio che se la detronizzazione di Berlusconi fosse stata decisa a tavolino in quel di New York, uno di loro non avrebbe certo parlato di miracolo.

Dunque, la Trilaterale non c’entra nulla con i recenti fatti italiani (ed europei)? Non metteremmo la mano sul fuoco; Kissinger, Monti e Tronchetti Provera non sono per forza dei potentissimi burattinai mondialisti, ma in momento di crisi globale come quello che stiamo vivendo non sono certo impreparati. La realtà è troppo complessa, dicevamo, per poterla spiegare con le teorie del complotto, gli attori in scena sono molti, con interessi non sempre convergenti. Però, se anche nella menzogna c’è sempre un poco di verità, non ci stupiremmo di trovarla anche nelle fantasie complottiste.         
 

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