25 Ottobre 2009


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Il mistero di Gesù è nell’interrogativo “Voi chi dite che io sia?”

Il pericolo è patente. Nel marasma mass-mediatico che ha coinvolto e coinvolge – la buriana si è solo acquietata, ma è pronta a riesplodere – alcune delle istituzioni della Chiesa cattolica, dal “caso Boffo”, ai presunti contrasti tra segreteria di Stato vaticana e Cei, alle beghe politico-religiose (più politiche, per la verità) su Ru486 e testamento biologico, solo per citare le più recenti, possono affogare tutti, cattolici e non credenti. I primi rischiano di smarrire il senso del proprio credo e del proprio io, travolti dall’insolito destino di chi, per fede e carità, è costretto invece a una incessante difesa della fortezza dell’anima contro i cannoneggiamenti di quanti vorrebbero imporre una vita “etsi Deus non daretur”. Gli altri, di precipitare nel burrone del conformismo, senza possibilità di discernimento tra menzogna e verità, attirati dalle sirene dell’ateismo in voga e della compulsione materialista e anti-religiosa.  

Non mancherà occasione, e qualcuno passerà dalla critica verso le normali logiche di stato e di potere in cui anche la vita politica e istituzionale della grande famiglia della Chiesa si dipana, alla natura stessa del cristianesimo, magari per metterne alla berlina essenza e fedeli. Non capendo che l’istituzione vive nel credo, e il credo permane e fiorisce anche grazie all’istituzione. Il salvagente, dunque, è la consapevolezza della fede, e prima ancora la memoria. Non quella annacquata e bislacca, buona per tutte le stagioni, che va sotto il nome di “memoria collettiva”. Ma quella personale e devota, comunitaria e sacrale: la memoria del passaggio di Cristo, della testimonianza evangelica, della Parola di Dio.

Ecco perché aggrapparsi a Il protagonista della storia. Nascita e natura del cristianesimo, del teologo e biblista spagnolo José Miguel Garcìa, come a una boa in mezzo alla tempesta. E se per i credenti il libro (edito da Rizzoli nella collana dello spirito cristiano fondata da don Luigi Giussani) rappresenta un aiuto a ritrovare la natura delle proprie radici e a capire “perché siamo ancora nella Chiesa” – per citare Benedetto XVI – non di meno è un valido strumento per chi non crede. Perché sgombera il campo dagli equivoci in cui la confusione modernista, propugnata da profeti e ammaliatori che riempiono a tutt’oggi le librerie con saggi dalla dubbia scientificità, ha trascinato anche numerose verità storiche; perché fornisce utili risposte alle domande che da duemila anni riguardano la storia e il suo principale protagonista: chi è Gesù di Nazaret? Cos’è il cristianesimo? Ma soprattutto perché riscopre in ciascuno la piaga dell’interrogativo del Mistero incarnato, che con la sua presenza e la sua voce ha cambiato il volto e il destino dell’umanità. Quell’interrogativo primigenio e ultimativo, tanto fulminante nella sua semplicità quanto lacerante nelle sue conseguenze, perchè rivolto a tutti e ad ognuno: “Voi chi dite che io sia?”.

Con un linguaggio semplice e adatto anche ai neofiti, Garcìa ha costruito un saggio intenso e ponderoso, andando alla ricerca delle fonti storiche della religione cristiana e soffermandosi in particolare su quelle del I secolo dopo Cristo. Senza preconcetti né apriorismi, ha analizzato, smontandole con l’utilizzo della ragione e dei fatti, le posizioni di coloro che si limitano a considerare Gesù un semplice personaggio di belle speranze e il cristianesimo un elenco di propositi etico-morali da prendere à la carte, e riaffermato l’attendibilità dell’annuncio cristiano attraverso la sua pretesa storica, che non può essere invalidata dalle discrepanze presenti nei racconti evangelici, quanto piuttosto confermata dall’origine aramaica dei testi (che risolve, secondo il teologo, le incongruenze causate dagli errori nelle traduzioni greche), e soprattutto dall’autenticità di fonti e testimonianze. Da quelle pagane ed ebraiche, tra cui Tacito, Svetonio, Giuseppe Flavio, a quelle cristiane, Vangeli, Atti degli Apostoli, lettere paoline.

Un percorso affascinante di analisi e scoperta della diffusione del cristianesimo prima in Palestina, poi in Asia Minore, quindi a Roma. Un viaggio nella rivelazione divina, in quel Dio che si fa uomo e presenza sulla terra. Perché la religione cristiana non nasce dal sentimentalismo né dall’invasamento settario di un gruppo di adepti. Ma da Gesù di Nazaret: il fatto concreto e reale da cui sprigiona la fede, l’avvenimento che diventa credo, Carità e Logos che si fondono nell’indissolubile. Rovesciando la pretesa di quanti vorrebbero poter separare l’unità e scindere la storia del figlio di Maria e Giuseppe dalla fede nel Cristo, che si riverbera ogni giorno sulla terra in virtù della resurrezione. Basta riconoscerlo, ed essere capaci di rispondere alla chiamata: “Voi chi dite che io sia?”.