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Il mondo al contrario: i veri laici stanno Oltretevere

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Il professor Ceccanti (dell’Ufficio Legislativo del ministero delle Pari Opportunità) autorevolmente sostiene che la nota della Conferenza episcopale italiana non può “obiettivamente” essere interpretata quale critica al disegno di legge del Governo su “Diritti e doveri dei conviventi (DICO)”. La nota anzi riconoscerebbe la necessità di un intervento a tutela dei diritti degli individui, nella cui direzione si muove appunto l’iniziativa governativa. Evviva! Finalmente grazie ai ministri Bindi e Pollastrini è stata riparata la breccia di Porta Pia!

Nonostante l’abilità dialettica di Ceccanti le cose non stanno esattamente così. La nota sostiene in realtà che il riconoscimento giudico delle convivenze è inaccettabile sul piano dei principi e  pericoloso sul piano sociale ed educativo. Semmai, sostiene la Cei il problema è individuare situazioni meritevoli di intervento legislativo a tutela dei diritti agli individui. In sintesi, la posizione della Cei può essere così riassunta: riconoscimento della convivenza NO – tutela dei diritti degli individui SI.

La proposta del Governo, partorita dopo mesi di faticosa gestazione interna alla maggioranza, segue invece uno schema opposto. Pur di raggiungere un precario equilibrio fra le diverse componenti, del disegno originario delle tutela delle coppie di fatto si è mantenuto il simulacro del piccolo “matrimonio”, ma lo si è progressivamente impoverito rispetto alle originarie ambizioni Pacsiste (senza naturalmente produrre in noi il minimo rimpianto!). Adozioni neanche a parlarne, niente diritti di mantenimento, pensione di reversibilità si vedrà (a babbo morto). Ciò che rimane è il principio (di alto valore simbolico!) del riconoscimento giuridico delle unioni di fatto. Peraltro scolorito a semplice scambio di raccomandate con ricevute di ritorno. La (presunta) tutela dell’uguaglianza e della libertà sessuale affidata a Poste Italiane s.p.a.

Si tratta, peraltro, di un simbolo gravido di implicazioni pericolose, perché inevitabilmente finisce per intaccare la tenuta di un istituto -  la famiglia - che avuto un ruolo decisivo nella storia della civiltà umana e che già oggi viene troppo spesso trascurata (vogliamo parlare del trattamento fiscale della famiglia?). Inoltre, in un ordinamento laico non dovrebbe esservi spazio per istituti giuridici di valenza meramente simbolica. Un ordinamento laico dovrebbe concentrarsi unicamente sui diritti e sui doveri degli individui. Ed è questo lo spazio per un intervento legislativo: la disciplina di quelle situazioni nelle quali gli individui non sposati rischiano di non poter godere di alcuni diritti, perché l’ordinamento ne affida l’esercizio al coniuge. Si pensi, ad esempio, all’assistenza in ospedale, alle decisioni in materia sanitaria  alle visite in carcere, alle disposizioni testamentarie. Si tratta, però, di situazioni che non riguardano solo i conviventi non sposati, ma potenzialmente possono riguardare tutti. Quello che la Chiesa ci dice è che il problema non è la formalizzazione del “matrimonietto”, ma l’ampliamento della sfera di libertà e di tutela della volontà degli individui. Secondo la Cei “l’obiettivo è perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare.“ Il paradosso è che sia Santa Romana Chiesa ad impartire una lezione di liberalismo e di laicità a tanta parte della cultura laica del nostro Paese.


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