Home News Il mondo è pericoloso ma non ci sono solo mostri dietro l’angolo

Se la tutela degli indifesi diventa ansia di controllo

Il mondo è pericoloso ma non ci sono solo mostri dietro l’angolo

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Ragazze sconsigliate da andare a scuola con gonna corta o pantaloni aderenti, per evitare di invogliare i pedofili nelle loro aberrazioni. Avviene a Glasgow, dove i genitori si sono visti recapitare una sollecitazione in questo senso dalla scuola; ma davvero è “colpa” delle vittime se dei pazzi usano violenza? C’è da riflettere, perché alla base della violenza pedofila c’è da una parte la pazzia, ma dall’altra c’è l’idea diffusa di vedere i bambini come oggetti, idea diffusa nella società postmoderna, dove il figlio “si sceglie”, si “decide”, si vuole “perfetto”; e si fa nascere solo se è conforme ai desideri dei genitori, e dunque della società. Sarebbe bene intervenire su questa idea oggettificante dell’infanzia, piuttosto che su qualche gonnellino.

Anche perché i bambini oggi sono sempre più vissuti come appendici dei genitori o della scuola e sono sempre più inetti, perché non autorizzati ad esprimersi. Questo ci riporta ad una recente mutazione genetica italiana: ai bambini è semplicemente vietato andare in giro da soli: la scuola non permette che i piccoli escano e vadano a casa da soli nonostante vi possa essere un’autorizzazione scritta dei genitori che lo permettono, come recentemente accaduto in Trentino e in altre parti del Paese. Qui si mischia la giusta cautela con l’iperprotettività, l’ansia di controllo e infine la scarsa capacità di dare fiducia in primis ai bambini, e poi al nostro prossimo. Perché è vero che in giro ci sono gli orchi, ma c’è anche brava gente. Ma se cidipingono in TV solo l’orrore, chi la vede più la gente per bene?

Insomma: in buona fede si diffonde il panico e arriva un solo segnale: diffidate di tutto e di tutti. E nessuno si stupisce. Perché è ormai normale pensare che “fuori” ci sia qualcuno pronto a fare del male. E c’è, certo; ma c’è anche la capacità di difendersi, e soprattutto non è la normalità della gente, e non si può impostare la vita pensando solo a difendersi, a creare muri, congegni antiincendio, antifurto, antiladri.

Ma da dove viene quest’ansia? Probabilmente dai fatti di cronaca, e in particolare da una cronaca che non sa parlare delle diecimila cose belle che accadono, ma moltiplica ed espande solo quelle brutte: tsunami, pedofili, suicidi. Ma probabilmente anche dal fatto che davvero pensiamo da “monadi”, cioè ci sentiamo tutti in antagonismo, in competizione, legati alla balla secondo cui “la mia libertà finisce dove inizia la tua”, che ci disegna come persone impaurite e capaci solo di vedere l’altro come un rivale e non pensiamo che le nostre libertà possano non solo collaborare, ma anche coincidere.

Questo sguardo in primo luogo fa vendere i giornali, e per questo TV e TG ne sono pieni; in secondo luogo è proprio quello che passiamo ai nostri figli, che restano diffidenti, incapaci di coalizzarsi, di ricercare di fare gruppo e comunità. Fine dell’associazionismo e della parola “solidarietà”. Tutti a vivere ognuno col proprio spauracchio: pedofili per i bambini, stupratori per le donne, e poi tsunami e catastrofi per tutti. Nessuno vuole buttare i bambini allo sbaraglio, ma siamo sicuri che questo “non voler far correre rischi ai bambini” non sia più una paura nostra, una nostra ansia verso la libertà che ci spaventa, verso l’altro che non comprendiamo più, che una reale tutela? Non ci sono più bambini nelle strade, coprifuoco totale: frutto di quattro delinquenti pedofili o della nostra insicurezza e  ansia di controllo?

 

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