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Il nostro trasporto aereo sconta la mancanza di strategie

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In attesa che il gruppo franco-olandese formuli la proposta industriale per l’acquisizione di Alitalia (prima metà di marzo), è bene interrogarsi sui possibili scenari che attendono il futuro della compagnia di bandiera, tenendo conto di una situazione politica che non è attualmente in grado di fornire indicazioni se non quelle tipiche del dibattito elettorale che, per forza di cose, sono più orientate a raccogliere consensi, che non a ragionare in termini di politica economica effettiva.

Un dato su tutti consiste però nella circostanza che la situazione di Alitalia si presenta drammatica sul piano finanziario (700.000 euro persi ogni giorno) e che tale dissesto non è più sostenibile neanche nel breve periodo, specialmente se le esigenze del vettore sfuggono alle leggi dell’economia d’azienda e finiscono per obbedire a quelle della politica, e a maggior ragione quando sono esaurite possibilità di finanziamento tipo “Mangozzi bonds”.

La materia trasportistica è “chiacchierata” da molti ma masticata da pochi, così come pochi sono rimasti gli esperti di settore dopo una generale caduta di interesse in Italia per la disciplina già a partire dagli anni 70. E’ forse per questo che lo Stato italiano, in mancanza di tecnici seri, si sia fin qui dimostrato cattivo imprenditore, trascinando Alitalia verso quello che di fatto è un vero e proprio fallimento finanziario, politico e gestionale.

La possibilità che un grande gruppo come AirFrance-Klm sia interessato all’acquisto di Alitalia deve essere visto positivamente, ma bisogna tener conto che le logiche trasportistiche saranno quelle del gruppo e che inevitabilmente vi saranno degli aggiustamenti “dolorosi” (comunque inevitabili qualunque sia la soluzione scelta dal Governo, visto che è impensabile e inaccettabile pensare di trasferire integralmente al futuro i dissesti di oggi). D’altra parte una soluzione italiana tipo AirOne non è del tutto credibile, a meno di ridurre drasticamente le prospettive e le ambizioni del trasporto aereo italiano.

È invece più su questo piano che la politica dovrebbe intervenire, assicurando prospettive di sviluppo infrastruttutale tali da consentire al nuovo soggetto capacità operative in una logica di sistema.

Questo ultimo aspetto richiama inevitabilmente il problema Malpensa che è la dimostrazione di come le infrastrutture non possono essere realizzate come punti isolati (un esempio tipico è quello relativo al sistema portuale delle penisola dove la conflittualità e la mancanza di un disegno strategico hanno condotto i porti al conflitto reciproco).

Malpensa, infatti, trova numerose difficoltà a raccogliere il suo traffico potenziale e la concorrenza con altri scali del nord è evidente.

La questione va invece affrontata secondo una logica trasportistica tenendo a mente almeno una delle numerose variabili che rilevano sul piano trasportistico: la capacità di fornire servizi a rete in modo da minimizzare quello che viene comunemente detto costo generalizzato degli spostamenti, ossia la somma tra costo monetario e costo temporale ( sempre espresso in termini monetari).

Meglio sarebbe se Malpensa iniziasse ad operare secondo logiche puramente trasportistiche, rinunciando ad essere forzatametne hub, gestendo gli slot come veri e propri assets, e guardando ad un mercato del trasporto aereo che da tempo ha superato i vecchi modelli monopolistici. Sembra pertanto assurdo che la possibilità di acquisire Alitalia da parte di AirFrance-Klm, sia legata al suo ridimensionamento.

È evidente che per i franco-olandesi Malpensa non “funziona” bene e che i soldi stanziati dal Governo non rappresentano elemento strategico di valutazione sufficientemente valido.

Un’ultima considerazione va fatta con riferimento al ruolo dei sindacati che, così come in moti altri comparti produttivi, dovrebbero fare u salto di qualità dando prova di maggior lungimiranza. Il benessere della classe lavorativa, quest’ultima si spera rappresentata dagli insiders e dagli outsiders, passa certamente per la tutela del lavoro ma ha, come prerequisito, l’esistenza stessa del lavoro che oggi si misura con la capacità dell’impresa,  siano esse punti infrastrutturali o aziende di servizio, di esistere in mercati aperti alla competizione.

Se non si lascia Alitalia libera di scegliere il proprio destino come azienda, il rischio non è soltanto che sparisca o diventi insignificante come insieme di beni materiali, ma che trascini con se un elemento chiave della gestione d’impresa: il fattore umano.

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1 COMMENT

  1. Similitudine Alitalia-Alfa Romeo
    Sta avvenendo con Alitalia lo stesso errore di Alfa Romeo, una azienda allora gestita( malissimo) dallo Stato e ridotta, pur facendo ottime auto, a rimetterci( all’epoca) un milione per ogni auto venduta
    Poi proprio il sig. Prodi. allora presidente dell’IRI, proprietaria dell’Alfa Romeo, inscenò il teatrino della falsa volontà di venderla alla Ford, fomentando così il popolo a dire ” mai agli americani, piuttosto meglio alla Fiat”
    e così fù, ma sapete per quale somma? ( fonte Quattroruote) MILLE LIRE, peraltro, beffa sulla beffa, mai pagate.
    Sappiamo poi cosa ne ha fatto la Fiat, macchine fotocopia delle Fiat, solo un po più veloci.
    Speriamo che il prossimo governo, se e quando ci sarà e chiunque sia, faccia prevalere ora la logica di mercato e non di mercatino rionale
    Cordialmente
    Un ex dipendente Alitalia per 32 anni

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