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Il paradosso della Repubblica presidenziale italiana

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Ilvo Diamanti è uno dei pochi editorialisti di Repubblica che fanno seriamente il loro mestiere di analisti politici. Si possono non condividere le sue tesi, ma certo la sua penna non è intinta nel fiele come quelle dei vari Rodotà, Saraceno, Urbinati etc. Nell’articolo ‘La deriva del partito personale’, ha scritto che in un “sistema privo di leader e di partiti”, “l’unico leader che goda di fiducia” è Napolitano.“Per propri meriti ‘personali’ ma anche perché non ha partito”.

Da ciò il paradosso di una Repubblica “presidenziale di fatto”. La sensazione è questa ma non ha nulla di esaltante: la Repubblica presidenziale, infatti, nasce da una versione esigente della democrazia che affida l’elezione del Capo dello Stato, garante supremo della legalità costituzionale, al popolo chiamato a scegliere tra competitori ciascuno dei quali esprime una ‘cultura’ storica e presenta un programma. Napolitano non è stato eletto da nessuno: la sua autorità poggia solo sulle macerie dei partiti.

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2 COMMENTS

  1. Al solito, Repubblica sbaglia
    Di grazia, quali sarebbero i meriti personali di Giorgio Napolitano? Il pregresso comunista e liberticida? Una vita da invisibile gregario in una compagine regolarmente foraggiata da una potenza nemica? La fortuna di essersi trovato (inspiegabilmente) senatore a vita nel momento in cui una demenziale coalizione di governo prendeva temporaneamente (e con ampio ricorso al broglio) il potere? Eviterei di fare della sua inveterata tendenza alla esternazione una medicina salva patria. Piuttosto, restituirei ad essa la giusta prospettiva: una frequente ed immotivata intromissione nella vita politica della Nazione.

  2. Costituzione formale e materiale: forse Casini costituzionali
    Come illustra Marco 03/08/11 12:54 – pur sorvolando ad altezza interplanetaria sul fatterello che la figura del Presidente della Repubblica Italiana, è quella di un irresponsabile eletto di seconda mano senza alcuna approvazione e verifica diretta del cittadino elettore e contribuente – bisogna comunque riconoscere che nella fattispecie la storia personale è quantomeno modesta, contrassegnata dalla ligia imprescindibile osservanza alle direttive. Alla luce di ambedue le considerazioni ci si potrebbe ingenuamente attendere un comportamento sobrio – tale da incontrare le più ampie condivisioni nel corpo elettorale – nell’espletamento delle proprie prerogative e funzioni, per non ingenerare fastidiose perplessità. Peraltro in questa confusionaria temperie politica e costituzionale si devono ascoltare, tuttora di nuovo e sempre, nefasti vaneggiamenti di odiosa e golpista stravaganza sulle candidature per la carica istituzionale di Presidente del Consiglio. Sono proposte che calano – per bocca di chi con petulante prosopopea si autodefinisce serio e responsabile – da una specie di giulivo e inglorioso Walhalla, che pullula di antichi colpevoli passati di cottura, ma ben attenti a proseguire nei loro tradizionali notturni banchetti.

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