Il Parlamento più snello ci farebbe guadagnare 800 milioni di euro
26 Maggio 2009
Quando il premier Silvio Berlusconi ha affermato che il parlamento italiano è pletorico e che egli intende promuovere una legge di iniziativa popolare per ridurre il numero dei deputati e dei senatori, si è diffuso fra i parlamentari di centro e di sinistra e nei rispettivi partiti e nei giornali di opinione un coro di critiche.
Lo si è accusato di essere contro il parlamento, come istituzione, quasi un golpista. Poiché egli aveva osservato che il Senato degli Usa consta di cento membri, si è sostenuto, con terrore, che Berlusconi, questo eversivo, vorrebbe che la Camera e il Senato italiani fossero di 100 membri ciascuno, 200 parlamentari soltanto Contro i mille circa attuali, distribuiti fra la Camera che ne conta 630 , di cui 612 eletti in Italia e il Senato della Repubblica, che ne conta 315. Una decimazione. Orrore. Ma la gente plaudiva all’idea del premier.
Adesso Berlusconi, continuando a battersi per la legge di iniziativa popolare, ha chiarito che la proposta che intende promuovere consiste nel dimezzamento dei membro della Camera e del Senato. Per conseguenza ci sarebbero 350 deputati e 157 senatori. A questo punto, è cominciata la ammuina. Tutti i partiti che prima avevano dichiarato che Berlusconi è un eversivo, hanno cambiato registro e hanno rammentato che ciascuno di loro aveva elaborato una proposta legislativa di riduzione del numero dei parlamentari. Risultano, adesso, tutti “anticipatori”. Il fatto che Berlusconi voglia operare con una legge di iniziativa popolare ora non è più eversivo, è semplicemente una imitazione di ciò che loro “per primi” avevano sostenuto. Quello berlusconiano è un diversivo per non discutere di altre “ben maggiori questioni”.
Il benaltrismo è una vecchia malattia politichese per rifuggire dalle riforme sgradite. Il mutamento di registro, per altro, oltreché la necessità di fare macchina indietro, per evitare l’impopolarità, ha anche un’altra spiegazione. Infatti dato che l’Italia ha 50 milioni scarsi di elettori (di cui 1,5 milioni residenti all’estero), adesso c’è un deputato ogni 70 mila elettori residenti in Italia e un senatore ogni 140 mila.
In Italia ci sono 26 collegi elettorali, con una media di 23 deputati per collegio elettorale. Dunque in linea teorica, senza soglia di sbarramento, di media, basta il 4,23 per cento per eleggere un deputato. Un buon humus per la partitocrazia capillare. Con 100 deputati occorrono invece circa 480 elettori per eleggerne uno e molti partiti, a questo punto, si sentirebbero decimati. C’è di più. Portando a 100 il numero di deputati con 26 collegi elettorali ci sarebbero solo 4 deputati di media per collegio elettorale. Occorrerebbe il 25 per cento ei voti per eleggerne uno. E in molti collegi lo stesso Pd potrebbe non eleggerne nemmeno uno, dato che molti sondaggi lo danno, a livello nazionale, fra il 23 e il 27 per cento. E tale media risulta dalle regioni rosse ove esso supera spesso il 40 per cento e le altre ove è spesso ben sotto il 25 per cento. Con 306 deputati e 26 collegi elettorali il numero dei deputati per collegio salirebbe, di media a 12. Pertanto occorrerebbe lo 8,33 per cento per eleggerne uno.
Lo spettro della decimazione si riduce grandemente, per tutti i partiti presenti nell’attuale parlamento. Dunque ora la legge di iniziativa popolare non è più una mannaia per la partitocrazia, quindi il registro dei commenti a Berlusconi cambia. Tuttavia non si sente ancora dire una cosa fondamentale, ossia che quella che Berlusconi propone non è una fra le tante riforme, è la madre di tutte le riforme. Infatti il costo attuale della Camera dei deputati è di oltre un miliardo di euro annui, quello del Senato circa la metà. Se il Senato e la Camera scendessero da mille membri a 200, la spesa scenderebbe a circa un quinto, attorno ai 400 milioni. Il risparmio sarebbe attornio a 1,2 miliardi.
Con la proposta di Berlusconi del taglio a metà, il risparmio è comunque di circa 800 milioni.
Attualmente un onorevole costa circa 1,8 milioni fra la sua retribuzione lorda, i benefici collaterali, il costo di struttura e il costo dei pensionati (ex parlamentari e pensionati del personale della struttura). Dunque una cifra impressionante, che per altro non comporta una efficiente produzione delle leggi, che viaggiano fra le 14 commissioni della Camera, l’aula della Camera e le 14 Commissioni del Senato e la sua aula, con un sistema di bicameralismo perfetto. Non ha forse ragione Berlusconi ad affermare che con questa ingombrante macchina parlamentare non è possibile fare le riforme che si chiedono, anche perché il governo e il suo presidente hanno limitati poteri, rispetto al parlamento?.
Per di più la Camera e il Senato sono attualmente caratterizzati da un alto tasso di assenze, sicché mentre la pletora di parlamentari rende lente le procedure, moltiplicando gli emendamenti, gli aventi diritto a parlare nelle sedute, che diventano molto lunghe e si moltiplicano, una parte dei parlamentari le diserta e fa votare gli altri al loro posto come i ragazzi negligenti che copiano il compito in classe da quelli diligenti che sono stati attenti e assidui alle lezioni.
Nonostante ciò, si afferma , erroneamente da parte della Lega Nord, che la madre di tutte le riforme è quella federalista. Ma ciò è sbagliato. Per fare in modo che il federalismo non nasca all’insegna di più spesa, ma di meno spesa, bisogna che si faccia una politica di efficienza nella pubblica spesa. E anche tutte le altre riforme, che sono sul tappeto o possono esserlo, riguardano la pubblica spesa: così quella della scuola con la riduzione del numero di maestri e docenti delle scuole elementari e medie, quella dell’Università, con la riduzione del numero di professori per corso di laurea mediante la introduzione, fra i docenti, della figura degli assistenti con contratto a tempo determinato e mediante la soppressione di corsi di laurea con pochi studenti.
La riforma della Pubblica Amministrazione del Ministro Brunetta, con la regola che gli assenteisti recidivi possono essere licenziati, mira a produrre di più con meno addetti. Le riforma per aumentare l’età di pensione delle donne a 65 anni, mira a ridurre la spesa pensionistica. La abolizione delle province, che alcuni vorrebbero, comporta anche essa un taglio di spese. E le province sono 107 . In ogni provincia ci sono 24 consiglieri se essa ha meno di 300 mila abitanti. I consiglieri salgono a 30 per quelle con più di 300 mila, per poi aumentare per le province maggiori. Calcolando una media di 30 consiglieri per Provincia, in Italia abbiamo 3 mila consiglieri provinciali.
Di fronte alla proposta di Berlusconi di una legge di iniziativa popolare per ridurre i parlamentari da mille a cinquecento, ciascun partito ora ha ricordato di avere avanzato proposte simili. Non so se è vero o falso e quanti siano i tagli di parlamentari di tali proposte. Ma se tali proposte fossero state così numerose, come mai non se ne è fatto nulla? La risposta sembra essere che il parlamento non è disposto a fare una riforma seria di sé medesimo se non ve ne sarò costretto. Ma come è possibile per i parlamentari sostenere riforme con tagli di spesa, come quelle indicate, in modo credibile e accettabile per la pubblica opinione, e per coloro che ne dovrebbero sopportare il sacrificio, se il parlamento non riforma prima sé stesso? Come può pretendere di cercare la pagliuzza o il travicello nell’occhio altrui, se prima esso non toglie la trave che ha nel proprio? Medico, che suggerisci medicine e terapie per gli altri, non vedi che devi curare te stesso?
