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Il Pd a napoli è stretto in una morsa e De Magistris punta su Ranieri

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“Vengo anch’io?”. “No, tu no!”. Potremmo riassumere con questo allegro motivetto ciò che sta accadendo all’interno del centrosinistra napoletano. Da una parte il grande sconfitto, il Partito democratico; dall’altra il vincitore del primo turno, Luigi De Magistris, il candidato dipietrista contro tutto e contro tutti. I democratici, seppure in ordine sparso, dichiarano che al ballottaggio daranno il loro appoggio all'ex pm, che, invece, da parte sua chiude a qualsiasi apparentamento, ma lascia la porta aperta a chiunque voglia credere nel suo progetto.

Ed ecco che i vertici del Partito Democratico si trovano stretti in una morsa: da una parte la decisione di appoggiare apertamente Luigi De Magistris - che significa rinnegare quanto dichiarato durante le primarie, dimenticando la guerra che c’è stata – dall'altra la necessità politica di non tirare la volata a Lettieri e di evitare di condannarsi alla totale uscita di scena. Di certo c'è che l’appoggio a De Magistris rende il Pd un partito al servizio di quello che fino a pochi giorni fa è stato un avversario politico, con la conseguenza inintenzionale di rafforzare ancora di più il partito di Di Pietro a livello nazionale e la leadership di De Magistris sul territorio.

Inoltre, il Pd si troverà in una posizione di subalternità non solo politica, ma anche culturale; infatti, lo sforzo compiuto in questi anni per ammorbidire i toni giustizialisti e dare una vernice moderata e riformista al partito sembrano destinati a vanificarsi. Come se non bastasse, un altro schiaffo è arrivato in queste ore proprio da De Magistris, che ha stretto un patto d’acciaio con Umberto Ranieri, leader della corrente riformista del Pd e dirigente nazionale, il quale era stato in corsa alle primarie di inizio anno e si era scontrato con il contestato vincitore, l'ex delfino di Bassolino, Andrea Cozzolino.

Insomma, un groviglio davvero difficile da districare; resta il fatto che qualunque cosa deciderà di fare il Pd, dovrà fare i conti con un evidente imbarazzo e non poche difficoltà. Sono ancora troppo freschi i colpi bassi che si sono scambiati Pd e Idv prima delle elezioni e quando De Magistris afferma di non volersi apparentare, dato che non gli interessa mettere un bollino vicino al suo nome, forse dice tra le righe qualcosa che non può dire apertamente. E, cioè, che al ballottaggio non si vince sommando algebricamente i voti ottenuti dai vari partiti e che se qualche napoletano lo ha votato perché rappresentava il “nuovo” rispetto al Pd, vedendo riformarsi la stessa compagine che ha affossato Napoli potrebbe cambiare idea. Sa bene che una cosa è l’appoggio formale e altra cosa è l’appoggio sostanziale.

Del resto, i (tanti) delusi del Pd hanno preferito De Magistris, che ha sfruttato principalmente il voto di protesta; i delusi del Pdl, invece, è più probabile che rientrino in quella fetta di elettorato che ha preferito starsene a casa. Un atteggiamento che deve certamente far riflettere il partito del Cavaliere e i suoi dirigenti campani, ai quali si chiede conto di un risultato al di sotto delle aspettative e dai quali si pretende, adesso, un cambiamento di rotta per non perdere la partita napoletana.

L’elezione di De Magistris a sindaco di Napoli trasferirebbe nel capoluogo campano tutti gli scontri nazionali e, ciò che è peggio, una concezione della politica di stampo radicale che non ha gli strumenti per fronteggiare in modo razionale i tanti problemi di Napoli, che, anziché diminuire, aumenterebbero. In definitiva, l’eventuale elezione di De Magistris non conviene proprio a nessuno: non conviene al Pd, che vedrebbe vanificati tutti i suoi sforzi riformisti e che si avvierebbe ad essere ancora più subalterno all’Italia dei Valori; ma non conviene neppure a Di Pietro, che sembra sempre più preoccupato dell'eventualità che l'appeal di De Magistris possa offuscare la sua leadership; e, soprattutto, non conviene a Napoli, una città che ha bisogno di essere amministrata con senso di responsabilità politica, caratteristica molto lontana dai toni “forcaioli” dei dipietristi.

 

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1 COMMENT

  1. mi complimento per l’analisi
    mi complimento per l’analisi chiara ed esaustiva ma la chiusa non mi convince granchè.
    penso che un De Magistris sindaco di Napoli sarebbe un bene non solo per i napoletani ma per l’Italia tutta.
    In una città così “difficle”,una
    Amministrazione che governi con valore morale e senza lobby partitiche sarebbe epocale e servirebbe da banco di prova per tutto il Paese,un segnale che in Italia si puo “governare”.
    Detto questo non credo che De Magistris ce la possa fare proprio per gli stessi motivi di cui sopra e questo non è detto sia un male per De Magistris stesso

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