Il processo alla spia che imbarazza il governo spagnolo
02 Febbraio 2010
Continua davanti al Tribunale provinciale di Madrid, a porte rigorosamente chiuse, il processo all’ex agente dell’Intelligence Roberto Florez, accusato di tradimento per i rapporti intrattenuti coi colleghi russi, a cui avrebbe offerto informazioni prezzolate di grande importanza per il governo spagnolo.
Arrestato a Tenerife nel 2007, Florez, secondo i magistrati iberici, che sono in possesso di diverse prove cartacee, sarebbe stato in contatto con Petr Melnikov, dal 2000 al 2003 diplomatico di Mosca in servizio all’ambasciata nella capitale spagnola, destinatario d’una proposta irresistibile: l’intero organigramma, con particolareggiate funzioni, del servizio segreto al lavoro presso la monarchia di Juan Carlos, per la modica spesa di centocinquantamila euro.
Florez, nelle prime dichiarazioni a difesa, si è giustificato in modo vario e apparentemente confuso, motivando il possesso del materiale scottante come normale svolgimento dei compiti assegnati dai superiori.
Peccato che in un’epistola indirizzata a Melnikov nel dicembre 2001 la stessa spia scrivesse che era sua intenzione collaborare con Mosca “perché persona di sinistra, con una posizione personale avversa agli Stati Uniti”, e che, nel periodo immediatamente successivo, non poche operazioni dei Servizi spagnoli in Russia siano saltate a causa di provvidenziali soffiate.
Nella sua recente testimonianza, Alberto Saiz, fino alla metà dello scorso anno direttore del CNI, costretto suo malgrado a riapparire in pubblico dopo le polemiche legate al forzoso addio, ha confermato la versione servita alla stampa al momento dell’arresto del suo sottoposto nel 2007, tacendo, in omaggio alla ragion di Stato, su dettagli che presumibilmente ben conosce.
Alcuni osservatori rilevano come non sia nell’interesse dell’esecutivo di Zapatero guastare i rapporti con Putin e Medvedev, e che, infine, dal processo madrileno potrebbe uscire un esito pilatesco, più attento agli equilibri politici che alle istanze di reale giustizia, benché la procura abbia chiesto per Florez 12 anni di carcere.
Comunque vada, le stanze del Centro Nacional de Inteligencia non sembrano trovar pace.
Il passato insegue inesorabile chi lavora a un futuro meno problematico.
