Home News Il ricordo vivo di Oriana a un anno dalla morte

Il ricordo vivo di Oriana a un anno dalla morte

0
2

Quando un anno fa Oriana Fallaci morì, in una breve dichiarazione che mi fu chiesta, la ricordai partendo da un’affermazione pregiudiziale: Oriana era una donna di sinistra. Non fu soltanto l’antidoto a ogni tentazione di strumentalizzare, che in chi fa politica si produce con naturale spontaneità e dalla quale è bene sempre tenere distante gli amici e l’amicizia. Fu, soprattutto, un modo per onorare ciò che avevo compreso di lei, delle sue convinzioni più intime, in circa un anno di serrate e lunghissime conversazioni telefoniche.

Oriana aveva principi profondi, radicati, che aveva assimilato in gioventù attraverso l’educazione paterna; aveva confermato nell’adolescenza quando, come ricordava con un po’ troppa enfasi “aveva fatto la resistenza”; aveva sedimentato nel corso della vita attraverso gli affetti, gli amori, le avventure, le parole, il lavoro. A quel patrimonio non intendeva rinunciare. Neppure dopo che l’11 settembre scoppiò con la forza di una bomba nella sua esistenza. Non per questo, però, chiuse gli occhi di fronte alla realtà, fermò il suo cervello che domandava di capire, frenò l’urgenza della scrittura come mezzo per comunicare in forma semplice ciò che le era costato fatica e contorsione.

Si riprendano i suoi scritti. Si rileggano le illuminanti conversazioni che Riccardo Mazzoni ha avuto il merito di farci conoscere dopo la sua morte. Si comprenderà come la ricatalogazione del suo pensiero sia stata, in realtà, un processo. Man mano che procedeva la comprensione di ciò che era accaduto nel mondo, Oriana si rendeva conto che quei principi di giustizia, libertà, dignità ai quali aveva ispirato la sua esistenza avrebbero richiesto, per affermarsi, strumenti e azioni differenti da quelle che lei aveva fino ad allora concepito.

E così allargò lo spettro delle sue opzioni politiche. Accettò di mettere in discussione le convinzioni più radicate. Si sforzò di comprendere come sotto le macerie delle due torri, oltre al diritto internazionale ufficiale e alla “geopolitica corretta” rischiasse di rimanere soffocata un’intera civiltà. E seppe trovare le parole per rendere le connessioni più profonde tra la guerra che nella storia cambia forme e modi d’esplicarsi pur restando sempre maledettamente guerra, gli equilibri del mondo, la forza delle religioni e la dignità delle persone. Lei, anticlericale orgogliosa e impenitente, seppe così aprire il suo cuore alle ragioni più profonde del cristianesimo. Cessò di considerarle scontate. Per questo cercò il dialogo con il Papa e trovò in un prete cattolico un rifugio, anche personale.

Oriana è morta a Firenze, a pochi metri dalla cupola del Brunelleschi e con i rintocchi del campanile che raggiungevano come una eco il suo udito sempre più flebile. Monsignor Fisichella gli teneva la mano. E fuori dalla clinica, mentre un manipolo di militanti di Forza Italia capeggiati da Paolo Amato cercava i modi più acconci per onorarne il trapasso, già allora iniziò ad avvertirsi la sorda ostilità della sinistra ufficiale che da troppo tempo è al governo della città.

Questa ricostruzione non è un tentativo d’appropriazione, che sarebbe indebita. Vorrebbe essere, piuttosto, il drammatico inizio di una riflessione sulla coerenza in politica. Essa non può essere liquidata, in omaggio ad un pragmatismo privo di fondamenta. Ma non può neppure essere ricercata, come hanno fatto tanti microcefali critici di Oriana, in nome e per conto delle ideologie fallite che hanno infarcito le tragedie del Novecento.

C’è una coerenza più profonda e che merita più rispetto, che sgorga da quell’insondabile connessione della mente e del cuore. Oriana seppe interpretarla senz’altro con intelligenza; a volte con esasperante pressione ma sempre con onestà.

Con il trascorrere del tempo la sua traiettoria sarà sicuramente compresa anche dal mondo dal quale proveniva. Accadrà quando le ragioni della politica politicienne e della convenienza consentiranno a tanti d’aprire gli occhi e guardare indietro. E’ stato questo, d’altro canto, il destino che è toccato a tanti. Speriamo solo che anche questa volta non sia troppo tardi.   

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here