Il rinnovamento della Chiesa passa per la Tradizione

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Il rinnovamento della Chiesa passa per la Tradizione

16 Marzo 2008

Il teologo e Cardinale Joseph Ratzinger non ebbe peli sulla
lingua nel colloquio con Vittorio Messori, dato alle stampe con il titolo Rapporto sulla fede nel 1985 (Edizioni
Paoline). Un confronto con questo decisivo documento ci richiamerà alla radice delle
verità contenute nel bellissimo libro-intervista di Alessandro Gnocchi e Mario
Palmaro, Rapporto sulla Tradizione. A
colloquio con il successore di Monsignor
Lefebvre
,
uscito recentemente per i tipi della Cantagalli, vivace e
creativa casa editrice di Siena (pp.96, € 11,25). E chi è il successore di
Monsignor Lefebvre, il demonio per i cattoprogressisti, il clericofascista in
odore non di santità, ma di lager (per gli altri, ovvio)?

Ebbene, questo tipo
audace e, come il Ratzinger dell’altro rapporto, senza peli sulla lingua è
Monsignor Fellay, il Superiore Generale della celeberrima e famigerata
Fraternità Sacerdotale San Pio X. Uno strano posto in cui si pretende
addirittura di formare, udite udite, dei “veri” sacerdoti, come si diceva una
volta o, ma qui il caso è da indagine della Procura della Repubblica, finanche
dei “santi” sacerdoti: roba da matti, nel microcosmo cattoprogressista, così
reazionario da non accorgersi della forza vitale ed espansiva di una realtà
come questa singolare ed affascinante Fraternità Sacerdotale. Con numeri di
tutto rispetto: una realtà ecclesiale, osservata con attenzione somma e senza
rigore censorio anche dall’attuale Pontefice, presente in 30 Paesi e che riesce
a servire con il suo apostolato altri 31. Presente anche in Italia, fin
dall’inizio degli anni ’70, il periodo d’oro dei padri Sorge e Calducci e del
refrain similbolscevico dell’ “evangelizzazione e promozione umana”. Quasi
parallelamente al dipanarsi del tema dell’evangelizzazione e promozione umana,
venivano aperte le prime case della Fraternità, nel 1974: ma in questo caso,
non vi sono convergenze parallele, ve lo assicuro. Qualche altra cifra.

471
sacerdoti; 182 seminaristi; 90 fratelli laici; 157 suore; 74 oblate; 5 conventi
di carmelitane; un notevole numero di ordini religiosi, di rito sia latino che
orientale, affiliati. Niente male, dunque. Ebbene, l’attuale Benedetto XVI, che
ha deposto la “smoking gun” contro la tempia degli eredi di Lefebvre, già in
quel rapporto sulla fede diceva roba niente male contro il progressismo e
sparava non a salve. Rinfreschiamoci un po’ la memoria: “Bisogna decisamente
opporsi a questo schematismo di un prima
e di un dopo nella storia della
Chiesa, del tutto ingiustificato dagli stessi documenti del Vaticano II che non
fanno che riaffermare la continuità del cattolicesimo. Non c’è una Chiesa “pre”
o “post” conciliare: c’è una sola e unica Chiesa che cammina verso il Signore,
approfondendo sempre di più e capendo sempre meglio il bagaglio di fede che
Egli stesso le ha affidato. In questa storia non ci sono salti, non ci sono
fratture, non c’è soluzione di continuità. Il Concilio non intendeva affatto
introdurre una divisione del tempo della Chiesa”. Vallo a spiegare al Card.
Martini ed  a Enzo Bianchi…

L’intervista
di Mons. Fellah è intessuta da cima a fondo di questo pensiero, che afferma,
dal suo punto di vista, una sola cosa: questa continuità, nella Chiesa, ha
sempre avuto un nome, semplice e glorioso: Tradizione. Et voilà! Il re è dunque
nudo, finalmente. Alla buon’ora. Con Benedetto XVI, soprattutto dopo la
pubblicazione del Motu Proprio sulla Messa Tridentina, la partita del dialogo
autentico e serrato, dunque cattolico, con i cosiddetti “tradizionalisti”, non
solo si riapre, ma diventa affascinante e teologicamente stupefacente. Eh già,
perché questi sacerdoti, tosti e preparati, non balbettano quando devono dire
la verità e anche quando devono sconcertare; essi non temono di dichiarare: non
siamo lefebvriani, siamo cattolici. Tradotto in italiano. Non ci interessano né
le sette, né i movimenti di nicchia, ma la grande e Santa Romana Chiesa. Tutto
qua. E questa è, per loro, come per tutti i cattolici non impaniati nella
menzogna ideologica cattoprogressista, la vera riforma della Chiesa: il suo
essere di Cristo. Che scandalo! Oportet ut scandala eveniant, evidentemente.

Cosa chiede in fondo la
Fraternità
? Una cosa tanto logica quanto oggi necessaria,
visto il grave stato di crisi della Chiesa; lo dice Fellah: “Il Motu proprio, dichiarando la Messa Tridentina mai abrogata,
non solo ne autorizza universalmente la celebrazione, ma riabilita, di fatto,
tutti i sacerdoti che hanno conservato sempre questo rito. Attraverso il ritiro
del decreto di scomunica noi chiediamo qualcosa di analogo a di parallelo. La
riabilitazione come tale non tanto delle nostre persone, ma della Tradizione
intramontabile della Chiesa Cattolica” (p.37). Sappiamo che mons. Lefebvre fu
scomunicato latae sententiae nel 1988 dopo aver consacrato quattro Vescovi, ma
ciò che non sappiamo è che questo scorbutico e tenace pastore della Chiesa
sapeva di essere un “rinnovatore” quando parlava di Tradizione, perché non vi è
renovatio nella Chiesa senza Traditio.

Ma rileggiamo ancora il Ratzinger del
1985: “Bisogna ricreare un clima autenticamente cattolico, ritrovare il senso della Chiesa come Chiesa del Signore,
come spazio reale della presenza di Dio nel mondo” (p.48). Quasi alla lettera
lo stesso concetto. Forse, allora, chi ama davvero la Chiesa cattolica come tale
non può che aderire alla Traditio come cifra della renovatio. Sì, direi che le
cose stiano proprio in questi termini. Per meglio far comprendere tutto questo,
Mons. Fellah esclamò, in un colloquio del 2005 con il partner del dialogo
designato dalla Santa Sede, Mons. Castrillon Hoyos: “Per favore, dimenticatevi
per un istante della Fraternità. Pensate alla Chiesa, pensate al problema
interno alla Chiesa e vedrete che la Fraternità cesserà di essere un problema”. Parole
sante.