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Il rinnovamento della Chiesa passa per la Tradizione

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Il teologo e Cardinale Joseph Ratzinger non ebbe peli sulla lingua nel colloquio con Vittorio Messori, dato alle stampe con il titolo Rapporto sulla fede nel 1985 (Edizioni Paoline). Un confronto con questo decisivo documento ci richiamerà alla radice delle verità contenute nel bellissimo libro-intervista di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Rapporto sulla Tradizione. A colloquio con il successore di Monsignor Lefebvre, uscito recentemente per i tipi della Cantagalli, vivace e creativa casa editrice di Siena (pp.96, € 11,25). E chi è il successore di Monsignor Lefebvre, il demonio per i cattoprogressisti, il clericofascista in odore non di santità, ma di lager (per gli altri, ovvio)?

Ebbene, questo tipo audace e, come il Ratzinger dell’altro rapporto, senza peli sulla lingua è Monsignor Fellay, il Superiore Generale della celeberrima e famigerata Fraternità Sacerdotale San Pio X. Uno strano posto in cui si pretende addirittura di formare, udite udite, dei “veri” sacerdoti, come si diceva una volta o, ma qui il caso è da indagine della Procura della Repubblica, finanche dei “santi” sacerdoti: roba da matti, nel microcosmo cattoprogressista, così reazionario da non accorgersi della forza vitale ed espansiva di una realtà come questa singolare ed affascinante Fraternità Sacerdotale. Con numeri di tutto rispetto: una realtà ecclesiale, osservata con attenzione somma e senza rigore censorio anche dall’attuale Pontefice, presente in 30 Paesi e che riesce a servire con il suo apostolato altri 31. Presente anche in Italia, fin dall’inizio degli anni ’70, il periodo d’oro dei padri Sorge e Calducci e del refrain similbolscevico dell’ “evangelizzazione e promozione umana”. Quasi parallelamente al dipanarsi del tema dell’evangelizzazione e promozione umana, venivano aperte le prime case della Fraternità, nel 1974: ma in questo caso, non vi sono convergenze parallele, ve lo assicuro. Qualche altra cifra.

471 sacerdoti; 182 seminaristi; 90 fratelli laici; 157 suore; 74 oblate; 5 conventi di carmelitane; un notevole numero di ordini religiosi, di rito sia latino che orientale, affiliati. Niente male, dunque. Ebbene, l’attuale Benedetto XVI, che ha deposto la “smoking gun” contro la tempia degli eredi di Lefebvre, già in quel rapporto sulla fede diceva roba niente male contro il progressismo e sparava non a salve. Rinfreschiamoci un po’ la memoria: “Bisogna decisamente opporsi a questo schematismo di un prima e di un dopo nella storia della Chiesa, del tutto ingiustificato dagli stessi documenti del Vaticano II che non fanno che riaffermare la continuità del cattolicesimo. Non c’è una Chiesa “pre” o “post” conciliare: c’è una sola e unica Chiesa che cammina verso il Signore, approfondendo sempre di più e capendo sempre meglio il bagaglio di fede che Egli stesso le ha affidato. In questa storia non ci sono salti, non ci sono fratture, non c’è soluzione di continuità. Il Concilio non intendeva affatto introdurre una divisione del tempo della Chiesa”. Vallo a spiegare al Card. Martini ed  a Enzo Bianchi…

L’intervista di Mons. Fellah è intessuta da cima a fondo di questo pensiero, che afferma, dal suo punto di vista, una sola cosa: questa continuità, nella Chiesa, ha sempre avuto un nome, semplice e glorioso: Tradizione. Et voilà! Il re è dunque nudo, finalmente. Alla buon’ora. Con Benedetto XVI, soprattutto dopo la pubblicazione del Motu Proprio sulla Messa Tridentina, la partita del dialogo autentico e serrato, dunque cattolico, con i cosiddetti “tradizionalisti”, non solo si riapre, ma diventa affascinante e teologicamente stupefacente. Eh già, perché questi sacerdoti, tosti e preparati, non balbettano quando devono dire la verità e anche quando devono sconcertare; essi non temono di dichiarare: non siamo lefebvriani, siamo cattolici. Tradotto in italiano. Non ci interessano né le sette, né i movimenti di nicchia, ma la grande e Santa Romana Chiesa. Tutto qua. E questa è, per loro, come per tutti i cattolici non impaniati nella menzogna ideologica cattoprogressista, la vera riforma della Chiesa: il suo essere di Cristo. Che scandalo! Oportet ut scandala eveniant, evidentemente.

Cosa chiede in fondo la Fraternità? Una cosa tanto logica quanto oggi necessaria, visto il grave stato di crisi della Chiesa; lo dice Fellah: “Il Motu proprio, dichiarando la Messa Tridentina mai abrogata, non solo ne autorizza universalmente la celebrazione, ma riabilita, di fatto, tutti i sacerdoti che hanno conservato sempre questo rito. Attraverso il ritiro del decreto di scomunica noi chiediamo qualcosa di analogo a di parallelo. La riabilitazione come tale non tanto delle nostre persone, ma della Tradizione intramontabile della Chiesa Cattolica” (p.37). Sappiamo che mons. Lefebvre fu scomunicato latae sententiae nel 1988 dopo aver consacrato quattro Vescovi, ma ciò che non sappiamo è che questo scorbutico e tenace pastore della Chiesa sapeva di essere un “rinnovatore” quando parlava di Tradizione, perché non vi è renovatio nella Chiesa senza Traditio.

Ma rileggiamo ancora il Ratzinger del 1985: “Bisogna ricreare un clima autenticamente cattolico, ritrovare il senso della Chiesa come Chiesa del Signore, come spazio reale della presenza di Dio nel mondo” (p.48). Quasi alla lettera lo stesso concetto. Forse, allora, chi ama davvero la Chiesa cattolica come tale non può che aderire alla Traditio come cifra della renovatio. Sì, direi che le cose stiano proprio in questi termini. Per meglio far comprendere tutto questo, Mons. Fellah esclamò, in un colloquio del 2005 con il partner del dialogo designato dalla Santa Sede, Mons. Castrillon Hoyos: “Per favore, dimenticatevi per un istante della Fraternità. Pensate alla Chiesa, pensate al problema interno alla Chiesa e vedrete che la Fraternità cesserà di essere un problema”. Parole sante.

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1 COMMENT

  1. HO TRASMESSO QUELLO CHE HO RICEVUTO
    Mons.Marcel Lefebvre,non ha fatto altro che trasmettere ai fedeli la fede,ai candidati al sacerdozio lo stesso sacerdozio di cui moltissime schiere di Santi anno attinto la grazia.Ha portato in terra di missione la buona novella,l’annuncio che IL SIGNORE è RISORTO lo stesso annuncio che gli Apostoli portarono fino ai confini del mondo.ANDATE è BATTEZZATELI NEL NOME DEL PADRE DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO questo monsignore ha fatto con il concilio la chiesa si è arrenata,la barca di Pietro sembra che sia rimasta intrappolata nella tempesta delle nov ità.Novità che di cattolico non ha niente che la bimillenaria tradizione era diventata una sorte di parente scomodo che bisognava rilegare in un angolo.La SANTA MESSA di sempre bisognava smembrarla nel contenuto più Santo infatti la messa che ne è venuta fuori dal concilio non è altro che la brutta copia della messa anglicana.La MESSA di San PIO V è completamente differente essa mantiene integra l’essenza più grande che non è altro che il SACRIFICIO DELLA CROCE Cristo agonizzante vivo in mezzo a noi. Questo il SANTO VESCOVO Lefebvre a sempre cercato di difendere e tutti i sacerdoti e i vescovi della FRATERNITà SAN PIO X preghiamo affinchè DIO BUONO è MISERICORDIOSO susciti nella sua Chiesa vescovi santi che pongano fine allo scandalo del concilio vaticano II

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