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Alla ricerca dell'oste perduto

Il servizio è smart ma al “Riccioli” non mancano squisitezze ed eleganza

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Dopo qualche tempo di abbandono, torniamo oggi alla categoria dei "ristoranti di servizio", sebbene intesa, questa volta, in maniera affatto diversa dal consueto.

Come forse i lettori ricorderanno, dando pubblica dimostrazione di una noiosa mania classificatoria, a suo tempo stabilimmo di qualificare alla stregua di ristoranti di servizio dei locali dove si mangia nient’affatto male, i quali, tuttavia, pur utilizzando materie prime di assoluta eccellenza, presentano talune criticità. Tra i ristoranti della specie considerata ci si imbatte in esercizi un tempo già di indiscussa grandezza, avviati verso un inesorabile viale del tramonto, qualora non intervenga un vigoroso colpo di reni atto a rilanciarli, ovvero in nuove realtà, decisamente interessanti, per le quali, tuttavia, taluni difetti e discrasie ancora non consentono di attribuire loro la qualifica, tout-court, di eccellenti. 

Ebbene, il romano Riccioli Caffè (oyster wine bar, come si autodefinisce), di cui in questa circostanza parliamo, è indubbiamente un ristorante di servizio ma non corrisponde a quanto appena detto. Esso, infatti, è nato e opera esattamente com’era stato ideato – assai acutamente – una decina di anni fa: un ristorante, per certi versi perfetto, dove si mangia e si beve ottimamente, volendo in tempi decisamente rapidi e in un contesto disimpegnato. E’, cioè, un locale agile, un posto 'smart', certamente e volutamente di servizio, in quanto al servizio delle esigenze di una clientela casual, a cui è in grado di assicurare un’informalità comunque elegante, un’assistenza ai tavoli rapida e funzionale, una qualità indiscussa delle materie prime, delle perfette preparazioni dei piatti. D’altra parte, Riccioli altro non è che la versione dégagé e alquanto semplificata della più paludata e non lontana Rosetta, locale ormai storico della capitale – va per i cinquant’anni – ma sempre ottimo, ancorchè decisamente oneroso.

Riccioli Caffè è collocato nel cuore della Roma storica, a due passi dal Panteon, in posizione baricentrica tra Camera e Senato. Oltre alla saletta di ingresso, dove campeggia il bancone del bar, ai cui sgabelli è molto piacevole sostare, anche solo per un aperitivo, accompagnato da qualcuna delle sfiziosità proposte, si aprono altre due sale in successione e, alla sinistra, un richiestissimo – non da me – e capiente dehors, sempre affollato ed utilizzabile in tutte le stagioni, essendo coperto e munito di riscaldamento.

L’arredamento del ristorante è essenziale, connotato da divani blu notte appoggiati a pareti di tono grigio e da lampadari e strutture illuminanti alquanto alternative: va detto francamente che il tutto risultava spiritoso e innovativo allorquando fu concepito, ma, all’attualità, una rivisitazione e un aggiornamento degli ambienti sarebbe, a mio avviso, un’iniziativa da intraprendere. Assolutamente da mantenere invariata è, invece, la musica di sottofondo, sempre discreta nel volume ma gradevolmente insinuante, spesso caratterizzata da nostalgie anni ’60.

L’accoglienza, assai cortese, è assicurata dall’attenta Direttrice Cristiana, un architetto prestato alla ristorazione, che sapientemente coordina un servizio puntuale ed efficiente, nonostante una forte rotazione delle risorse umane di sala, fatta salva la presenza di consolidate "seniorità" professionali, tra le quali una simpatica cameriera di origine sarda "dai riccioli rossi", di notevole personalità, a cui si è aggiunto, da qualche tempo, un cameriere indiano, cortesissimo, dall’elegante turbante blu – curiosamente in perfetta sintonia cromatica con i già ricordati divani - noto per aver impeccabilmente operato, in passato, in altri locali della città.

La proposta gastronomica di Riccioli Caffè è quasi esclusivamente ittica, sebbene i carnivori irriducibili non corrano il rischio di rimanere digiuni. Il menù si connota, ottima qualità a parte, per non contemplare primi piatti (tutt’al più supplibili con un’insalata di riso), circostanza, questa, che accentua la possibilità di predisporre percorsi gastronomici secondo il gusto di ciascuno, modalità, che, personalmente, prediligo, superando, i tradizionali steccati tra antipasti e secondi piatti. Sono sempre di ottima qualità le ostriche e, quando disponibili, i ricci di mare. Risultano decisamente apprezzabili i crudi, dalle diverse tartare, di tonno e di ricciola innanzitutto, ai marinati, dai saporitissimi gamberi rossi agli scampi e alla seppia con agrumi e bottarga. Vario il panorama dei cotti, dipendenti dai branzini, ombrine, tonni, orate, pezzonie, dentici e merluzzi, tutti di paranza, che, di volta in volta, incappino nelle reti, preparati a regola d’arte, secondo i gusti e i desideri degli avventori. Sempre interessante e valida la selezione di formaggi e da non disattendere la proposta dei dolci e il plateau di frutta fresca.

Apprezzabile la cantina, con ricarichi ragionevoli, dove, tuttavia, da non bevitore né di vini bianchi né di bollicine, mi piacerebbe trovare qualche buona etichetta in più di rossi. Da segnalare, infine, la possibilità di asportazione di tutti i piatti proposti, ottimamente confezionati per un agevole trasferimento, senza pericolosi debordi durante il trasporto. I costi del locale sono medi, tendenti all’alto, con un positivo rapporto prezzo/qualità.

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