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Scandali da intercettazioni

Il “Telekom Gate” preoccupa le istituzioni tedesche

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Il “Telekom Gate” è ancora un insieme di congetture. Ma in Germania preoccupa (a ragione) le istituzioni, che temono per l’integrità di Corporate Deutschland.

Per l’opinione pubblica tedesca lo scandalo che si è sollevato intorno a Deutsche Telekom ha dello sbalorditivo.

Non solo e non tanto perché le accuse di intercettazioni abusive commissionate dal top management della società interessano nomi ben noti alla business community. Come quello di Klaus Zumwinkel, da poco al centro dell’inchiesta-shock sui conti nascosti in Liechtenstein da parte di evasori fiscali tedeschi: manager amatissimo dai propri compatrioti fino a poco fa, e ora coinvolto in alcuni casi che hanno scosso la coscienza dei tedeschi.

Ma soprattutto perché la vicenda Telekom ha messo a nudo l’interminabile sequela di colpi bassi che imprese e mass media da anni si vanno scambiando. Non pubblicamente, bensì sottotraccia, dietro ai riflettori dell’ufficialità. Ma con intensità vieppiù crescente.

Procediamo per ordine.

“Telekom-Gate” è il nomignolo affibbiato dalla stampa tedesca al caso, di cui per ora non è dato sapere granché. Gli elementi trapelati finora sono pochi, al momento ci sono il nome, che rievoca il “Water Gate” americano di nixoniana memoria e pochi altri dati alla spicciolata.

Come sempre in questi casi – chi non ricorda i Telecom Gate, quelli senza “k”,  di casa nostra? – si fa fatica a disporre di dati fattuali. Simmetricamente, commenti e opinioni non richieste si accatastano.

Il magistrato tedesco che si occupa del caso, Friedrich Apostel, porta sul petto i galloni di numerose battaglie combattute in difesa dell’integrità e della trasparenza: finanziamento ai partiti, scandali-doping, ecc ecc..

A occupare la sua scrivania, nelle prossime settimane, sarà anzitutto la rete di intercettazioni e operazioni di intelligence – dal 2000 al 2005 – commissionate dai vertici di Deutsche Telekom a carico di dipendenti della società e giornalisti in vista.

Operazioni “coperte”, di cui per ora sono note solo le giustificazioni addotte da qualche indagato. Nel dettaglio, si sarebbe trattato di rilievi resi necessari dall’infittirsi di indiscrezioni trapelate con frequenza crescente sulla stampa. Contromisure, dunque, per “pizzicare” le talpe che si annidavano nel management di Telekom, e i committenti – le principali testate giornalistiche tedesche – che di queste informazioni fruivano indebitamente.

Addentrarsi nella selva di nomi e circostanze squisitamente tedesche di cui verosimilmente si compone la vicenda è un esercizio improbo. Noi, su queste colonne, ne daremo conto nei giorni e nelle settimane a venire.

Per ora, tuttavia, preferiamo non tediarvi troppo con gli scaricabarile che – puntuali – ci sono già stati. E nemmeno con le iniziative dei sindacati, che approntano una maxi causa contro i manager Telekom.

Piuttosto, tra tante piume che svolazzano per aria, preferiamo segnalare i teoremi più lucidi e ragionevoli. Come quello dello Handelsblatt, forse il più autorevole quotidiano economico tedesco.

Una voce che, nell’edizione di venerdì scorso, non ha avuto difficoltà ad ammettere che, nella frenetica ricerca di informazioni fresche ed esclusive, i giornali ricorrono spesso a metodi opachi, talora a stratagemmi realmente scorretti.

Sennonché, sguinzagliare torme di 007 per spiare i propri dipendenti e un numero imprecisato di giornalisti è un rimedio più che scorretto: è illegale.

A farne le spese, per giunta, è l’autorevolezza stessa di “Corporate Deutschland”, che poggia sull’integrità dei propri campioni.

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