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Mani legate

Il teorema dei due prigionieri e quell’interminabile semestre bianco

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Partiamo da un dato di fatto: la squadra di comando che sta gestendo la crisi più difficile della nostra storia repubblicana è platealmente inadeguata, per l’imperizia della compagine governativa anche al di là di ogni valutazione politica. Si tratta di un assetto pensato in un’altra era e per un altro momento, non per una fase emergenziale e tantomeno per i tempi ancora più duri che sul fronte socio-economico dovremo affrontare. Tempi in vista dei quali, per intenderci, anche Paesi meno colpiti del nostro come la Francia si sono attrezzati con rilevanti sostituzioni in corso di partita.

Questa inadeguatezza, unita ad altrettanta sguaiatezza (vedi l’annuncio a mezzo stampa dell’intenzione di prolungare lo stato di emergenza), è ben chiara anche in ampi settori della stessa maggioranza. Per comprendere perché non si muova foglia, tuttavia, è necessario riavvolgere il nastro e fare un passo indietro.

Il governo Conte bis è nato a fine estate dello scorso anno perché eventuali elezioni anticipate, dopo la fine dell’esperienza giallo-verde, ai vincitori sarebbero fruttate il doppio: la maggioranza parlamentare e il futuro presidente della Repubblica. Il Quirinale è un traguardo che al centrodestra non è mai riuscito di centrare, e questo – anche per l’importanza che la presidenza della Repubblica ha assunto a livello sistemico in un quadro istituzionale sempre più instabile – è ciò che nel tempo ha consentito agli avversari di resistere anche nei momenti più difficili. Da qui, in nome della conservazione di tale posizione strategica, la scelta della sinistra di dar vita a un esecutivo nato sbilenco e con più di un peccato originale. In questa sede non è un giudizio di valore sui fatti dello scorso anno: probabilmente a parti invertite si sarebbe fatta la stessa cosa.

Il fatto è che, per le stesse ragioni per le quali nel settembre 2019 non ha potuto optare per le elezioni anticipate ancorché per motivi interni gli avrebbero fatto assai comodo, Nicola Zingaretti è sostanzialmente prigioniero di questa dinamica. Da una parte il Pd avverte sempre più chiaramente la difficoltà di governare con il Movimento 5 Stelle e il disagio di dover cedere su decisioni che nulla hanno a che fare con la sua storia e con la cultura di chi si professa riformista. Dall’altra non può permettersi di aprire una crisi, perché in tal caso rischierebbe di regalare con probabilità ancora maggiori la maggioranza presidenziale al centrodestra, concedendo oggi ciò che non ha voluto concedere un anno fa. Insomma, per il centrosinistra il lungo semestre bianco si aperto ad agosto dello scorso anno.

Al di là delle apparenze, non è meno complicata la situazione del centrodestra: da un lato certamente egemone dal punto di vista dei numeri e del consenso, dall’altro prigioniero a sua volta di questo vantaggio acquisito. Per non rischiarne nemmeno un millimetro non muove una foglia senza passare dalle elezioni ed è indisponibile a qualsiasi opzione che, in assenza del voto anticipato, possa liberare l’Italia dal Conte bis per affrontare la crisi economica con un esecutivo che sia davvero di emergenza nazionale.

Questo immobilismo produce all’interno della coalizione una sorta di reazione a catena: l’indisponibilità assoluta a qualsiasi governo di salute pubblica, posizione storica di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, diventa scelta obbligata per Matteo Salvini e la Lega che non possono rischiare di essere scavalcati aprendo laddove i diretti competitori chiudono, e quasi una scusa per Silvio Berlusconi che, come ha ribadito in una delle sue più recenti interviste, si fa scudo del diniego degli alleati per sfilarsi da possibili abbracci con i giallo-rossi.

Il risultato di questa doppia prigionia? E’ presto detto. Se la politica vive (anche) dell’interazione tra la legge della tattica e la legge dei numeri, ad oggi una metà campo (il centrodestra) sembra essere ostaggio dei soli numeri, l’altra (il centrosinistra) della sola tattica. E, per eterogenesi dei fini, finché non si verificherà un’apocalisse socio-economica nel Paese – che invece bisognerebbe provare ad anticipare e a evitare -, ad avvantaggiarsi di tutto questo sono un premier e un governo che ormai tutti vedono come fumo negli occhi. Il governo più inadeguato della storia recente, nel momento più buio della storia recente, tenuto in piedi da due prigionieri che lo detestano e dal teorema che li inchioda allo status quo.

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2 COMMENTS

  1. Come si usa dire tra gli habitué del Baccarà:

    … tra due Croci il Banco o Sbatte o si fa’ Soldato !!!

    Amen.
    Pro Sit.

    Jaba Daba Lux,
    Jaba Daba Lex,
    Jaba Daba Dux !!!

  2. Che aggiungere, su un governo, in cui la maggioranza dei parlamentari ce l’ha un MoVimento, che andrebbe “scorporato” nelle sue “componenti linguistiche”: Mo’ vi mento. Qundo ci si autodefinisce così, come si fa a dire la verità?

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