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Governo al capolinea

Il tramonto di Giuseppi

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Un inno alla presentabilità che non è bastato: Giuseppe Conte, tra qualche settimana, potrebbe dover fare i conti con un giudizio simile a questo. Il chiacchiericcio retroscenista che limita per sentenza politologica la durata di un governo, di solito, tende ad allungare la vita dello stesso esecutivo. È una regola non scritta del giornalismo: quando si vuole fare un piacere ad un politico, bisogna darlo per politicamente morto. Chiedere, per maggiori informazioni, a Silvio Berlusconi. Ecco perché dare Conte per spacciato non conviene ad un centrodestra che bene farebbe, invece, a pensare a riorganizzarsi come una vera coalizione. Il respiro giallorosso però rimane corto. Come abbiamo già avuto modo di far notare, i nodi stanno inesorabilmente venendo al pettine. L’escalation dopaminica da conferenza stampa da quarantena è finita. Non c’è spazio per un’ altra incursione senza risposte nelle case degli italiani. Della narrativa dei capelli tagliati in autonomia, caro Casalino, non frega più niente a nessuno. Ed è un mistero il perché quel messaggio abbia attecchito per un po’. Forse non avevamo davvero niente di meglio da fare. La scienza è stato un ammiraglio emergenziale perfetto, ma persino i virologi hanno abdicato: la scelta ora è tutta nelle mani del “decisore”, che deve disegnare l’affresco dell’Italia che verrà, con larghe percentuali di cittadini che hanno fatto una brutta caduta dalla scala sociale, ritrovandosi in condizioni che, quando dice bene, raccontano di una nuova precarietà, e che, quando dice male, certificano una “nuova povertà”.
Il MoVimento 5 Stelle, forse anche “grazie” al contismo, si è istituzionalizzato. Parlare con gli addetti al lavoro del Vaticano può essere un esercizio utile: dalle piazza dei “Vaffa” ai buoni uffici dei corridoi dei sacri palazzi il passo è breve. Per carità: tutto legittimo. Ma sono stati i grillini a dichiarare di aver incanalato la protesta sociale in un progetto parlamentare, evitando il peggio. Difficile che all’epoca questo discorso avesse qualche fondamento. Più facile esibire un’argomentazione così adesso, con la differenza che il “popolo in rivolta”, oggi, si ritrova senza cassa di risonanza democratica, e dunque si affida al primo generale Pappalardo che passa. Se i grillini sono diventati giallobianco papalini, le “sardine”, a loro volta, si sono “date”, come si direbbe a Roma. Forse la sfida della protesta sociale spaventa questi giovani senza visione d’insieme. Non ce la sentiamo di stigmatizzarli: si tratta di evitare di andare in guerra senza scarpe. Ma il timore che arrivi qualcosa di più estremo dei pentastellati e delle “sardine”, ahinoi, esiste. E sempre noi, nel senso di italiani, dovremmo affidarci a Giuseppi affinché la giustizia sociale trionfi sul serio, spegnendo i fuochi fatui e restituendo vitalità economica a chi ne ha diritto? Come facciamo ad affidarci ad un governo sfilacciato che ha retto anche perché un “cigno nero” è comparso sulla linea della storia?
Diciamolo pure serenamente: Renzi vorrebbe fare la “mossa del cavallo”, ma qualcosa, forse le percentuali dei sondaggi, gli impongono un niet. Renzi ha talmente tanta voglia di dare il benservito a Giuseppi che per esorcizzare la volontà, forse, ha addirittura scritto un libro a tema. Non sappiamo se sia andata davvero così, ma in talune circostanze è l’incoscio a guidare la penna sulla carta. Pure al Partito Democratico non andrebbe male un’opzione diversa da quella giallorossa. Dalle parti del Nazareno sono abituati a fare i conti con la realtà: Zingaretti o non Zingaretti, i piddini sanno che le responsabilità nei prossimi mesi non saranno poche. Perché si tratterà anche di accontentare e scontentare le parti sociali. Se la risalita post-renziana ha avuto un senso consensuale, una gestione post-pandemica rischia di far inabissare di nuovo le preferenze elettorali. E Conte, checché Bonaccini ne dica, può aver accarezzato i professionisti con qualche bonus, ma non sta ragionando in prospettiva: Giuseppi non ha un progetto sull’Italia dell’avvenire. Quella che i 172 miliardi del Recovery Fund potrebbero contribuire a realizzare. Ah no. Quel compito, quello visionario, spetterebbe a Colao, che da Londra, pare, immagina quello che il Belpaese è destinato a diventare. Una specie di direttore d’orchestra in streaming. Un capo-cantiere chiuso dentro l’appartamento del vicino.
Facciamo i seri: i segnali ci sono. A Giuseppi, dicono i sondaggi, gli italiani credono sempre meno. Per l’esattezza, la parabola discendente riguarda 6 punti percentuali. Le persone hanno ancora qualcosa in tasca. C’è chi ha risparmiato in precedenza, c’è chi sta usando le rendite familiari. Per farla corta: c’è chi se la cava. Ma non andrà sempre così. Il pre-esistente non è infinito. E tira pure aria di patrimoniale. Non ci facciamo mancare nulla da queste parti. Il MoVimento 5 Stelle può sbagliare il calcolo e, per approssimazione ed inesperienza, badare più al contingente, dunque meglio la poltrona oggi che una riduzione alla metà dei parlamentari domani. Ma Renzi e il Partito Democratico sanno a cosa stanno andando incontro. Condividere le scelte da fare con il resto del sistema partitico – sappiamo, cari piddini e renziani, che ne avete consapevolezza – servirebbe anche a distribuire l’effetto malcontento tra l’elettorato. Un centrodestra che non ragiona sull’opportunità si dovrebbe rendere disponibile ad un governo di ujnità nazionale per altre e ben più alte motivazioni. E così, in fin dei conti, già è. Prima di poter entrare in scena, però, bisogna che qualcuno dica a Giuseppi quello cui va incontro.  È tempo di “mossa del cavallo”. Sedersi al tavolo, conoscere il gesto fisico da fare, ma tergiversare, equivale in questo caso a condannare al caos non la singola scacchiera ma l’intero gioco degli scacchi, in quanto sovrastruttura istituzionale. Allungare la vita ad un governo destinato a fare i conti con un autunno talmente caldo che forse manco lo immaginiamo, significherebbe posizionarsi per la “mossa dello struzzo”. Mettere la testa sotto terra può servire a mimetizzarsi per qualche altro mese, ma poi? 
 
Qualcuno avverta Giuseppi prima che venga travolto da difficoltà che il suo governo non può gestire. Il nostro, se ci pensate. è banale altruismo. 
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