Il tribuno Grillo all’assalto dell’oligarchia nostrana

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Il tribuno Grillo all’assalto dell’oligarchia nostrana

20 Settembre 2007

Nell’antica Roma il potere dei tribuni della plebe si
esercitava attraverso l’auxilium e l’intercessio: il primo consisteva nell’aiuto
incondizionato di un plebeo contro la decisione di un console, ed è lungo
l’elenco degli inascoltati sul sito di Beppe Grillo che hanno usato la voce del
comico per farsi sentire contro soprusi e disservizi, mentre la seconda
permetteva al tribuno di potersi frapporre con il veto tra un plebeo ed i
littori, anche in questo caso il Grillo parlante si frappone non con un veto ma
con un “vaffa” tra partiti ed e-lettori.

Oggi come ieri i “plebei” saliti sull’Aventino
protestano perché inascoltati nei loro bisogni, quelli di un tempo, anche perché
sprovvisti di leggi e tutela legale. I tribunali erano costituiti tutti da
componenti dell’oligarchia senatoria e quasi sempre nelle sentenze questi
ultimi prevalevano in giudizio.

Al rogo al rogo grida Savonarola Grillo da dentro il
suo blog e addirittura dal palco della Festa dell’Unità, tuona contro i favori
de “La Casta” –
per citare l’inflazionato libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo – che
predica di pensioni maturate dopo due anni di legislatura, aerei che volano 37
ore per portare il potente di turno anche ad una festa, di sindaci di paesini
di 91 abitanti che guadagnano quanto quelli che guidano città da 249 mila. E
allora giù a colpire a colpi d’ascia verbale il colpibile, a mandare a quel
paese questa Italia a due velocità tra l’Eldorado e chi rasenta la fame con pensioni
minime e costi della vita “euroinsostenibili”.

Sempre nell’antica Roma, siamo intorno al 58 d C,
partito Cesare per la Gallia,
tale Publio Clodio si fece eleggere tribuno, appena nominato si adoperò per
l’approvazione di alcune leggi a favore dei più deboli, tra le quali una che
prevedeva la distribuzione di viveri  ai
cittadini più indigenti.

Clodio non usava un blog, ma alla stessa maniera
voleva organizzare le masse urbane in modo da potersi opporre all’egemonia degli
ottimati: all’epoca si chiamavano collegia
oggi sono i grillini. Con la sua struttura Clodio condizionò notevolmente le
sorti politiche di quegli anni, propose una legge che limitasse i poteri dei censori;
Grillo ne vuole una che vieta di candidarsi per più di due legislature. Clodio
minava la stabilità dell’aristocrazia senatoria; il comico ligure piccona la
base della democrazia stessa vale a dire i partiti che, nolenti e criticabili negli
uomini ma rispettabili nella molteplicità delle ideologie, incarnano comunque la
base rappresentativa di un Paese e dei suoi cittadini.

La tragica fine di Clodio per mano di Tito Annio
Milone che aspirava al consolato del 52 (contro la candidatura a pretore di
Clodio stesso) è rimasta tramandata in storiche pagine scritte da Cicerone (la
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