Il “trojan” che spia i cittadini tedeschi potrebbe non essere il solo in Europa
12 Ottobre 2011
Sta esplodendo in Germania una forte polemica sull’utilizzo da parte di alcuni stati federali, ma il perimetro pare destinato ad estendersi, di un software studiato per spiare i cittadini. La vicenda è finita sui giornali dopo la denuncia del Chaos Computer Club tedesco, un gruppo di abili hacker che ha messo in piazza esistenza e frequenti attivazioni di quello che viene ora definito " Bundestrojaner", una sorta di virus informatico appannaggio delle autorità – con il governo bavarese costretto ad ammettere per primo di averlo a disposizione – in grado di svelare nei minimi dettagli abitudini, peccati ,virtù e, scopo precipuo, prove di reato annidate nei pc degli ignari sorvegliati speciali.
Il tutto, fin troppo spesso, in modo surrettizio, saltando quindi la lunga trafila che normalmente contemplerebbe richieste ad organismi giudiziari. La stampa teutonica pone ora diversi interrogativi alla stessa cancelleria di Berlino: da quando questo sistema d’intrusione nella vita privata della gente è in funzione? Qualcuno lo ha autorizzato? Ne sono in possesso, come sembrerebbe dover essere, i servizi segreti nazionali? I tentativi di sminuire la portata della notizia portata alla luce da CCC, che di consueto, in quanto hacker, amano dilettarsi proprio con le incursioni corsare nelle faccende dell’ universo mondo, non hanno finora avuto alcun successo presso un’opinione pubblica alquanto allarmata.
Il problema che si pone, tra l’altro, non riguarda soltanto i cieli della Repubblica Federale governata dalla Merkel, ma l’intero Vecchio Continente, giusto per restare con la lente su questo lembo d’ Occidente. Recenti situazioni, anche clamorose, hanno notificato che alcune procure italiane non mancano di servirsi di mezzi non dissimili da quelli messi in funzione in Germania per agevolare il buon esito di famose inchieste, e vedremo se i risultati daran loro ragione o meno. Anche in tali ambiti viene da chiedere se una regolamentazione della materia non sia necessaria, onde evitare che persone estranee da imputazioni incorrano in patenti violazioni del diritto alla riservatezza.
Last but not least, ancora più timori generano soggetti che, al di fuori di ogni input delle forze dell’ ordine o degli 007, nei propri laboratori europei e italici sono forse già in possesso di strumenti tecnici in grado di penetrare varie forme di comunicazione. Occorrerebbe allora, ricordando per l’ennesima volta l’analisi della nostra Intelligence, dai tempi di Ramponi a De Gennaro, aumentare la vigilanza non solo contro i cybercriminali manifesti, ma pure nei confronti di quanti non resistono al vizietto d’ intrufolarsi senza alcun motivo legale nelle vicissitudini altrui.
