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La conferenza alla Lancaster House

Il vertice di Londra sull’Afghanistan ha fatto i conti senza l’oste (talebano)

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I rappresentanti di quasi settanta paesi si sono riuniti a Londra per discutere due temi di scottante attualità: la stabilizzazione dell’Afghanistan e la predisposizione di  aiuti in favore dello Yemen affinché riesca a combattere più efficacemente le cellule terroristiche affiliate ad Al Qaeda sul proprio territorio. L’Afghanistan è stato oggetto di una vera e propria conferenza che si è svolta alla Lancaster House, luogo storico per gli accordi internazionali. La conferenza si è aperta giovedì mattina e ha visto tra i partecipanti tutti i Paesi che contribuiscono alla missione Isaf, il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki Moon, e Mrs. Pesc la baronessa Ashton.

Da molti l'incontro viene considerato un’occasione importante per fare il punto della situazione e per rilanciare una strategia vincente che miri a lasciare sempre più autorità al governo Karzai e sempre meno alle forze internazionali. E’ su questo punto che i leader mondiali si sono confrontati, anche se la conferenza non si è aperta sotto i migliori auspici. Secondo alcuni analisti, il summit sarebbe stato fallimentare e ha prodotto solo dei risultati che erano nelle aspettative. Al tavolo, infatti, manca una componente essenziale della questione in agenda: i Talebani. Se le potenze occidentali sono molto restie a trattare con gli studenti coranici, il governo afghano ha suggerito di coinvolgere nelle trattative quella componente "moderata" dei Talebani che dal 2001 si è progressivamente staccata da Al Qaeda. Per questo motivo, lo stesso Karzai ha proposto all’Onu di rivedere la lista nera dei talebani, eliminando alcuni nomi che non sono sgraditi alle autorità afghane. L’accoglimento della richiesta di Karzai ha portato le Nazioni Unite a depennare dalla lista, che consta di 140 nomi, almeno cinque leader talebani.

In un'intervista rilasciata poco prima dell’apertura della conferenza alla Bbc, Hamid Karzai ha affermato di voler “riconciliare e reintegrare nella società civile i talebani che accetteranno la costituzione afghana”. Durante il suo intervento alla conferenza, il presidente afghano ha ribadito di voler invitare i talebani moderati a partecipare a dei colloqui nella Jirqa (l'assemblea degli anziani afghani) per a mettere in piedi una strategia comune atta a limitare l’azione delle frange terroristiche, nonostante un comunicato diffuso nella giornata di mercoledì dai talebani definisse la conferenza di Londra “inutile”. L'ipotesi sembra aver convinto anche Gordon Brown, che ha sostenuto la necessità “di indebolire i talebani” per attuare una strategia di transizione il più rapida possibile. Una data per il completo passaggio di consegne con le autorità afghane però ancora non c’è. Secondo Karzai, il suo Paese avrà bisogno per almeno altri cinque-dieci anni dell’apporto militare occidentale. Se si considerano anche i tempi di addestramento delle nuove forze armate afghane, questo limite potrebbe spostarsi in avanti impegnando per almeno altri 15 anni le forze della Coalizione.

L’ipotesi del coinvolgimento progressivo dei talebani moderati nella stabilizzazione del Paese trova una sponda anche gli Stati Uniti. In una intervista, Richard Holbrook, inviato di Obama per l’Afghanistan ed il Pakistan, si è detto convinto che questa possa essere la strategia giusta, poiché obiettivo principale della presenza militare è quello di “portare fuori dal campo di battaglia chi spara, in modo tale che non possa più uccidere”. La riconciliazione, in ogni caso, dipende da due impegni su cui non si può trattare: il ripudio totale di Al Qaeda e il riconoscimento dei diritti umani da parte dei Taliban, "che trattano le donne in modo inaccettabile". Holbrooke è convinto che “la maggioranza dei Taliban probabilmente non sostiene Al Qaeda, ma combatte per dissidi locali, per incomprensioni sul motivo della presenza delle nostre truppe nel loro Paese”.

Le divergenze tra chi ritiene di dover coinvolgere anche i talebani nelle trattative, tra cui il generale McChrystal, e coloro che sostengono di intensificare l’apporto economico-militare non sono molto profonde. Ad oggi, il progressivo coinvolgimento della componente moderata dei talebani in nuove trattative per la stabilizzazioni di aree particolarmente a rischio dell’Afghanistan, come quella del confine con il Pakistan, appare una soluzione praticabile e durevole, e capace di garantire un progressivo disimpegno delle forze armate Nato. Ma l’Afghanistan necessita di maggiori sforzi sotto il profilo della cooperazione allo sviluppo. Sforzi che la Conferenza di Londra ha cercato di coordinare e di avviare, senza però riuscire ad andare oltre. Cooperazione che non dovrà esaurirsi soltanto nel finanziamento del governo Karzai, ma dovrà essere molto più incisiva e comportare una riduzione della povertà nel Paese asiatico in un arco di tempo ragionevole.

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4 COMMENTS

  1. E’ di oggi la notizia che
    E’ di oggi la notizia che l’ONU ha segretamente trattato una tregua con i capi della Shura di Quetta (proprio quelli del Mullah Omar e di Bin Laden). E’ la prova di ciò che ho sempre sostenuto: sul terreno abbiamo perso, noi tecnologici, pieni di miliardi di dollari, armi futuristiche, sistemi radar e radio, visori notturni, elicotteri e aerei senza piloti, bombe intelligenti ecc…NOI ABBIAMO PERSO contro dei veri guerrieri, armati solo della propria volontà ed intelligenza, che senza il timore di morire( a differenza dei nostri ben pagati soldati)ci hanno fatto e ci stanno facendo un mazzo tanto. In afghanistan NON SI PASSA, lo dice la storia, e Bush di storia non ha mai saputo nulla. Ora dobbiamo chinare la testa, pagare tanti soldi e ammettere di aver perso, i vecchi e irriducibili Mujaheddin, con il loro fascino retrò, hanno dimostrato che VINCE CHI HA LA GENTE DALLA PROPRIA PARTE, e noi invasori non avremo mai la gente dalla nostra parte…

  2. Rompere il ghiaccio
    “L’accoglimento della richiesta di Karzai ha portato le Nazioni Unite a depennare dalla lista, che consta di 140 nomi, almeno cinque leader talebani.”
    Ovviamente è solo l’inizio. Vedremo quanto rapida sarà la progressione del depennamento.

  3. Anonimo: io non sono
    Anonimo: io non sono propriamente convinto si tratti di una sconfitta per noi occidentali. I talebani più estremisti non controllano tutto il territorio Afghano. Effettivamente controllano solo la zona est dell’Afghanistan, la zona del confine con il pachistan. Questo significa che la strategia militare ha funzionato, ma, inevitabilmente, non è stata perfetta anche per il mancato supporto delle autorità locali. Mancanza che non garantisce la possibilità di concentrare le risorse sulle aree di maggiore crisi. Ecco perché i 30.000 uomini in più chiesti da McChrystal, e la richiesta di trattare con i talebani. In quelle zone i talebani sono lo stato afghano. E’ logico voler trattare con loro appurata l’impossibilità da parte del governo Karzai di agire incisivamente. Per almeno altri 10-15 anni…

  4. Gentile autore, la
    Gentile autore, la suddivisione tra talebani moderati ed estremisti è una nostra invenzione, una scaltra manovra per cercare di seminare divisione dove questa divisione non si trova, almeno non così netta come vogliamo farla sembrare. Il fatto che i Talebani non controllino tutto il territorio (e vorrei anche vedere!)non vale la rivendicazione della nostra parziale vittoria. Il loro scopo attuale non può essere certo far fuori la macchina da guerra della Nato, ma almeno garantire la percezione che OVUNQUE siano in grado di colpire, cosa che hanno fatto persino nel cuore di una riunione della CIA. Dunque, una vittoria si valuta dal conseguimento degli obiettivi:quasi NOVE(9!!!) anni di guerra per prendere Bin Laden ed il Mullah Omar (obiettivo fallito), per sconfiggere Al Qaeda (obiettivo ancora lungi dall’esser conseguito), sradicare le basi del terrorismo (obiettivo non ancora conseguito), ridare speranza ai civili afghani (meglio lasciar perdere, il 2009 è stato l’anno con più vittime civili!), dare uno stato agli afghani (non sta a noi, certo, sta a loro, ma all’inizio eravamo partiti per impiantare la democrazia,ingenuamente), sottrarre potere logistico e politico ai talebani (parzialmente fallito, un terzo del paese è ancora nelle loro mani), liberare le donne dal burqa (vien da sorridere…ma…obiettivo fallito, ovunque si applica la dura versione estrema della sharia), stoppare il traffico di oppio (parzialmente fallito, lo scorso anno la vendita di eroina e oppio ha foraggiato la guerriglia come non mai), togliere supporto agli insorti (parzialmente fallito, la gente non ama certo noi invasori più dei talebani). Dunque, siamo messi da schifo su tutti i fronti, in rapporto ai costi economici ed umani, questa guerra è il più grande fiasco della storia della NATO. Hanno ragione i talebani quando dicono:”Voi avete gli orologi, noi abbiamo il TEMPO”. Già, noi il tempo lo abbiamo limitato, quindi l’impensabile si realizza, la suprema bestemmia diventa necessità, ci si siede, si parla con i talebani, si cerca la trattativa con i “terroristi”, ma occhio, non chiamiamoli più così, se si siedono ad un tavolo è perché son moderati, suvvia…

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