Il violino verticale
01 Aprile 2012
Se Fabrizio De Andrè l’avesse conosciuta le avrebbe dedicato un manifesto in musica. Un affresco "politico" dei suoi, specchio di quell’umanità che vuole "sporcarsi" con la vita.
Zuraika, la tzigana col violino (talvolta gli "stereotipi" sanno essere meritevoli di racconto) era nata per appartenere naturalmente a un film di Fellini o a un pezzo di Faber. Era una zingara con l’archetto che non aveva nulla della bohèmienne da metrò. Detestava chi sviliva la musica con la cantilena pietosa che segue l’esibizione nei vagoni, bicchiere in mano per racimolare qualche spicciolo "unto" di compassione. Per Zuraika l’accattonaggio offendeva il violino; era come se certificasse che gli zingari possano essere solo improvvisatori da rotaia. Granitica com’era pretendeva che le fosse riconosciuto – a ragione – il titolo di musicista autentica, forte di cultura, identità, disprezzo del pregiudizio.
Aveva riportato l’ethos gitano al piano zero (quello in cui la gente respira, e non fissa il pavimento stonata dalle cuffie di un i-pod), per strada e nei locali più in voga della città, convinta che le catacombe metropolitane fossero solo per i "venditori di piagnistei". Non pochi proprietari di pub e teatri off erano stati all’altezza della sua profondità umana, del suo cuore di balsa foderato di principi incrollabili: l’avevano accolta e valorizzata non curandosi di quanto "malviste" fossero le sue origini; avevano sposato la sua voglia di riscattare la cultura zingara dal cliché dei mariuoli che suonano e "fottono". Aveva messo da parte un po’ di soldi Zuraika, e questo le aveva consentito di regalare uno scampolo di prospettiva a qualcuno, senza porgere bicchieri in cerca di monete: dava lezioni di violino – e di fondamenti di dignità – alle ragazze gitane che voleva "costruire" libere e forti.
Era bella, molto, e anche dolcissima. Però non aveva gli occhi verdi "come il mare", tantomeno i capelli "nero pece". Ce li aveva pure, ma avrebbe infilato quell’archetto nel posto a cui state pensando del biografo che l’avesse ritratta con le "calde" immagini degli harmony.
Un uomo, non importa la sua provenienza (questa è cosa che interessa solo ai giornalisti da galera, di "destra" macellaia o di "sinistra" perbenista), l’ha ammazzata "perché l’amava troppo": era uno stronzo che doveva ricordare a sé stesso di essere "maschio" facendo sanguinare quotidianamente gli occhi della sua donna. "Roba" di sua proprietà.
E allora questa storia sia di incoraggiamento per i più "femministi" fra gli uomini, per coloro che amano le donne non soltanto quando sono in orizzontale. Sulla sepoltura di Zuraika c’è un archetto: è la croce senza un braccio di chi ha saputo vivere e pensare solo in verticale.
