Home News Il voto in Ucraina segna il tramonto della “Rivoluzione Arancione”

Yanukovich e la Tymoshenko al ballottaggio

Il voto in Ucraina segna il tramonto della “Rivoluzione Arancione”

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Sebbene l’esito finale sia fortemente incerto, già il primo turno delle elezioni presidenziali in Ucraina ha avviato un processo di trasformazione dell’intero sistema politico. E’ il tramonto della rivoluzione arancione, che fa svanire il sogno della modernizzazione occidentale dell’Ucraina. Ma l’alternativa è tutta da costruire. Il futuro dell’Ucraina resta ancora un rebus che il primo turno delle elezioni presidenziali non è riuscito a risolvere. Dai primi dati si conferma la previsione più diffusa: nessuno dei diciotto candidati presenti sulla scheda elettorale ha superato la maggioranza dei voti. Perciò il ballottaggio del prossimo 7 febbraio vedrà contrapposti l’attuale primo ministro Yulia Tymoshenko, finora seconda col 24,88% dei voti, e il leader del Partito delle Regioni Viktor Yanukovich, vincitore del primo turno con il 35,51% dei voti. Il disincanto popolare verso una classe politica giudicata corrotta e inefficace si è espresso nell’affluenza al voto, scesa al 67% rispetto al 75% delle ultime presidenziali del 2004. 

Il quadro generale è particolarmente complicato e conflittuale. Dalla scorsa estate presidente, parlamento e corte suprema hanno ingaggiato uno scontro istituzionale sulla riforma della disciplina elettorale in materia organizzativa e persino sulla data delle elezioni. Ha vinto il parlamento dopo essersi riunito in sessione straordinaria lo scorso il 21 agosto per rimuovere il veto presidenziale sulla riforma della legge elettorale. Ma il 20 ottobre la corte suprema ha dichiarato incostituzionali cinque articoli della riforma. L’aggiornamento e la verifica dei registri elettorali sono avvenuti in modo frammentario e ad alto rischio di interferenze partitiche, fomentando sospetti sulla regolarità del voto. Infatti erano sempre più diffusi gli appelli all’Ocse affinché rafforzasse il numero di osservatori ai seggi. Ma le polemiche hanno coinvolto anche la composizione degli osservatori, con Yanukovich che non vedeva di buon occhio il contingente della Georgia per via dell’intesa tra il presidente ucraino Viktor Yushchenko e quello georgiano Mikheil Saakashvili. La stessa Tymoshenko ha accusato il partito delle Regioni di aver infiltrato suoi esponenti nella Commissione Elettorale Centrale.

Anche politicamente i contendenti hanno impostato la campagna elettorale sul piano di un’aspra delegittimazione reciproca. Il presidente Yushchenko ha lasciato trapelare l’ipotesi di un accordo col suo rivale storico, Yanukovich – il quale potrebbe dunque pagare cara la sua battaglia per depotenziare il ruolo del presidente a favore di quello di primo ministro. Se sarà Yanukovich a vincere il ballottaggio, potrebbe essere l’attuale presidente a diventare il nuovo primo ministro. E’ un funambolico scambio di ruoli tra l’icona della rivoluzione arancione del 2004, Yushchenko, e il suo nemico numero filo-russo, Yanukovich. Questo patto sarebbe in funzione anti-Tymoshenko, che a sua volta rappresentava l’alter-ego femminile di Yushchenko ai tempi delle proteste di piazza contro la fraudolenta elezione di Yanukovich nel 2004. Oggi invece il premier ucraino, dopo aver tradito Yushchenko ed essersi appoggiata in parlamento al partito di Yanukovich, ha dichiarato guerra ad entrambi con un’aggressiva campagna elettorale a base di manifesti con il claim “Lei lavora. Sono gli altri a creare i problemi” – una campagna così dispendiosa da destare dubbi sul rispetto dei limiti di spesa. 

Eppure anche questo primo round elettorale ha riservato una sorpresa: il terzo candidato, col 13,02%, è l’ex governatore della banca centrale Sergei Tigipko, homo novus della scena politica, equidistante tanto dalla Tymoshenko quanto da Yanukovich. E’ anche il candidato più munifico, al punto da versare 11 milioni di dollari nella sua campagna presidenziale. Adesso incassa già un profitto, perché i suoi voti possono determinare la vittoria tra i due sfidanti. Infatti Yanukovich sembra aver già mobilitato il grosso del suo elettorato, concentrato nella regione di Donetsk e nella aree russofile di confine. Non gli resta che confidare nel 3% dei comunisti di Petro Symonenko. Da parte sua la Tymoshenko ha registrato un voto più diffuso geograficamente. Perciò può sia sollecitare la quota del suo elettorato che si è astenuta, sia rivolgere l’appello alle formazioni minori che avevano disertato il campo di Yushchenko. Ma soprattutto tra questi due grandi litiganti può essere il terzo che gode in parlamento quando si tratterà di eleggere il primo ministro con nuove elezioni anticipate, messe già in calendario per quest’anno. Chi invece conferma una sconfitta già scontata è il presidente Yushchenko, la cui popolarità nel solo 2009 è precipitata dal 52% ad un misero 3%. In un recente sondaggio, l’83% degli elettori ha promesso di non rivotarlo alle presidenziali. Il divorzio politico con la Tymoshenko e l’isolamento prima del suo movimento politico e poi della sua ambivalente politica estera filo-occidentale e della sua disastrosa politica economica hanno sancito la sua eclissi.

In questa situazione così hobbesiana, dove tutti fanno la guerra contro tutti, è l’Ucraina la vittima eccellente. La baraonda di queste elezioni presidenziali ha coperto il dramma della crisi economica e il fardello della bolletta energetica, che ha costretto Kjiv a svenarsi per pagare 305 dollari per mille metri cubi di gas russo nel primo trimestre 2010, rispetto ai 208 dell’ultimo trimestre dell’anno scorso. Ma uscire dalla crisi non è stato il pensiero dominante di questa campagna elettorale. La vera posta in palio è un nuovo equilibrio istituzionale tra forze politiche profondamente cambiate – è l’inizio di una specie di seconda repubblica, il cui colore non è più l’arancione.
 

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7 COMMENTS

  1. articolo più equilibrato del solito
    Finalmente anche qui la “russofobia” lascia un minimo di spazio al realismo. Purtroppo le condizioni drammatiche in cui versa oggi l’Ucraina è totale responsabilità della cosiddetta “rivoluzione arancione” e del signor Yushchenko, che ha tentato cocciutamente di trasformare un paese per milioni di motivi indissolubilmente legato alla Russia in un avamposto del più spudorato liberismo americano, secondo soltanto alla versione letteralmente criminale della Georgia di quel losco figuro chiamato Saakashvili. Yushchenko doveva sparire, doveva essere cancellato per sempre, per il bene dell’Ucraina. E infatti gli ucraini l’hanno spazzato via. Detto questo, inutile illudersi che la situazione possa cambiare più di tanto. Yanukovych è certamente il candidato più appropriato tra quelli in corsa per la presidenza, ma da qui a dire che possa essere lui a risolvere le magagne decennali della sfortunata Ucraina ce ne passa. Lo scenario più probabile è comunque una vittoria di Yuliya Tymoshenko, che per quanto mi riguarda ha il bruttissimo vizio di voler stare con il piede in due staffe. D’altra parte, se avesse perseverato nella politica “arancione” tout-court sarebbe stata certamente travolta dalla furia popolare come è accaduto a Yushchenko. In questo, la bella Yuliya dimostra di essere poco più che un’abile opportunsta. E’ chiaro che sarà lei a vincere il ballottaggio, dal momento che gli unici voti sicuri su cui può fare affidamento Yanukovych sono quelli dei comunisti di Symonenko. Purtroppo per gli ucraini, che secondo svariati sondaggi vorrebbero avere Vladimir Putin come presidente, la loro classe politica post-muro è troppo corrotta e troppo screditata per poter cambiare davvero qualcosa.

  2. Interessante il commento
    Perché queste previsioni? Sembrerebbe di capire che i votanti per i candidati minori ritorneranno a votare e voteranno tutti per la Tymoshenko, con eccezione per quel 3% che ha votato il comunista dichiarato. Non corrisponde, però all’esperienza comune, dove al ballottaggio la maggior parte degli elettori dei candidati esclusi non va nemmeno a votare. Il vero dilemma, a mio parere è quel 33% di voti che mancano, che al ballottagio potrebbero, in buona parte, essere riesumati, anche senza il loro consenso.

  3. La Rivoluzione Arancione, processo iniziato ed irreversibile
    Mi permetta di dissentire. A prescindere dal risultato del 7 febbraio, il muro ormai è stato abbattuto: nè Putin a braccetto con Yanukivick, nè le contraddizioni nello schieramento occidentale potranno più riportare l’Ucraina indietro. L’anima del paese ha preso coscienza ed è uscito dal torpore in cui si vorrebbe farlo ritornare: i dinosauri della ex URSS e gli oligarchi filorussi, con il sostegno di alcuni paesi “falchi” europei – Italia compresa, con Berlusconi 007 di Putin nella U.E.- ruffianamente succubi dell’energia russa, non potranno più chiudere la bocca (col veleno o i finti incidenti stradali di stampo kgbista)alla libertà di pensiero riconquistata.

  4. Era il 2004 e Putin cominciava a gettare la maschera…
    “NON POSSIAMO PERDERE L’UCRAINA”, diceva. E non si capisce perchè, secondo Mj23, l’influenza arrogante e invadente della Russia debba essere lecita e quella di (eventuali, qualora avessero avuto veramente peso) altri paesi no. Il problema è che la stanchezza di parte non trascurabile (anzi, tuttaltro) della popolazione verso l’ex URSS era ed è reale e non una invenzione degli Stati Uniti. Non so se Mg23 conosce questa Ucraina o si affida alla schiera giurassica filorussa o alla propaganda di sovietica memoria orchestrata da Putin.
    E’ vero, le lotte intestine tra Yushenko e Tymoshenko non hanno giocato a favore dei c.d. filo-europei, nel senso che poco è cambiato in un paese congelato, per 15 anni circa dopo l’indipendenza, da un altro dinosauro oligarca come Kuchma. Uscire da un isolamento ben cementato da Mosca non è cosa facile: in Italia, dopo 65 anni di Repubblica democratica, abbiamo ancora problemi di corruzione, mafia e di unità nazionale!

  5. senta Vince…
    Se la Russia incoraggiasse una rivoluzione in Messico al fine di installare un governo violentemente anti-americano, come crede che reagirebbero gli Stati Uniti? E se la stessa cosa si ripetesse anche in Canada? Quale sarebbe la reazione del “faro della libertà”? Dia un’occhiata ai confini della Russia, e troverà che pressochè ovunque gli Stati Uniti hanno installato al potere regimi provocatori e duramente ostili nei confronti di quello che, piaccia o no, rimane un paese con il quale è necessario e vitale dialogare. Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ucraina, Georgia, Kirghizistan. Praticamente un accerchiamento. E in più l’allargamento della NATO fin sotto il naso, dopo che fino a pochi anni prima sganciava bombe all’uranio sulla Serbia! Si immagini un attimo la situazione a parti invertite, con un Canada e un Messico provocatori e sfacciatamente ostili agli States, e magari membri presenti o futuri di un “Patto di Varsavia” del XXI secolo, e che magari si diverte a bombardare la Colombia… Crede che gli Stati Uniti sarebbero molto concilianti nei confronti della Russia? Crede che avrebbero reazioni più moderate di quelle russe? Anzi, in questo quadro, la Russia ha dimostrato di avere anche troppa pazienza! E fin qui ho analizzato solo il punto di vista russo. Adesso mettiamoci nei panni dell’interesse di questi paesi, nello specifico l’Ucraina. Le pare che l’interesse degli ucraini sia quello di avere un vicino estremamente più forte e potente che li guarda in cagnesco, oppure è forse quello di cercare un dialogo con l’importante vicino che possa portare vantaggi concreti ai cittadini comuni? Le pare che gli ucraini debbano aspirare a fare la fine della Georgia di Saakashvili, criminale pretoriano filo-americano che ha trascinato il suo paese in una schifosa guerra contro la Russia? E ancora, le pare che se il Messico e il Canada si prestassero a questo gioco a parti invertite, cioè per provocare l’America, ne trarrebbero vantaggi concreti i cittadini canadesi e messicani? La realtà è solo una: Yushchenko ha fallito ed è stato spazzato via come giustamente meritava. Egli è soltanto un ipocrita che si è riempito la bocca di baggianate sull’identità e sulla libertà, trasformando di fatto l’Ucraina da servo dell’Unione Sovietica a schiavo degli Stati Uniti. Non ha mai sentito parlare di “via di mezzo”? Ripeto, è estremamente improbabile che possa essere Yanukovych a risollevare le sorti dell’Ucraina, proprio perchè il male del paese nasce dalla corruzione genaralizzata di tutta la sua classe politica. Ma nulla può essere peggio di avere al potere un fantoccio che invece di tentare di creare relazioni di buon vicinato con la Russia, agisce solo per fare gli interessi delle élite economiche americane alla George Soros, infischiandosene bellamente del fatto che con questa politica il paese è sprofondato nella miseria, nella povertà e nella disperazione! Gli ucraini, esasperati, l’hanno capito e gli hanno sbattuto la porta in faccia come si meritava. Apra gli occhi finchè è in tempo. Saluti.

  6. La riunificazione di tutte
    La riunificazione di tutte le Russie.

    Putin aiuta la Tymosenko a diventare Presidente dell’Ucraina al 2010.

    Putin (ri)diventa presidente della Russia nel 2014 mentre la Tymosenko annacqua sempre più la polemica russofoba.

    Poi Putin e la Tymosenko si sposano: et voilà, l’unificazione delle Russie (il grosso almeno) è fatta. Proprio come succedeva una volta, perbacco, nella Vecchia Europa.

    Come faranno poi con Lukashenko in Bielorussia, non si sa. Forse però la nuova coppia, non più tanto giovane, una soluzione ce l’ha: ….adottarlo.

  7. La verità su Yanukovych
    Beh … anni passati presidente Yanukovich. Il popolo ucraino scioccato da quello che sta accadendo. La libertà di parola e la democrazia è in pericolo. Yanukovych è un dittatore reale. E ‘orribile.

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