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La contestata legge dell'Arizona

Immigrazione, Obama piace ai “latinos” ma spaventa i “wasp”

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Gli Stati Uniti d’America si preparano alle elezioni di medio termine sulla scorta di un durissimo scontro tra l’amministrazione centrale e lo stato dell’Arizona. Il pomo della discordia è la nuova legge sull’immigrazione dello stato sud occidentale che permette alle forze dell’ordine di arrestare i sospetti non in possesso dei necessari documenti. 

Nonostante la legge goda del 70% del consenso degli abitanti dell’Arizona, è ritenuta dall’amministrazione centrale in contrasto con i principi costituzionali e con il rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo, cardine della democrazia negli States. Ma una modifica della regolamentazione è assolutamente necessaria, come lo stesso presidente ha riconosciuto in un suo recente discorso. Tuttavia, la metodologia adottata dall’Arizona è considerata sbagliata dal governo federale, il quale ha avallato una serie di ricorsi per frenarne l’applicazione. Ed un primo effetto è già stato raggiunto.  Lo scorso giovedì, infatti, un giudice di Phoenix ha bloccato l’applicazione della legge ad un giorno dall’entrata in vigore. Probabilmente, la battaglia coinvolgerà anche la Corte Suprema dell’Arizona che sembra essere orientata verso una bocciatura parziale della legge.

Gli strali polemici che contornano questo provvedimento avranno sicuramente un effetto devastante sulle elezioni di medio termine del prossimo novembre. Tra la governatrice repubblicana e il presidente democratico non corre buon sangue e Obama rischia di perdere in Arizona, dove la popolazione ha accolto con favore la nuova legge. E se perdesse sarebbe un duro colpo per l’amministrazione. Per questo la contesa si sposta dal piano giuridico a quello prettamente politico, in un momento in cui bisogna profondere tutte le energie nella campagna elettorale e giocare tutte le carte a disposizione, compresa quella degli ispanici.

Per ribaltare i poco favorevoli sondaggi il Presidente ha messo in campo una dura azione di contrasto  alla governatrice Brewer. L’intenzione è di recuperare parte dell’elettorato ispanico dell’Arizona che percepisce come diretto contro la propria comunità il provvedimento. Un’azione da campagna elettorale che non è chiaro quali effetti possa avere. L’elettorato ispanico dell’Arizona non costituisce percentuali in grado di ribaltare i risultati dei sondaggi e per avere successo l’operazione di Obama dovrebbe intercettare  tutte le comunità ispaniche del sud degli Stati Uniti per assicurarsi una copertura in caso si perda in Arizona.

Il tentativo potrebbe avere anche un effetto contrario. Il presidente, riconoscendo nei suoi discorsi l’esigenza di una modifica dei regolamenti per porre un freno all’immigrazione dal Messico, è implicitamente d’accordo con i principi ispiratori della legge dell’Arizona che per quanto malfatta possa essere nasce da un problema reale. Il forte contrasto di Obama alla Brewer non fa che alimentare confusione nell’elettorato wasp (white-anglosaxon-protestant) che, almeno in Arizona, premierà i candidati repubblicani. A due anni dall’entrata in carica del presidente si può ragionevolmente supporre che abbia già sperperato gran parte del suo “capitale politico”. Di conseguenza, sarà sul problema dell’immigrazione che si giocherà la partita decisiva per le elezioni di medio termine. Magistratura a parte, non è ancora possibile stabilire chi ne uscirà vincitore, ma di sicuro Obama e i democratici non partono avvantaggiati. 

 

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