Home News Imparare la lezione e prepararsi a governare il Paese

L'analisi post voto

Imparare la lezione e prepararsi a governare il Paese

1
20

Sulla carta non è facile dar torto a Maurizio Belpietro quando afferma che la sinistra ha poco da esultare. Ed è difficile anche contraddire Vittorio Feltri quando dice che il Pd sembra aver vinto la guerra mondiale mentre si è solo ripreso – per la prima volta con il patema d’animo, aggiungo io – una regione da sempre rossa.

Stando ai dati, infatti, del bilancio elettorale delle regionali dell’ultimo periodo si potrebbe andar fieri: dopo aver strappato alla sinistra Abruzzo, Umbria, Piemonte, Basilicata, Sicilia, Sardegna, Molise, Friuli Venezia Giulia, provincia autonoma di Trento, il centrodestra ha conquistato anche la Calabria e ha lasciato agli avversari la sola Emilia Romagna, per la prima volta contendibile.

Se da due giorni assistiamo invece a una seduta di autocritica collettiva in stile “Ecce bombo”, come se ci trovassimo di fronte a una débâcle, non è solo colpa di un sistema mediatico tendenzialmente sfavorevole. E’, soprattutto, perché a un certo punto della partita la squadra sfidante si è messa a giocare a un altro gioco. Il capitano si è tolto la fascia, ha lasciato ai margini i compagni di spogliatoio e ha ingaggiato un match di wrestling. Ma le regole e il campo erano rimasti quelli del calcio, sicché il pubblico non ha capito, e il corpo a corpo si è concluso con una sconfitta.

Insomma, la personalizzazione dello scontro sul modello renziano dell’”uno contro tutti” da un lato ha messo in fuga dal centrodestra l’elettorato moderato e persino quello conservatore, rendendo impossibile una vittoria già difficile; dall’altro, ha impedito a Matteo Salvini di rivendicare una mezza vittoria invece che ammettere una mezza sconfitta.

Come spesso accade, anche stavolta la sinistra può gonfiare il petto non per meriti propri ma per errori altrui. E il risultato è che a due giorni dal voto ancora non è stato affrontato seriamente il tema di cosa sarà della navigazione di governo a fronte di una forza parlamentare di maggioranza relativa praticamente sparita dalle urne al punto da poter essere ribattezzata “Movimento Polvere di Stelle” e di una minoranza renziana che potrà sopravvivere solo intensificando il già fitto cannoneggiamento quotidiano.

La verità è che dalla partita calabro-emiliana l’esecutivo è uscito tutt’altro che rafforzato. D’altro canto, tuttavia, la prospettiva di una fine imminente della legislatura è stata allontanata dalla fissazione del referendum sul taglio dei parlamentari e dal suo esito pressoché scontato. Insomma, piaccia o no, abbiamo del tempo davanti. E il centrodestra, piuttosto che a rincorrere i fuochi d’artificio e improbabili spallate, farebbe bene a impiegarlo preparandosi a governare il Paese dopo tanto sfacelo. Qualcuno avrebbe commentato: “vasto programma!”.

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Non sono d’accordo con la sua anlisi del voto o meglio no del tutto. Vero che rispetto alle aspettative c’è stata la delusione da sconfitta. Tuttavia se si analizza a freddo secondo me sconfitta non è stata o perlomeno non nei termini in cui viene descritta. Erano amministrative, pur se sui generis, e alle amministrative il voto di opinione perde consistenza. Aver confermato un sonoro 32% è un successo. Vede lo scorso maggio in un altro fortino rossso, seppur su scala minore, la provincia di Siena, successe che in molti comuni alle europee il voto avesse premiato al lega come primo partito (una cosa inaudita fino ad allora per un partito senza alcuna struttura organizzativa in quelle zone) mentre i sindaci pd venivano rieletti anche con consensi fino al 70%. Per questo ribadisco che quel 32% è un successo. Dopo quei risultati in queste zone senesi la lega sta creando una rete organizzativa cosìcché il pd non dovrebbe coltivare troppe illusioni, come anche in ER .
    Quanto a Salvini, concordo sul giudizio che abbia fatto qualche errore, ma ha il grande merito di avere creato una vera alternativa al potere conservativo del pd. D’ora in poi dovrà organizzare ancora meglio una struttura collegiale sul modello di quanto ha già fatto con Bagnai e Borghi in campo economico. Non credo che il suo attivismo personale abbia respinto l’elettorato moderato e conservatore che come dimostra la crisi di FI in ER ha scelto ormai il PD. Non è un momento di ripeter l’esperinza belusconiana che lasciava gli altri a governare e specie i sinistri a governare le regioni. Non è il momento neppure di troppo moderatismo perchè il declino italico, che ha coinciso con l’entrata prima di Maastricht e poi nell’euro (magari sarà una coincidenza eh!), non permette più visioni e azioni alla camomnilla. Se il personalismo di Salvini dovrà in parte rientrare, noi semplici cittadini vorremmo che gli alleati, pur nel rispetto delle singole autonomie, aiutino la Lega e Salvini in maniera costruttiva e non concorrenziale o peggio. Abbiamo bisogno di un gruppo dirigente allargato che sappia controbattere anche le incrostazioni culturali e istituzionali di questa falsa sinistra conservatrice. Per questo dovete coltivare rapporti e spirito collaborativo. Oggi come oggi la Lega di Salvini, pur con i limiti e gli errori fatti, è il principale e unico strumento per controbattere le storture della UE ( e sono tante) per far recuperare dignità e sovranità all’Italia. Non possiamo aspettare troppi anni affinché si affermino parimenti altre forze in campo. La Meloni è brava, ma non potrà mai sostitursi alla Lega e a Salvini. Berlusconi, al di là di ogni giudizio sul merito ( e il mio non è lusinghiero dal 2011), non ha alcuna prospettiva futura. Noi cittadini che dovremmo fare se non appoggiare chi ha concrete possibilità di cambiare qualcosa?

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here