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Regioni sul piede di guerra contro la Manovra

Imprese più libere. Il Governo lavora a un ddl da discutere entro l’estate

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Mentre si fa sempre più aspro il confronto con le Regioni sulla manovra, il Governo lavora a un disegno di legge sulla libertà d’impresa da discutere in Consiglio dei ministri entro la metà di luglio.

Un provvedimento che nelle intenzioni del Premier sgancerà l’attività imprenditoriale dalle catene della burocrazia in maniera tale da dare nuova linfa alle imprese e ravvivare la crescita, le cui stime sono state riviste al rialzo da Confindustria (+1,6% del Pil per il 2011 dal +1,3% e +1,2% nel 2010 da +1,1%). L'economia italiana per Viale dell’Astronomia è quindi fuori dalla recessione, nonostante resti alto il peso del fisco, dell'evasione e della disoccupazione, attesa in aumento dopo 528mila i posti di lavoro già persi a fine 2009 in 2 anni di crisi.

Non è invece fuori dal tunnel delle polemiche (e delle possibili correzioni) la Manovra 2010-2011. All'indomani dell'incontro con il ministro dell'economia Giulio Tremonti, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha infatti annunciato l’intenzione dei governatori di firmare un accordo all’interno della Conferenza Stato-Regioni per restituire allo Stato le competenze previste dalla riforma Bassanini. Ovvero: trasporto pubblico locale, mercato del lavoro, polizia, incentivi alle imprese, protezione civile, demanio, energia, invalidi, opere pubbliche, agricoltura, viabilità e ambiente.

“Chiederemo la convocazione straordinaria della conferenza Stato-Regioni con al primo punto all'ordine del giorno: accordo tra Stato e Regioni per la restituzione delle competenze relative allo Stato, con l'impegno di mettere nella manovra le norme per riprendersi le competenze”. E poi: “Chiederemo un incontro al premier Berlusconi e ai presidenti di Camera e Senato per illustrare la nostra posizione”, ha anche aggiunto Errani, spiegando che il confronto serve per valutare le ricadute della manovra sui servizi a cittadini e imprese, dopo “informeremo il presidente della Repubblica”. Perché le Regioni salgono sulle barricate fingendo di non avere reale consapevolezza di quanto potrebbe accadere ai conti pubblici? Perché non accettano di tagliare bilanci e spese gravose (e sperperi di diverso genere e grado)? Semplicemente perché uscirebbero dalla logica clientelare che da sempre le caratterizza: dicendo sì a una nuova linea di condotta si vedrebbero bucata la sacca di privilegi attraverso cui lo Stato le ha coccolate in questi anni.

Così, il fronte del no alla Manovra (che farà calare il Pil dello 0,5% in tre anni) continua la guerra al Governo, il primo – vale la pena ricordarlo - ad aver deciso di cambiare le loro "abitudini". Ma la posizione di Tremonti, almeno per il momento, resta ferma. Il premier, intanto, dal sito Forzasilvio.it torna a ribadire come per ridare slancio all'economia sia necessario varare un robusto snellimento delle procedure burocratiche che complicano la vita degli imprenditori.

Un disegno di legge da discutere in Consiglio dei ministri entro la metà di luglio: è questo l'obiettivo di Berlusconi che in veste di ministro dello Sviluppo Economico ha annunciato di essere al lavoro su un provvedimento per la liberalizzazione delle imprese. Un progetto di cui il premier parla da diverso tempo, ma che ora inizia ad assumere connotati più precisi. Il provvedimento che, come dice lui stesso dice è stato “ribattezzato” da alcuni ministri “legge Berlusconi” è dunque in dirittura di arrivo anche se il capo del governo precisa di essere “disponibile a suggerimenti e indicazioni”.

Il presidente del consiglio parla di “rivoluzione di liberta” per mettere fine “a quella oppressione burocratica che insieme a quella fiscale e giudiziaria è presente in Italia. Siamo il Paese nel mondo - incalza ancora - con il più alto tasso di imprenditori, un tasso superiore tre volte alla media europea, ma siamo anche lo Stato in cui è più difficile fare impresa”. Di certo, nel corso di questi sessant'anni sono intervenute novità e sconvolgimenti profondi: rispetto al 1948 sono profondamente cambiati tutti gli elementi fondamentali dell’ambito nel quale la Costituzione economica è stata redatta. E’ anche per questo che Berlusconi torna a parlare di Costituzione e Articolo 41. Lo fa definendo nuovamente “visione catto-comunista” il quadro ideologico che ha ispirato la politica italiana “per cui chi si assume la responsabilità di prendere un'iniziativa in proprio e di fare l'imprenditore è un potenziale sfruttatore ed evasore e truffatore. Questa – ha aggiunto - è la visione che ha ispirato l'articolo 41 della Costituzione che noi vogliamo modificare”.

Con l'approvazione del disegno di legge, ha spiegato Berlusconi nel messaggio “basterà fare una comunicazione allo sportello unico del Comune. Questo – ha sottolineato - sostituisce la richiesta di permessi e licenze, che sono un linguaggio da Stato totalitario e padrone che concepisce i suoi cittadini come sudditi”. Tra le novità previste dal disegno di legge c'è poi uno stop “alla processione di autorità che fanno controlli in momenti diversi. Si deve passare – ha concluso - ad una verifica unica ex post con un'amministrazione capofila che entro un tempo stabilito, se ci sono difformità alle regole”.

A pesare sulle imprese c’è anche il fisco (51,4%) e a caratterizzare l’economia italiana c’è una forte evasione fiscale (124,5 miliardi). Per il Centro studi di Confindustria il solo gettito Iva evaso nel 2009 è di 35,5 miliardi (2,3% pil), e quello Irpef di 31,5 miliardi. Un fenomeno “di tali dimensioni che nell'eurozona ha eguali solo in Grecia e pesa come un macigno sulla crescita perché, a parità di obiettivi di incasso, determina aliquote molto più alte”, sottolineano gli economisti di viale dell'Astronomia. Indicando che se venisse sconfitta l'evasione si potrebbero ridurre tasse e contributi “migliorando nettamente la competitività delle imprese e il reddito delle famiglie”. Un obiettivo da porsi anche perché “le aliquote italiane sono molto elevate nel confronto internazionale, e la loro riduzione finanziata dal pieno recupero dell'evasione ristabilirebbe gli incentivi corretti e costituirebbe una opportunità unica nell'eurozona per rimettere il Paese su un sentiero di crescita sostenuta”.

Una mission che ha già dato i primi frutti se si considerano i risultati portati a segno sul fronte della lotta all’evasione fiscale e contributiva da Agenzia delle entrate e Inps, con la collaborazione della controllata Equitalia che si occupa della riscossione: nel 2009 sono rientrati nelle casse dell’Erario 9,1 miliardi, il 32% in più rispetto al 2008 (per quest’anno i tre soggetti istituzionali hanno fissato a 16,6 miliardi complessivi la quota da riscuotere nel 2010). Obiettivo: recuperare risorse che diano un contributo allo sviluppo e abbassino le tasse. Lo stesso che si propone la manovra.

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