In America i grandi giornali tramontano sotto la spinta di Internet
19 Marzo 2009
C’è un quinto dei posti di lavoro nei giornali degli stati Uniti che è scomparso dal 2001. Ci sono gli introiti pubblicitari che sono crollati del 23% in due anni. Ci sono grandi giornali come il Miami Herald, il Chicago Tribune, il Los Angeles Times o il San Francisco Chronicle che stanno sull’orlo della bancarotta. Ce ne sono altri come il Seattle Post-Intelligencer che hanno deciso di lasciar perdere la carta stampata per restare solo su Internet. C’è un colosso come il New York Times che dipende sempre di più dai capitali che ci sta pompando dentro il magnate messicano Carlos Slim Helú. E c’è almeno il 27 per cento dei lettori di giornali che nel corso del
In effetti, l’allarme sulla crisi dei giornali rimbalza anche nel vecchio mondo. Dalla Spagna, coi problemi del País, alla stessa Italia. Ma in Francia, ad esempio, sembra che invece il 2008 sia stato un anno d’oro per la stampa locale, e semmai sono i periodici un po’ in affanno. È vero che
Ma, appunto, quelli sono problemi di natura, diciamo così, pre-tecnologica e pre-economica. Secondo Gillin, questo è un momento di evoluzione della professione, al termine della quale resteranno solo pochi grandi giornali nazionali, e molti siti on line. Il problema diventa però quello di rendere il giornalismo in rete economicamente sostenibile: un obiettivo in vista del quale non ritiene realistico lo strumento della vendita di contenuti su Internet, stile Wall Street Journal. Invece, potrebbe essere per lui più funzionale la lezione dei micro pagamenti che sta venendo dalla più recente industria discografica. Mentre tra i giornalisti si affermeranno sempre di più i free lance il grado di vendere la propria “merce” a una pluralità di clienti. Lo studio del Pew suggerisce invece il modello che già assicura la metà delle entrate della tv via cavo: cioè, includere la vendita di notizie nel pagamento degli abbonamenti a Internet. Oppure il modello Amazon: informazioni, più possibilità di comprare prodotti. Insomma, dai gadget col giornale ai gadget col sito. Terza idea: prodotti di nicchia sottoscrivibili da una clientela professionalmente interessata. Quarta: accordarsi con Google per farsi pagare i contenuti che il motore di ricerca mette in circolazione.
