Stop Aborto

In Australia vogliono depenalizzare l’aborto e i pro life scendono in piazza

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Si sarebbe dovuto votare il 20 agosto scorso in Australia, nello Stato del Nuovo Galles del Sud, il disegno di legge di depenalizzazione dell’aborto con l’ultimo passaggio alla Camera Alta. E invece il voto previsto, grazie a una fortissima ed efficace campagna da parte degli oppositori al progetto di legge, è slittato al 17 settembre, come confermato dal quotidiano The Guardian Australia.

Dopo la notizia dello slittamento del voto migliaia di manifestanti si sono riversati fuori dal Parlamento del Nuovo Galles del Sud per continuare a esprimere la propria contrarietà a questo disegno di legge che non solo depenalizza l’aborto, ma che non vieta espressamente l’aborto selettivo basato sul sesso. In Australia infatti, come riportano gli studi condotti dall’Università La Trobe di Melbourne, gli aborti basati sul sesso sono purtroppo praticati all’interno di comunità asiatiche, in particolari cinesi e indiane.

Anche nella città di Sydney una folla di migliaia di persone si è radunata nella piazza Martin Place per manifestare il proprio accorato dissenso, brandendo cartelli con scritte “Amali entrambi”, “Scegli la vita”,“Per la vita, per le donne, per i figli”, insieme a parlamentari ed esponenti religiosi di varie fedi, tra cui gli arcivescovi cattolici e ortodossi di Sydney.

Secondo quanto riportato dal giornale The Guardian Australia, il disegno di legge sulla depenalizzazione dell’aborto ha causato una spaccatura all’interno del partito liberale, contrapponendo da una parte moderati tra cui il Premier Berejiklian, il ministro della salute Brad Hazzard e il ministro dei trasporti Andrew Constance e dall’altra il ministro della polizia David Elliott e il ministro dell’antiterrorismo Anthony Roberts.

Anche il parlamentare liberale Matthew Mason-Cox dichiara alla stampa di riconoscere che il disegno di legge sulla depenalizzazione dell’aborto sta effettivamente minando l’agenda del governo e la capacità di proseguire negli impegni previsti a causa della forte opposizione dei conservatori.

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