In fondo è meglio che l’Europa non abbia un Fondo Comune contro la crisi
13 Ottobre 2008
Prima i governi dei principali industriali (G7) e poi quelli dei 15 paesi dell’eurozona hanno concordato un pacchetto di misure preventive di intervento per rassicurare i mercati e scongiurare motivi di panico. Il pacchetto ricalca grosso modo l’insieme di misure tempestivamente adottate dal Governo Italiano lo scorso 9 ottobre, il che deve costituire un legittimo motivo di soddisfazione per la capacità di pronta reazione dei nostri governanti di fronte all’incalzare della crisi.
Analogamente a quanto approvato in Italia è prevista la possibilità che lo stato intervenga per ricapitalizzare le banche che incontrino difficoltà nel reperire capitali freschi sul mercato; tali interventi, come correttamente previsto nel piano italiano, saranno disponibili a richiesta e per qualunque banca il cui fallimento costituisca un rischio sistemico, a differenza della proposta avanzata per primo dall’inglese Gordon Brown che indicava preventivamente un elenco di banche beneficiarie. In questa maniera si evita di imporre la presenza dello stato nel capitale delle banche e si limitano le distorsioni concorrenziali che si avrebbero se fossero prescelte solo alcune banche.
Rispetto alle misure varate dall’Italia la scatola degli attrezzi si arricchisce anche della possibilità che lo stato garantisca le emissioni di titoli bancari e la sospensione del principio contabile che vuole gli attivi di bilancio valutati al valore di mercato.
L’aspetto più rilevante del pacchetto è il fatto che la sua applicazione è demandata ai singoli paesi, non ad un organismo comunitario. Pur richiamandosi ai principi della solidarietà europea, il Presiente Sarkozy, nel presentare l’iniziativa da lui definita storica, ha riconosciuto le diversità istituzionali e economiche tra i paesi dell’area, da cui deriva l’esigenza che i singoli paesi mettano a punto gli interventi a livello nazionale. Cade quindi l’ipotesi di mettere in comune in un fondo europeo le risorse per gestire gli interventi di ricapitalizzazione, anche per l’opposizione del governo tedesco.
